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5 cover di Sanremo 2016 che mi sono piaciute, e perché

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Non è la prima volta che la serata dedicata alle cover risulta essere una delle migliori nelle tante edizioni di Sanremo che ho seguito. E non è un gran complimento alla qualità dei brani inediti che vengono presentati all’Ariston. In particolare quest’anno, dove la qualità generale è veramente mediocre (personalmente mi sono piaciuti molto i pezzi di Enrico Ruggeri e gli Stadio, abbastanza quelli di Francesca Michielin e i Bluvertigo e quasi per niente gli altri), la serata dedicata alle cover è stata particolarmente interessante. Senza dare voti, ho messo insieme le 5 migliori che ho visto e sentito in occasione della 66esima edizione del Festival della Canzone Italiana.

STADIO, La sera dei miracoli (Lucio Dalla)
Quanto si parla di musica, ci vogliono i musicisti. Quando si parla di arte, ci vogliono gli artisti. Parole che spesso sono usate a sproposito. Non certo quando le si accostano agli Stadio, tanto meno a Lucio Dalla, uno dei più importanti musicisti e artisti che questo Paese abbia avuto la fortuna di avere. La cover di La sera dei miracoli non è solo un magistrale pezzo di musica, è anche e soprattutto un omaggio profondamente onesto di un grande come Gaetano Curreri a un grandissimo come Dalla. Applausi per tutti.

NOEMI, Dedicato (Loredana Bertè)
Il pezzo l’abbiamo conosciuto con la voce della Bertè, ma la firma è di Ivano Fossati. Siamo di nuovo nel campo dei grandissimi e Noemi è stata brava a metterci solo quello che di migliore ha in repertorio: una voce carica di passione e un temperamento rock che purtroppo nessuno, fin qui, ha mai saputo valorizzare nel corso della sua carriera. Non è un caso se la rossa cantante romana sia andata molto meglio con la cover che col suo pezzo. A Ivano sarà piaciuta moltissimo, a Loredana (forse) pure.

BLUVERTIGO, La lontananza (Domenico Mudugno)
Morgan è appassionato dei grandi della canzone italiana come Tenco e, appunto, Modugno. Per interpretare La lontananza ha persino recuperato un po’ di voce, e sarebbe interessante capire come e perché ce l’abbia fatta. Al di là della sua performance, la cover è ben riuscita per l’arrangiamento musicale. E il fatto che una band come i Bluvertigo sia credibile nell’interpretare un pezzo del 1970 di Modugno aggiunge un pezzo a quello che dicevo prima: se i musicisti sono tali e in più sono anche artisti, la musica diventa universale.

FRANCESCA MICHIELIN, Il mio canto libero (Lucio Battisti)
Quando sento cantare Francesca mi viene voglia di abbracciarla. Probabilmente è l’integrità della sua voce a provocarmi un certo tipo di emozione. Poi passano i secondi ed è la sua bravura a emergere. Confrontarsi con Battisti è difficilissimo, ma la Michielin non ha lasciato nemmeno per un secondo che le nostre orecchie ricordassero la versione originale di un brano enorme, cantando con una naturalezza rara. Arrangiamento epico bellissimo, che Lucio avrebbe apprezzato.

CLEMENTINO, Don Raffae (Fabrizio De Andrè)
Sinceramente non me l’aspettavo. Non tanto per il pezzo, ché Faber col suo modo di raccontare le cose di strada e degli uomini è più vicino al rap di quanto si possa pensare. Sono le sue capacità di interpretazione e ad avermi stupito. La dimestichezza con il dialetto campano l’avrà anche aiutato, ma è stata la sua credibilità artistica a emergere. Clementino si è giocato tutto scommettendo su se stesso, visto che l’arrangiamento era pensato per mantenere la cover fedele alla versione originale di De Andrè. Ha rischiato grosso, ma ha fatto il pieno di applausi. Meritatissimi.

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