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Aumentiamo le tasse

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Ho come l’impressione che ai giornalisti di cronaca e politica a volte piaccia seminare un po’ il panico, per poi correggere il tiro o farsi smentire ed alimentare così una polemica inutile, data dalla grande confusione che gira attorno all’argomento, generata a sua volta dalla cattiva informazione; ed ecco che si ricomincia da capo.

Forse per distrarre da altri fatti ben più gravi, di cui si dice poco o nulla. E sia chiaro che non sono per le teorie complottiste io. Però credo che ci siano delle lobby molto potenti che riescono se non altro ad influenzare le notizie, per mettere l’opinione pubblica contro il soggetto sbagliato. Di solito quello più debole. Il mio argomento di interesse è l’equo compenso per la copia privata. Argomento in cui regna molta confusione a causa della cattiva informazione.

Sulla questione mi trovo perfettamente in linea col pensiero di Gino Paoli, incredibile cantautore, nonché presidente della SIAE: il compenso che i produttori di smartphone e tablet devono riconoscere agli autori ed editori, per avere la possibilità di immagazzinare musica nel proprio apparecchio, va aumentato. Lo smartphone è stato inventato anche per archiviare file musicali, derivando questa caratteristica da modelli di cellulare precedenti, nonché dal celeberrimo iPod. Il compenso di cui parliamo, in Italia, è ridicolmente basso (in proporzione a quello che costa uno smartphone) e non in linea col resto d’Europa. E qui inizia la prima disinformazione: non stanno cercando di applicare una tassa sui telefonini! Si sta solo chiedendo di aumentare una percentuale che già c’è, anche in virtù del fatto che oggi non esistono solo i digital store di musica, ma anche i siti di streaming musicale, e questi servizi ai possessori di smartphone piace molto.

Parlare di tasse agli Italiani oggi è come dare una manata sulla schiena a qualcuno bruciato dal sole: urla come un dannato. Peccato che in questo caso non abbiamo capito chi ci sta colpendo e urliamo contro il soggetto sbagliato: la Siae. Mentre dall’altra parte c’è qualcuno che si sta arricchendo alla faccia della musica, e di tutti noi.

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