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Bruce Springsteen pubblica il box di The River, ma non è solo un cofanetto per fan

Bruce Springsteen The River cofanetto

«Avevamo voglia di trasmettere l’energia dei live». È sufficiente questa frase per spiegare il senso di un progetto lungo 35 anni. O forse di una cifra stilistica che chiunque lo abbia visto almeno una volta dal vivo non potrebbe fare a meno di associare a Bruce Springsteen. E quello cui il rocker si riferisce è nello specifico un album. Il suo quinto in studio. Quel The River che segnò per la prima volta una concessione dell’artista a suoni meno cupi e meno rock per lasciarsi andare a influenze che aveva sempre avuto, ma che su album non erano mai state troppo evidenti, dal rockabilly all’r’n’b. Fino al quasi pop di Hungry Heart (un giorno Bruce alzò il telefono e dall’altra parte della cornetta c’era John Lennon per complimentarsi, dicendo che una canzone del genere non la sentiva dai tempi dei Beatles). Il tutto però sotto la matrice di un sound volutamente live. Quella frase Springsteen la dice nel documentario The Ties That Bind, splendido fulcro del cofanetto celebrativo di uno dei doppi Lp più importanti nella storia del rock.

35 anni, si diceva. Tanti ne sono trascorsi da quel 1980, anno di uscita di The River. E quello che accadde allora si può riscoprire oggi grazie a un cofanetto che non è solo celebrativo, ma sarebbe meglio definire antologico. Come del resto i due precedenti dedicati a Born to Run e Darkness on the Edge of Town. Di solito si pensa siano questi prodotti confezionati per i fan, come una sorta di versione deluxe dell’album con un paio di inediti per indorare la pillola e convincere all’acquisto. La realtà è che Springsteen sa bene come si è cementato il rapporto con il suo pubblico negli anni e di non potere dare alle stampe qualcosa del genere. O meglio, potrebbe anche farlo, ma non sarebbe Bruce. Ecco perché The River: The Ties That Bind non è solo un cofanetto celebrativo. E non è rivolto solo ai fan. Certamente chi conosce bene l’opera di Springsteen può trarre grande godimento dal documentario, dal disco singolo The River (in origine non doveva essere un album doppio, e nel cofanetto viene riproposta la prima versione mai pubblicata), dalla registrazione del live e dai due dischi di inediti che ai tempi non furono inclusi nel quinto lavoro di Springsteen (ma alcuni dei quali trovarono grande fortuna come b-side o in Tracks).

Partiamo dal documentario: la sensazione personale, da grande fan e discreto conoscitore dell’universo springsteeniano, è che nonostante The Ties That Bind arrivi dopo i due precedenti dedicati a BtR e DotEoT non si limiti a replicarli. Probabilmente perché mentre con il primo bisognava raccontare la nascita di un mito (BtR) e con il secondo l’esplosione definitiva dopo un periodo difficile, fatto anche di cause legali (DotEoT), il documentario su The River si può concentrare in modo più libero sull’aspetto puramente artistico dell’album. E proprio per questo è tanto importante la frase sul volere trasmettere anche su album l’impatto live di Bruce e della E Street Band (basti pensare all’incisione originale di Sherry Darling).

L’album singolo The River è invece, effettivamente, più una chicca da fan, ma è il doppio disco con gli inediti che torna a essere qualcosa di speciale. Di solito si sarebbe portati a pensare che se in 35 anni non siano uscite quelle canzoni il motivo sia legato alla loro qualità non sufficiente per pareggiare quella delle ‘prescelte’. Niente di più lontano dalla realtà con Bruce, se si pensa che alcuni dei brani più belli della sua carriera non hanno mai visto una pubblicazione ufficiale prima dell’uscita di Tracks o dei due cofanetti precedenti. Basti pensare a Because The Night, Murder Incorporated (che a dire il vero fu incluso già nel Greatest Hits), Brothers Under the Bridges, Roulette, The Promise e molte altre. Chiude il cofanetto il video di un concerto del 1980, secondo molti la miglior tournée di sempre di Sprignsteen.

La realtà è che The River è un album molto celebrato, ma che non molti conoscono a fondo. A parte la title-track, la già citata Hungry Heart e (forse) Out in the Street, che spesso Bruce ha proposto nei concerti italiani, pochi tra i non fan saprebbero canticchiare Ramrod, Sherry DarlingThe Ties That Bind, You Can Look, Drive All Night, Wreck On The Highway, Point Blank, Cadillac Ranch, Stolen Car e altri tra gli splendidi brani di questo disco. Il cofanetto è dunque la giusta occasione per riscoprire un album giustamente celebrato, ma troppo spesso per sentito dire. «Una storia è solo una storia, non è la vera vita», racconta Bruce. «E io non volevo chiudermi in un mondo artistico di immaginazione, volevo che nelle mie canzoni, in questo album, ci fosse la vera vita».

cofanetto Bruce Springsteen The Ties That Bind

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