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Virgin 40 (Anarchy In The Uk)

Compleanno Virgin

Quando leggerete queste righe, probabilmente il vostro eroe preferito non avrà ancora smaltito i postumi del megaparty a cui ha partecipato la sera prima di scrivere il pezzo. Una festa che ha celebrato i fasti di un’entità che, nel bene o nel male, e più di ogni altra in ambito musicale, ha rappresentato gran parte della sottocultura musicale degli ultimi 40 anni: la Virgin Records di Richard Branson.

Dopo tutto questo tempo, non ho ancora capito una cosa: Richard ci fa o ci è? Probabilmente, entrambe le opzioni. In ogni caso è incredibile, quasi assurdo pensandoci oggi, che una persona abbia creato un impero iniziando con le canzonette pop, o ancora meglio con un disco che era fuorissimo, un capolavoro di quello che io definisco “putrid progressive” (Tubular Bells di Mike Oldfield). Impero che poi si è esteso fino a banche, linee aeree, media e altro ancora… Di questi tempi con una casa discografica al massimo ci compri un monolocale.

Eccomi quindi, col V8 rombante, a vedere la mostra incredibile alla Victoria House, reduce da un concerto al fulmicotone di Johnny Rotten, sempre più incazzoso, con i suoi PIL. Anche Johnny è incredibile! Pensandoci bene, la Virgin ha preferito ricordare i suoi primi 40 anni con il fuckin’ Rotten, che ha venduto un infinità di dischi in meno del gruppo con il quale Branson si è costruito l’impero, e cioè le Spice Girls. Questo mi fa riflettere sui fottuti albioni… Fanno i soldi in un modo ma si fanno rappresentare in un altro, che ha più qualità (o meglio, nel caso di Rotten, non-qualità). Questa è vera aristocrazia anarcoide e, se vogliamo, pura meritocrazia. Mica come la robaccia italiana. Quella roba da Democrazia, roba da Repubblica…

 

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