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Furbi questi Daft Punk

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Più di uno scriba, nelle ultime settimane, ha analizzato la strategia di comunicazione con cui i Daft Punk hanno lanciato il loro ultimo album, Random Access Memories. Tutti, compreso il sottoscritto, concordano sul fatto che i francesi siano stati molto furbi, oltre che molto bravi. Sostanzialmente, invece di inseguire la Rete hanno fatto in modo che la Rete inseguisse loro. Non è un controsenso, è il modo più efficace di comunicare su Internet.

Come ha perfettamente ricostruito Michele Boroni su Rivista Studio, all’inizio di aprile Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter – immagino consigliati da qualcuno – hanno acquistato spazi pubblicitari, a distanza di 15 giorni, all’interno di Saturday Night Live (una delle più popolari trasmissioni televisive USA) per diffondere i primi estratti di Get Lucky. Poi, hanno esposto la propria immagine su un cartellone pubblicitario posizionato sulla strada che da Los Angeles porta a Indio, California, nei giorni in cui decine di migliaia di persone la stavano percorrendo per andare al Coachella, uno dei più importanti festival del mondo. E proprio lì, sui megaschermi del palco principale, hanno trasmesso un video di 90 secondi con un pezzo della clip di Get Lucky. Da quel momento in poi, la palla è passata al pubblico. Centinaia di remix e re-edit hanno invaso la Rete –tutti si spacciavano per “quello vero”, nel senso del pezzo intero – e con un numero ancora maggiore di tweet e post, i video teaser di cui sopra sono stati pubblicati sui social network via YouTube. Innescata l’arma di condivisione di massa, il gioco era fatto. Strumenti offline per attivare la comunicazione online. Perfetto.

Ci sono fatti concreti che decretano il successo della strategia dei Duft Punk. Random Access Memories è andato al numero uno in classifica praticamente ovunque, Italia compresa, e ha venduto oltre mezzo milione di copie in una settimana tra USA e Inghilterra. Get Lucky – hit perfetta – era un tormentone ancora prima di essere trasmesso dalle radio ed è stato il pezzo più ascoltato su Spotify nel giorno del lancio (8 milioni di volte).

Credo sia naturale chiedersi quanto la strategia di comunicazione abbia influenzato questi numeri. Luca De Gennaro ha scritto sul sito di MTV che Random Access Memories è «uno dei pochissimi casi di musica oggettivamente bella. Non riesco a immaginarmi una sola persona al mondo che possa dire “l’album dei Daft Punk è brutto”. Non esistono proprio gli elementi per poterlo sostenere». Sono d’accordo, anche se penso che non sia un capolavoro, ma un buon album, fatto da buoni artisti capaci di imparare bene la lezione dei grandi artisti che sono venuti prima di loro. In ogni caso, il punto è un altro. Luca scrive che «puoi essere un genio del marketing ma se la musica è brutta non ce la farai comunque, e la musica dell’album R.A.M. è la vera forza dei Daft Punk». Ecco, su questo sono d’accordo un po’ meno.

Una canzone, un album, l’artista stesso, sono anche e soprattutto dei prodotti da vendere. E tutti i prodotti traggono benefici commerciali da buone strategie di comunicazione. Lezione #1 di ogni corso di marketing che si rispetti, vale anche per i prodotti scadenti. Prendiamo un caso facile facile: PSY. Ha numeri da record, eppure chi può definirlo un grande artista, chi può dire che il suo prodotto sia di qualità? Io, francamente non me la sento. Il punto è che dobbiamo accettare che il marketing influenzi le valutazioni e comportamenti anche in campo musicale come per ogni altro aspetto della nostra vita, dal detersivo allo smartphone. Dobbiamo accettare che persino un bel disco come Random Access Memories ci sembri un po’ più bello di quanto in realtà sia per colpa (o merito, dipende) di una perfetta comunicazione integrata, come direbbe un esperto. Specialmente nell’era dei social network, perché è il nostro amico a indossare i panni del “venditore”, a convincerci che quel prodotto funziona. E del nostro amico ci fidiamo più che di un venditore estraneo.

Esiste un solo modo per valutare oggettivamente la qualità di un artista, di un album, di una canzone. Vedere l’effetto che fa del vivo, senza strategie di marketing e altri trucchi. Artista e pubblico, faccia a faccia. Il palco non mente.

@DanieleSalomone

(tratto dal numero di giugno di Onstage Magazine)

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