Blog

Drammi ai Grammy

Grammy 2014

Ho sempre dato un consiglio a chi non ha capacità o voglia di lavorare: entrate nel settore discografico. Prendiamo i primi mesi dell’anno: s’inizia coi Grammy a fine gennaio, poi c’è il Midem in Costa Azzurra (una specie di convention per gli operatori che in realtà è una scusa per schiantarsi di champagne al Carlton sulla Croisette), si prosegue con i Brit Awards e se volete c’è una bella gita a Sanremo. Se per caso avete il culo di lavorare con un Morricone vi ritrovate pure agli Oscar. Il tutto annegato nel vino buono e nei cocktail a base di Martini, magari con una Amy Addams che ti strizza l’occhio. E ti pagano pure! Niente male!… 20 anni fa.

Purtroppo, per colpa di qualche produttore di tecnologia con la voglia di lavorare è cambiato tutto: niente più party al Beverly Hills Hotel e giù di acqua naturale. I Grammy di quest’anno riflettono la noia di un’industria che non si diverte più: i giovani di oggi si sono sparati troppa Tv in vena e pensano che basti una grande produzione per fare il miracolo. E quindi ecco l’esibizione pallosissima e autoreferenziale di Beyoncè (qualcuno vuole dirle che quel pezzo NON è una hit?), i premi a Lorde – una Cristina D’Avena del nuovo secolo, solo più noiosa (ma questo è il meglio che questa generazione sa dare?) – una imbronciatissima Taylor Swift in prima fila che insiste a fare la cool a tutti i costi. Ok, we got it, sei la popstar numero uno …e? Non sei Bonnie Raitt, baby. E poi perchè tutti duettano? Nessuno ha le palle per cantare da solo?

La verità è che non serve la produzione quando un pezzo significa qualcosa. Per svegliarci dal torpore c’è voluta l’esibizione dei Daft Punk. Non tanto perché hanno suonato l’unico pezzo decente del 2013. Non tanto perche c’erano Pharrell e Stevie Wonder (e mi sembra di avere visto alla batteria Omar Hakim dei Weather Report, ma tanto non sapete chi sono). Il motivo per cui valeva la pena seguire Get Lucky era vedere quel fottuto genio di Nile Rodgers e ascoltare il riff senza il quale dei Daft Punk manco si sarebbe parlato l’anno scorso. Quella cosa lì si chiama MUSICA! Altro che Beyoncè. Beyoncè è roba da democrazia… roba da repubblica.

Commenti

Commenti

Condivisioni