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È colpa nostra

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La verità è che abbiamo paura del presente. Ci sentiamo talmente in colpa nei confronti di quello che abbiamo fatto nel corso degli anni alla Natura che l’uccisione di un orso bruno diventa una notizia molto triste, e deludente per una regione che s’interessa del proprio patrimonio naturale, o forse più del proprio richiamo turistico, cioè dei soldi. Più l’uomo si distacca dalla natura e più perde anche l’equilibrio con se stesso e con gli altri. Se fossimo in armonia con l’ambiente che ci circonda forse l’uccisione di un animale non sarebbe tanto tragica. Non era così qualche millennio fa? E invece abbiamo paura di quello che abbiamo fatto, come Adamo quando Eva colse la mela, e temeva la punizione divina.

Tutti abbiamo dei timori, nella sfera pubblica e in quella privata. Conosciamo, per esempio, i rischi e i pericoli del nostro lavoro, e spesso temiamo l’errore e il fallimento. Viviamo in un’epoca nella quale anche un gruppo come gli U2 ha paura di non vendere più dischi. Loro che con il “flop” dell’ultimo album hanno venduto 5 milioni di copie in tutto il mondo! Se un qualunque artista Italiano vendesse solo un decimo di quel numero, l’etichetta stapperebbe bottiglie di champagne per mesi.

Certo, è tutto in proporzione, direte voi. Eppure, chi vendeva 100 milioni di dischi ed è sceso a 5 ha la stessa paura di chi vendeva 100 copie e ora non arriva 10. E in entrambi i casi si cerca di risolvere il problema trovando nuovi metodi di diffusione della propria musica. E che cosa vi aspettavate che facessero gli U2? Hanno giustamente fatto l’operazione di marketing più grande possibile. Ovvio. E di che cosa ci lamentiamo ora? Inorridiamo se il nostro “grande fratello” Apple è entrato senza permesso nei nostri account e ci ha regalato un disco, imponendocelo? Siamo noi che abbiamo voluto che (prima o poi) accadesse una cosa del genere. Perchè dovrebbe essere normale uscire di casa, andare al negozio di dischi e comprarsi un album, possederlo. E ascoltarlo perché ci piace e l’abbiamo scelto noi. Non è così, ed è colpa nostra se siamo arrivati a questo punto.

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