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È quel che passa il convento

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Due anni fa abbiamo celebrato la morte dei grandi festival in Italia. Annullato A Perfect Day, che con la prima edizione (nel 2012) aveva illuso un po’ tutti, cancellato Heineken Jammin’ Festival, non restava che leccarci le ferite. A caldo, sembrava un disastro totale e per di più molto sentito dal pubblico italiano, coinvolto più di quanto si potesse immaginare. Un dato: il pezzo con il quale dicevo la mia sui motivi del fallimento è stato il più letto sul sito di Onstage nel 2013. Non può essere un caso e non è stato merito mio, ma del tema trattato.

Smaltita la delusione, oggi la situazione mi sembra meno grave. Abbiamo realtà medio-piccole che, pur destinate a rimanere tali, rappresentano possibilità concrete di vivere l’esperienza di un festival nel senso letterale del termine. Penso a Ypsigrock, che si è imposto agli Onstage Awards nella categoria Miglior Festival, o al veneto Home Festival che continua a crescere e potrebbe davvero avvicinarsi ai modelli europei cui si ispira. E Collisioni, Unaltrofestival, Radar, MiAmi e altri ancora. Poi ci sono le rassegne, che gli anglofoni (e pure noi, agli Awards) chiamano con un più sexy “concert series”. Buone occasioni per concerti di alto livello, spesso in suggestive cornici come Lucca e Piazzola sul Brenta (quest’ultima ospita l’Hydrogen Festival, che ha vinto il premio di categoria agli Onstage Awards). Oppure in piazze grosse capaci di garantire qualità e quantità, come Roma.

Paradossalmente, la città che più fatica a imporre un format live è Milano, che pure ha il primato nei concerti sia come numero che come fatturato. Prima Jazzin’ Festival all’Arena civica, poi City Sound all’Ippodromo, sono falliti tutti i tentativi di dare manifestazione estive alla città che ha il potenziale maggiore. Ma anche in questo caso si può essere ottimisti. Le novità si chiamano Postepay Milano Summer Festival ed Estathè Market Sound, che si svolgeranno rispettivamente nell’area antistante il Forum di Assago e ai Mercati Generali. Sono location tutt’altro che esaltanti, cemento circondato da cemento. Ma è quel che passa il convento. Dentro e intorno a Milano non esistono aree verdi, ben servite dai mezzi pubblici e facilmente raggiungibili in macchina, senza residenti sul piede di guerra e amministrate da politici lungimiranti. C’è poco da fare.

Le buone notizie sui nuovi format milanesi sono due. La prima: partono nel 2015 con l’intenzione di durare nel tempo. L’area di Assago dove si svolgeranno i concerti del Summer Festival è stata affidata in gestione a Live Nation Italia per 6 anni, mentre gli organizzatori di Market Sound hanno firmato un contratto da 4+4 per i Mercati Generali. Non sono quindi progetti Expo-dipendenti, anche se quest’anno molti biglietti saranno venduti agli stranieri che affolleranno Milano durante l’Esposizione Universale (Market Sound è nel programma di Expo in Città). La seconda buona notizia è che sembra esserci grande attenzione per i servizi, che nell’anno domini 2015 sono decisivi quanto gli artisti per garantire successo e continuità. Parcheggi, viabilità, servizi igienici, food & beverage. Tutti aspetti decisivi ai quali gli organizzatori giurano di aver dato grande importanza. I fatti diranno se hanno mentito o se finalmente potremo raggiungere gli spazi comodamente, parcheggiare spendendo poco, arrivare a un bagno prima di farcela addosso, mangiare e bere senza passare un’ora in coda per poi essere avvelenati dalle solite schifezze.

Per tanti motivi – non ho qui lo spazio per (ri)affrontarli – sappiamo che non è immaginabile un Glastonbury o uno Sziget nel nostro Paese. Peccato, ma facciamocene una ragione e guardiamo oltre. Abbiamo tutte le possibilità per consolidare un certo tipo di manifestazioni live, che siano concert series o festival medio-piccoli. Concentriamoci sulle opportunità e puntiamo all’eccellenza in questi format. Lo scenario potrebbe rivelarsi molto positivo.

Le buone intenzioni sembrano esserci. Gli esempi virtuosi sappiamo dove trovarli. Serve solo che il fermento e gli annunci trovino concretezza.

@DanieleSalomone

(Tratto da Onstage Magazine 77, numero di maggio/giugno 2015)

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