Blog

Di esclusive, rosicate e della differenza tra giornalismo e promozione

Cesare Cremonini

(Tratto da Onstage Magazine, numero 74)

Dico la mia sul polverone (?) alzato da Marinella Venegoni con il pezzo Promozione a senso unico che umilia il giornalismo, pubblicato il 31 agosto scorso sul sito de La Stampa. La firma del quotidiano torinese si toglie «uno scoglio dalla scarpa» denunciando la mancanza di par condicio nel modo con il quale uffici stampa di artisti ed etichette gestiscono la promozione di album e progetti musicali.

Citando un’intervista di Ernesto Assante a Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri uscita su La Repubblica l’11 agosto, la giornalista si lamenta delle esclusive concesse ai colossi dell’informazione italiana. «E gli altri? Gli altri si accomoderanno quando sarà l’ora, quando Lorsignori i re della promozione decideranno il giorno della presentazione. Usciranno un mese dopo. Succede così ogni volta che c’è un’uscita importante, è un metodo che è diventato legge. Una volta Repubblica, una volta il Corriere della Sera, d’intesa con uffici marketing, siti, radio e tv collegate e quant’altro». Dopo aver persino citato «i siti musicali che sono tantissimi e coprono tutto il territorio italiano» tra le realtà penalizzate da questa abitudine, Venegoni chiude con un post scriptum che sposta il discorso sulla differenza tra giornalismo e comunicazione. «Mi rendo perfettamente conto che una qualche differenza comunque c’è, tra pubblicità e informazione. Finché questa differenza riusciamo a farla sopravvivere, vivaddio, il nostro mestiere una ragione la conserva ancora».

Premettendo che nell’anno domini 2014 delle interviste esclusive frega poco a pochissimi – i signori giornalisti dovrebbero ormai essersi accorti che siamo in una nuova era -, mi piacerebbe sapere quante volte la redazione spettacoli de La Stampa e la Venegoni stessa hanno rifiutato un’intervista esclusiva o un qualunque “privilegio” in nome della par condicio. A Marine’, non è che stai a rosica’? Ma non voglio fare polemica. Mi interessa piuttosto chiarire un punto importante, anzi due.

Il primo. È legittimo che un ufficio stampa scelga una radio, un quotidiano, un sito o un canale Tv come primo trampolino per lanciare il progetto del quale si sta occupando. Ci sono mille buone ragioni: banalmente, il numero di lettori/utenti e la qualità del giornalista al  quale viene concessa l’esclusiva (metti che Assante sia più bravo di Venegoni…). È la concorrenza, bellezza, e bisogna farsene una ragione. Per nostra esperienza, e non siamo Repubblica ma nemmeno La Stampa, se il media è serio e credibile difficilmente gli viene negato di lavorare. In attesa che l’intervista ti venga concessa, ci sono infiniti tipi di contenuti da scrivere e pubblicare, tanto più interessanti per i lettori quanto più lontani dalle logiche del ventesimo secolo.

Il secondo. È fondamentale capire cosa viene chiesto in cambio per l’esclusiva o per qualunque cosa un artista possa concederti. Vista dal lato dei media, cosa sei disposto a fare per ottenere un’esclusiva. Esempio concreto. Onstage è partner del tour di Cesare Cremonini, perché crede nell’artista e lo considera in target in termini di pubblico. Quindi gli offre promozione in cambio di contenuti esclusivi. Tutto bene. Sarebbe un problema solo se lo staff del bolognese pretendesse che fossimo benevolenti a tutti i costi. Leggerete a pagina 36 un’intervista che esalta le qualità di Cesare, ma è sincera, trasparente. Non ci tireremo indietro dal criticarlo qualora ce ne fosse il motivo, per esempio se non ci piacessero i suoi prossimi concerti. E lui lo sa.

Un altro esempio, di segno opposto. Recentemente ci sono stati negati due accrediti dallo stesso promoter perché ci siamo rifiutati di “spingere” i suoi concerti. È un fatto gravissimo. Il diritto di cronaca è appunto un diritto e non dobbiamo concedere nulla per esercitarlo. In entrambi i casi non abbiamo accordato lo scambio, perché la scorrettezza del promoter non lo meritava. Onstage copre 250 concerti all’anno, immaginate se dovessimo “spingerli” tutti. Diventeremmo noi stessi un ufficio stampa!

Morale della favola: le esclusive sono normali e non hanno nulla di malvagio, a patto che non diventino marchette e nessuno degli attori coinvolti abusi della propria posizione. Quindi benissimo Venegoni quando sottolinea la differenza tra giornalismo e comunicazione, che stanno pericolosamente cominciando ad assomigliarsi, malissimo quando rosica. Facciamoci tutti un bell’esamino di coscienza.

Commenti

Commenti

Condivisioni