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Farsi Fighi con la musica, vol. #3

farsi fighi con la musica volume 3

Stanchi di rimanere tagliati fuori dai discorsi degli amici sulle migliori canzoni ascoltate in giro? Stufi di far finta di sapere di che musica si sta parlando? Farsi Fighi è uno spazio per scoprire (forse) prima degli altri brani dei quali (probabilmente) sentirete parlare a breve. E poterne parlare con cognizione di causa. Un appuntamento bisettimanale nel quale vi consiglio una selezione di brani che vi faranno fare bella figura con chiunque vogliate parlarne.

The Weeknd, Can’t Feel my Face
Piace ai critici e piace al pubblico: Abel Tesfaye aka The Weeknd è destinato al successo mondiale con questo singolo? Molto probabile. Con uno score su Metacritic di 8.0 (un’enormità) c’è da scommettere che sia arrivato il momento per Abel di arrivare là dove osano i grandi, da Bruno Mars in giù. Di certo non manca di coraggio: utilizzare sample non convenzionali per la musica R’n’B, come brani tratti dal repertorio di gruppi punk e alternative rock è una rarità, anche se ultimamente il genere si sta aprendo sempre di più a contaminazioni (Kendrick Lamar e A$AP Rocky su tutti).

A$AP Rocky, Everyday (feat. Rod Stewart, Miguel, Mark Ronson)
Un cocktail ben riuscito. L’idea di affiancare uno dei più grandi cantanti di tutti i tempi, il rap supercool di A$AP Rocky e quel genietto appena consacrato al grande pubblico (grazie ad Uptown Funk) di Mark Ronson poteva risultare un tantino pretenziosa, e il rischio di sbragare era oggettivamente dietro l’angolo. Ma alla fine i tre ne escono alla grande. Lo sviluppo del pezzo è peculiare, diviso com’è in due tempi ben distinti, quello rap dove è A$AP a guidare la macchina e quello soul/R’n’B dove a prendere le redini sono la calda voce gracchiante di Rod Steward e i pulsantini di Mark. Va detto che quando c’è da dare un tocco soul Ronson è sicuramente un producer di altissimo livello. Il risultato è elegante, credibile, per nulla retro, buono per tutte le stagioni. A$AP Mixology.

Mac DeMarco, The Way You’d Love Her
Voler comunicare il proprio amore ma non poterlo fare fino in fondo per mille validi motivi è una situazione frustrante. Tra gli impedimenti più comuni c’è un certo egoismo di fondo che, tristemente, sfocia in piagnistei continui su se stessi e, soprattutto, sul/la partner.  The Way You’d Love Her è una fotografia di come potrebbe essere la propria vita sentimentale se, vien da dire, non ci si lasciasse andare fino in fondo. Un monito, cantato nella maniera stralunata e intrigante di Mac. Pay attention, please.

Beirut, No No No
Pezzo adorabile, con l voce di Zackary che apre come se fosse Siri il folder NYC e, a cascata, le sottocartelle Talking Heads e David Byrne. No No No evoca paesaggi esotici, quelli di una luuunga vacanza dall’altra parte dell’oceano, su una base etnica/folk/world fatta di strumenti rari, fiati e arrangiamenti originali per un progetto, Beirut, che in fin dei conti è pop. Ideali per fare bella figura con chiunque in vacanza.

Ministri, Balla quello che c’è
Rimane in testa grazie al riff di chitarra riuscito e alla voce di Federico particolarmente in forma. Balla quello che c’è è costruita per essere una hit apprezzata da chi  ha vissuto la scena indie rock degli anni zero, anche grazie al lavoro di produzione di Gordon Raphael che era il produttore del momento, in quel momento.

FFS, Call Girl
L’indedita collaborazione fra Alex Kapranos&co. e gli Sparks (band protoglam con pedigree da campione del genere) ha completato il suono del gruppo inglese, che una volta di più si dimostra capace di reinventarsi senza snaturare il progetto di partenza. In Call Girl l’effetto è piacevole, danzereccio e coinvolgente come ai tempi di Tonight: Franz Ferdinand, ed è sicuramente uno dei momenti più FF di tutto il nuovo album dei FFS. I fan dei FF della prima ora, magari un po’ confusi dal nuovo progetto, non ne resteranno delusi.

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