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Glossario musicale del 2013

2013

A come Arctic Monkeys. Per me AM è il miglior disco del 2013, e non credo di essere il solo a pensarla così. Si vedano i pieni voti di NME e il sold out al Forum di Assago del 13 novembre.

B come Bowie. L’eleganza con cui il David è tornato a regalarci la sua immensa classe è qualcosa che trascende la musica. Arte allo stato puro, gioia per la pancia e il cervello.

C come Concerti. Tanti, tantissimi. Sempre di più. Il 2013 certifica il gigantesco neverending tour in cui sono coinvolti (quasi) tutti gli artisti. Mi chiedo cosa ne pensi Bob Dylan.

D come Decreto Cultura. Le Camere hanno approvato norme, lanciate da una petizione, che sburocratizzano la produzione di concerti in locali con capienza inferiore a 200 persone. Bene.

E come Eddie Vedder. È la voce rock che in assoluto mi emoziona di più. Sarà che sono cresciuto con i Pearl Jam, ma ritrovare Eddie nel 2013 con la stessa intensità è rassicurante.

F come Festival. La debolezza dell’Italia si manifesta sistematicamente quando politica, imprenditori e cittadini devono fare sistema. Ecco perché da noi i festival funzionano poco.

G come Glastonbury. L’esempio virtuoso a cui guardare. A ottobre, Glasto ha venduto tutti i biglietti per il 2014 in 1 ora e mezza, senza annunciare il cast. E l’edizione 2013 è stata strepitosa.

H come Home Festival. L’eccezione che conferma la regola. A Treviso stanno facendo un gran lavoro. Non ci sono stato, ma mi dicono grandi cose. Il festival è anche gratuito. Complimenti.

I come Internet. Continua a crescere a ritmi vertiginosi il peso della Rete nei media e nella musica. Per questo alla fine dell’anno avremo pubblicato, sul sito di Onstage, circa 2.000 articoli.

L come Lavoro. La musica è un settore che dà lavoro a un sacco di gente. Per gli artisti stessi è un lavoro. Come tutti i prodotti, se vuoi musica devi pagare. Sento il bisogno di ribadirlo.

M come Muse. Un amico appassionato ed esperto di musica, una volta mi chiese preoccupato: «Fra 20 anni chi andremo a vedere dal vivo?». Se non mollano prima, sicuramente i Muse.

N come No. Mi davano dell’incompetente quando sostenevo che il disco dei Duft Punk fosse mediocre. Avete più sentito parlare di loro quando è calato l’hype di Get Lucky? No.

O come Onstage. Con questo sono 67 numeri del magazine, mentre il sito cresce, così come i nostri profili social. E lanciamo gli Onstage Awards 2013. Lasciatemelo dire: è un’impresa.

P come Pink Floyd. Con il ritorno in Italia di Roger Waters, ho “riscoperto” una delle più grandi band della storia. Non conoscere la musica dei Pink Floyd dovrebbe essere illegale.

Q come Qualità. La qualità delle nuove proposte sta crescendo: c’è una tale sovraesposizione che viene fuori solo chi è veramente bravo. La discografia può estinguersi, il talento no.

R come Rumore. Anche nel 2013, i concerti a San Siro hanno dovuto rispettare un limite di decibel. Tranne quando il Comune ha concesso deroghe. Inaccettabile. La musica non è rumore.

S come Streaming. L’avvento dello streaming musicale (debutto in Italia per Spotify, Deezer c’era già) affosserà la pirateria: se non possiedi i file, come puoi duplicarli illegalmente?

T come Thom Yorke. Sbaglia a criticare Spotify. Gli artisti guadagnano poco perché i numeri sono ancora piccoli. Aumenteranno. Si lamenti con le etichette, che impongono royalty basse.

U come U2. È il disco-mancato del 2013, annunciato da dichiarazioni poi cadute nel vuoto. È pronto, ma non esce perchè gli irlandesi si sono separati dal manager: business comes first.

V come Vasco. Sono contento che stia bene e che sia tornato a casa (sul palco). Piaccia o no, è un patrimonio musicale dell’Italia e non basterà qualche canzone sbagliata a cambiare le cose.

Z come Zero. Non me ne voglia Renato, ma non mi riferisco a lui. Da gennaio, noi ripartiamo con la voglia e la grinta di quando siamo partiti. Di quando, cioè, eravamo (meno di) zero.

@Daniele Salomone

(Tratto da Onstage Magazine, dicembre 2013)

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