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Il volo del boomerang

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Non riesco a togliermi dalla testa l’idea che fotografare concerti sia un lavoro tridimensionale. Niente a che vedere con gli occhialini rossi e blu che ci danno al cinema. Semplicemente, sono tre le dimensioni con cui i fotografi devono fare i conti sotto palco: tempo, spazio e movimento. Poco, pochissimo è il tempo che hanno a disposizione. Tre canzoni, diritto di cronaca. Quando va bene, perché alcuni artisti concedono anche meno – sorvoliamo su quelli che proprio non si lasciano fotografare, come Lady Gaga quest’anno a Milano. Tre pezzi durano quindici minuti. Anche meno. Poi le macchine tornano nelle custodie, con gli obbiettivi, mentre un addetto stampa accompagna i fotografi all’uscita – qualcuno tenta di fare il furbo e spesso ci riesce pure, anche se i cambi d’abito degli artisti dovrebbero smascherare questi comportamenti scorretti e sleali.

Lo spazio è ancora meno del tempo. Il soggetto è vicino, a pochi metri di distanza, ma chi scatta non può girargli intorno né mettersi sopra o di lato e neanche farlo spostare un po’ più in là o piegare sul fianco. Non ha insomma il potere di gestire lo spazio della scena. Deve come subirlo.

La terza dimensione è il movimento. Sul palco è frenetico, non si esaurisce fino al termine dello spettacolo, come una ventola che non smette di girare finchè il motore è acceso. Gli artisti camminano, corrono, ballano. Alcuni indemoniati, altri più composti, tutti si muovono seguendo il proprio istinto o la regia dello show. Le luci continuano a cambiare intensità e colore e direzione senza offrire punti di riferimento, sembrano impazzite ma ragionano perfettamente. Quando ci sono anche proiezioni video e scenografie meccaniche la complessità aumenta.

Un lavoro difficilissimo. Il fotografo di concerti non può modellare tempo, spazio e movimento secondo la propria volontà. Può (e deve) interpretare queste variabili, è il suo compito. Ci vuole un gran talento per farlo bene.

Intendiamoci sul significato di “farlo bene”. Per quanto mi riguarda, una bella foto di un live ne comunica l’essenza anche a chi non c’era. È lo scambio tra artista e pubblico, la connessione emotiva che si stabilisce tra palco e platea che rende irripetibile l’esperienza-concerto. Il motivo per cui l’amiamo. Non ci sono coreografie e innovazioni tecnologiche che tengano: è un momento di condivisione tra individui. Bob Dylan sostiene che un bravo performer è colui che si libera dei sentimenti per lasciare che sia il pubblico a provare emozioni. Ma queste, aggiungo io, gli tornano indietro sul palco come un boomerang soffice. È il volo di quel boomerang che il fotografo deve intercettare.

Lo scatto di un concerto ha il dovere di immortalare un atto umano – che sia scolpito sul viso di un artista o definito da un insieme di più soggetti – permettendo di percepire la forza e l’intensità che i protagonisti dell’atto hanno vissuto esattamente in quel momento. Non è un gioco da ragazzi. Ma è questo che interessa al pubblico, all’artista, a noi che quegli scatti pubblichiamo o stampiamo – come in questo libro – e ai fotografi stessi.

Sono estremamente contento che Onstage Live Book veda la luce anche nel 2012. Che sia nelle vostre e nostre mani, in carta e inchiostri. Nonostante l’ottimo risultato ottenuto con la prima edizione, non era scontato. Oltre ad essere un progetto molto costoso, è decisamente complesso. Oltre 160 foto scelte tra le quasi 2500 che i nostri fotografi hanno scattato (e noi abbiamo pubblicato sul sito di Onstage) tra gennaio e i primi di dicembre, più di un centinaio tra gli oltre 200 artisti immortalati, due mesi abbondanti di lavoro di selezione, post-produzone, impaginazione e scrittura dei testi. Ringrazio tutti coloro che l’hanno reso possibile. I nostri fotografi in primis, gli artisti con i loro uffici stampa e managment, i promoter, la redazione e i tanti collaboratori di Onstage, Pau che ha scritto una bellissima prefazione che ho letto decine di volte e avrei voluto tenere solo per me, Heineken che ha sposato il progetto e Giada Missaglia che ci ha creduto più di tutti.

Spero vi piaccia quanto piace a noi.

Twitter: @DanieleSalomone

(Tratto dalla prefazione di Onstage Live Book 2012)

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