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Le discografiche si aggiornino (e pure i giornalisti)!

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Spotify e Deezer hanno già irrimediabilmente modificato il mercato dei consumatori di musica. La nuova era dello streaming si sta rapidamente diffondendo anche in Italia, sullo smartphone quasi tutti hanno l’app d’ordinanza e i più evoluti hanno già strisciato la carta di credito per regalarsi, spendendo un deca al mese, musica illimitata ad alta qualità in ogni luogo possibile.

Il ruolo del giornalista musicale deve necessariamente mutare. Le recensioni per carità fa sempre piacere scriverle (benché non spostino più una virgola in termini di vendite da un decennio almeno), è divertente leggerle specialmente se divergono totalmente dall’opinione che ognuno può farsi su un disco. Tuttavia sta diventando un lavoro anacronistico, sia perché chiunque può ascoltarsi un disco senza alcuna fatica (legalmente o meno), sia perché sono oramai gli artisti stessi a sparare online i propri lavori a volte anche una settimana prima rispetto alla release date ufficiale.

In questo quadro, le anteprime possono ancora essere utili ad accrescere l’hype attorno a un nuovo album. Ancora di più se corredate con qualche clip audio o breve estratto dai brani in esso contenuti. Il lavoro del reviewer ha ancora senso d’esistere. Ed è qui che entrano in gioco le etichette discografiche: ancora tristemente sprovviste di account privati su Spotify o Deezer,  legate (le più “evolute”) a mpe, cartoline digitali con un solo download consentito o con l’impossibilità saltare da un minuto all’altro internamente a un singolo brano, ipool con relative mailing list che a volte fanno cilecca, se non ancora barbaramente ferme al temutissimo (dai writer) “vieni in ufficio che ti faccio ascoltare il disco”.

Occorre quindi che ogni attore del music biz comprenda per davvero la portata della rivoluzione che gli streaming music service stanno portando a ogni latitudine. Incluse le label, che devono necessariamente aggiornarsi e capire che l’immediatezza di un’unica app potrà davvero semplificare il lavoro anche a loro. Inoltre, se ancora oggi c’è qualche giornalista trombone che rimpiange il cd fisico e il pony express che porta in redazione il materiale (e ce ne sono eccome), le etichette grazie alla nuova tecnologia potranno definitivamente chiudere col passato anche in questo senso. Basta solo volerlo fare realmente.

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