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Diario di Bordo delle Feste di Alfonso – Firenze, 19 dicembre 2013

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Le Feste di Alfonso – questo il nome che Levante ha scelto per il suo primo tour – è approdato al Tender Club di Firenze. Ecco come è andata, raccontato direttamente dalle parole della cantautrice torinese. (Foto di Eleonora Birardi)

Questa nota è stata scritta col sottofondo di una sinfonia di phon snervante, perché si potesse riscaldare il bagno della mia gelida camera d’albergo in quel di Firenze.

Mentre, nel ritardo cosmico di sempre, preparavo il mio borsone per l’ultima tripletta de Le feste di Alfonso mi sono imbattuta in un ricordo, non poi tanto remoto, di mia madre che mi dice “Sei stata concepita a Firenze… infatti eravamo un po’ tentati dal chiamarti Fiorenza!”.

E, in qualche modo, mi sono detta che stavo ritornando alle origini, all’inizio del tutto, alla mia fase embrionale.

Il viaggio verso la Toscana è stato strano perché la formazione per queste ultime date è leggermente diversa, con Mattia Martino al basso al posto di un Alberto Bianco che aveva un viaggio per il Ghana in programma da un bel po’.

Si arriva a Firenze presto, si scarica il furgone e via di sound check. Avevo una voce grossa “così” (sto allargando le braccia come se tentassi di abbracciare una parete ..una parete grossa ecco!). Felice di questo e del risultato della prova suono, dal Tender ci si sposta a cena.

Il dettaglio della cena è fondamentale perché è stato in quel momento che (sliding doors) ho scelto una lasagna ai funghi.

Quando un cantante asmatico ha un attacco d’asma prima di salire sul palco, ha due alternative davanti: scegliere di non cantare perché non respira o prendere del cortisone e salire sul palco anche se non respira.

Io, per quanto mi lamenti sempre, sono una testa dura con l’orgoglio di un gigante. Mi sono guardata allo specchio (tutto in semi-apnea) e mi sono tuffata tra i drappi del tendone blu del Tender che divideva le mie paure dal mio coraggio.

Il resto sono grandi applausi e un non-bis. Non sarebbe un diario se non fossi sincera: Firenze, tornerò presto per darti quello che meriti, davvero, però senza funghi e senza camere d’albergo sprovviste di riscaldamento.

Grazie di cuore

L.

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