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Mauro Pagani, qualità per Sanremo

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Ci sono domande che non hanno risposta, lo sapete bene anche voi. Perché in ogni articolo sul Festival di Sanremo si usa il termine “kermesse”, per esempio. Oppure “giuria di qualità” (come sa da una giuria ci si aspettasse il contrario, ovvero che fosse scarsa…), “big”, “giovani”, “città dei fiori”. E, ancora, per quale motivo la musica sembra tutta terribilmente uguale, scontata, svilita, stanca, in quella che dovrebbe essere l’apoteosi della musica italiana, il trionfo del bel canto? Ci meritiamo solo Albano, Toto Cutugno e Little Tony, senza contare i loro scarsissimi epigoni odierni?

Per fortuna, almeno nel 2013, pare proprio di no, grazie anche al ritorno di Fabio Fazio alla conduzione – è vero, incarna alla perfezione il lato democristiano del PD, ma che ci volete fare? -, il quale ha il merito di aver sempre confezionato delle edizioni piuttosto brillanti anche in passato, invitando artisti come Carmen Consoli, Tiromancino, Avion Travel, Max Gazzè, Samuele Bersani e molti altri. Insomma, musica italiana, ma abbinata alla qualità necessaria a far sì che la manifestazione non fosse la solita parata di vecchie glorie bollite, buone per il mercato russo, ma un tentativo coerente di spiegare anche al pubblico nazionalpopolare che, negli ultimi 30 anni, persino la musica italiana aveva mutato forma.

E allora, ben venga la scelta di Mauro Pagani – musicista, compositore, arrangiatore, proprietario di uno studio di registrazione eccelso come le Officine Meccaniche, ex membro della PFM – come direttore artistico dell’edizione 2013, sopravvissuta anche allo sconvolgimento politico delle imminenti elezioni e candidata a diventare un buon esempio della scena musicale attuale. Fortemente voluto da Fazio, sospettiamo anche e soprattutto per la sua collaborazione storica con Fabrizio De Andrè, Pagani ha immediatamente approfittato dell’occasione per cercare di promuovere nomi interessanti, almeno sulla carta, e all’apparenza slegati da logiche discografiche e commerciali.

Basta un’occhiata alla lista dei partecipanti per capire che sarà un’edizione quantomeno differente: da Elio e Le Storie Tese ai Modà, passando per Almamegretta, Gazzè, Malika Ayane, Marta Sui Tubi, Daniele Silvestri, Marco Mengoni e parecchie altre cose degne di nota, anche nella categoria “Giovani”, come Il Cile, Andrea Nardinocchi e i Blastema. Un piccolo passo verso il ricambio generazionale (non tanto di età quanto di gusti musicali), anche in campo artistico? Speriamolo, almeno fino alla prossima edizione presentata da Pippo Baudo.

 

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