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Non fatevi imboccare

Son House

Ciò che mi affascina del blues è la sua storia, i suoi aneddoti. Un genere nato da un’esigenza spirituale degli schiavi neri del sud degli Stati Uniti, che dovevano mettere in musica le proprie sofferenze. In fondo, anche se con generi e in contesti, luoghi e tempi diversi, questo è ciò che accade a qualunque artista nel momento in cui si raccoglie in se stesso per scrivere una canzone. L’industria discografica iniziò ad incidere i blues rurali nella prima parte degli anni Venti. Dal momento in cui si ebbero le prime affermazioni commerciali di questi dischi, iniziò una vera e propria caccia al bluesman da parte di intraprendenti (e spregiudicati) talent scout, che spesso pagavano gli artisti con polli arrosto e prostitute, prendendosi in cambio tutte le royalty.

Come accade anche oggi, non tutto ciò che veniva scelto dalle etichette discografiche rappresentava appieno la scena blues dell’epoca, ne tantomeno il meglio di ciò che essa poteva offrire. I criteri di scelta dovevano corrispondere a determinati standard commerciali, possibilmente nel solco tracciato dai successi precedenti. E fu così che Son House (nella foto in alto) se ne andò infuriato da uno studio di registrazione dopo che il produttore gli chiese di suonare “alla maniera di”. Mentre un tizio di nome Big Bill Broonzy, dalle scarse capacità musicali, si piegò alle manipolazioni di potenti personaggi della discografia conquistando l’immeritato titolo di “bluesman più popolare del mondo”, mentre interpreti più originali e validi restarono nell’anonimato. Alcuni studiosi del genere sostengono che se non fosse stato inventato il disco come supporto, Broonzy non avrebbe cantato blues.

La storia si ripete, perchè anche oggi ci sono artisti che non avrebbero ragione di esistere se non fossero sostenuti e manipolati dai “patron” della discografia italiana, mentre tanti validi musicisti non trovano spazio nei canali di comunicazione di massa tradizionali, come la radio, ma fanno musica di altissima qualità. Ragazzi, oggi per fortuna abbiamo Internet che ci permette di scoprire tanta buona musica; non aspettate che siano la radio e la tv a imboccarvi.

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