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Prince: basta con il gossip, pensiamo a dirgli grazie

A un anno esatto dalla morte, pare che per il compianto Prince Rogers Nelson non debba esserci pace. Il ritrovamento di centinaia di pillole, prescritte a prestanome vari o a pseudonimi dello stesso Prince da medici senza scrupoli, getta una luce terribile non solo sulla sua scomparsa, che paradossalmente continua ad assomigliare sempre più a quella del rivale storico Michael Jackson, ma anche sugli ultimi anni del genietto americano, costretto a viaggiare per il mondo con valigie piene di oppiacei anche cento volte più forti di eroina o morfina.

Che Prince fosse deceduto a causa dell’abuso di sostanze derivate dall’oppio era cosa nota, ma un conto era pensare ad un uso improprio o ad un errore di valutazione, magari complicato dalla dipendenza, un altro è pensare ad un uomo celebrato in ogni angolo del mondo chiuso in una casa costruita su pastiglie di antidolorifici. La cosa che mette più tristezza è pensare che Prince, come molti suoi colleghi più o meno noti, fosse finito in un tunnel senza uscita che, per prima cosa, denotava un’estrema solitudine, che nulla aveva a che fare con l’edonistico consumo di droghe di cui furono costellati gli anni Ottanta, il decennio dei suoi lavori più celebri.

Tra quelle pillole – trovate persino nelle buste delle lettere, nei cassetti o insieme alla preziosa musica che continuava ad accumulare in un archivio in cui vennero rinvenute migliaia di canzoni inedite – non si nascondeva un bisogno legato all’aspetto creativo del suo animo, ma probabilmente una semplice consolazione o una difesa contro tutte le paure e le insicurezze di un uomo che si sentiva fuori dal business o incatenato ad un passato che, ad ogni nuova uscita, gli veniva rinfacciato come un macigno.

Ad ogni modo, al di là delle congetture da giornalisti di settore con lauree in psicologia, il dato lampante è che, a differenza di un altro morto celebre dello scorso anno come David Bowie, nel corso di quest’anno si sia parlato di tutto tranne che dell’eredità musicale di Prince. O comunque che lo si sia fatto molto meno di ciò che un genio del suo calibro avrebbe meritato. Non si è detto in che percentuale fossero aumentate le vendite dei suoi dischi o quanti album fossero tornati in classifica, si è preferito parlare d’altro, perché comunque sia, la morbosità ha sempre un peso maggiore rispetto a tutto il resto. Solo negli ultimi giorni si è ricominciato a parlare di musica, di quell’Ep intitolato Deliverance che sarebbe dovuto uscire proprio per celebrare degnamente il primo anniversario della sua morte, ma che in realtà (almeno per ora) non vedrà la luce. L’album avrebbe dovuto contenere brani registrati da Prince tra il 2006 e 2009 insieme a Ian Boxill, ma una contesa tra i parenti del musicista di Minneapolis e lo stesso Boxill ne ha impedito la pubblicazione, facendola slittare a data da destinarsi.

Se siete stati suoi fan, oggi, non perdete ore a cercare notizie sui nomi dei tranquillanti che uccisero Prince, prendete semplicemente uno dei suoi album, magari uno di quelli che fecero incazzare di più i puritani del Paese in cui era nato, e ringraziatelo per tutto quello che ci ha lasciato. Contraddizioni comprese.

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