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Quel soprannome assurdo, quella Levante, mi aveva salvata

Levante Carroponte 11 Settembre 2015 - 10

«Credo fortemente in una sola felicità».

È la mia voce a recitare nel buio del palco.

È la mia voce registrata, che recita il mio credo, la mia consapevolezza.

Le luci sono ancora spente e i musicisti raggiungono i loro strumenti.

Mi riascolto per l’ennesima volta, da dietro le quinte, circondata da Stefania, Pietro, Elena e Francesco, arrivati da Roma, e qualche membro dell’organizzazione del Carroponte.

Chissà a cosa pensano.

Chissà a cosa pensano mentre mi guardano stare in silenzio a fissarmi i piedi.

Chissà se sono in ansia e non vogliono mostrarsi deboli davanti a questi occhi.

Io non penso a nulla.

Aspetto.

Sento gridare il mio nome.

Gridano CLAUDIA!!!

Claudia sono io.

Ma non sono più quella ragazzina zoppa perché quel soprannome assurdo, quella Levante, mi aveva salvata. È il potere della musica.

Quel potere di farti andare giù in cantina senza avere paura.

Gli scalini sono illuminati e io seguo la luce.

Su «L’amore è l’unica cura. Abbi cura di te», salgo sul palco e sento le voci di Milano, le grida, gli applausi.

L’emozione è tanta. Riesco a sentire tutto l’amore del pubblico, l’energia incredibile che si crea solo in situazioni di grande condivisione, come nelle chiese… come con le preghiere.

La Dea Musica (perché la musica è una divinità femminile) c’è.

Tutto il resto è la scaletta della mia vita, quella scaletta sulla quale sono seduta nella cover di Manuale Distruzione. Quella scaletta che porto con me ovunque, per salire in alto, per arrivare in cima… ‘ché il paesaggio è tutta un’altra storia.

Grazie Milano, da quel 9 marzo 2013.

Due anni dopo.

Levante.

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