Blog

Quella volta che ho dormito sull’asfalto per i MetallicA

vita-da-fan-metallica

#‎VITADAFAN‬, storie di gente disposta a tutto per un concerto

Giugno 2013. Aspetto i Metallica da quattro anni. Li ho visti già due volte ma ero sugli spalti. Non vale. Oltretutto all’epoca ero arrivato con comodo un’ora prima dell’inizio del set. Un babbeo. Questa volta no. Anche perché a 23 anni non è mica detto che ci saranno così tante altre occasioni per vederli da un metro. Abbiamo pianificato tutto da mesi. Ferie prese al momento dell’annuncio. Biglietto comprato due ore dopo la messa in vendita. Albergo fuori Imola (per lo svacco post-show) prenotato. Ogni minimo spostamento organizzato. Vogliamo la transenna. La prima fila.

Alle sette di mattina saremmo partiti belli freschi da Monza. Una Suzuki Alto azzurra con tre persone dentro, comode nonostante tutto. Musica a palla durante il viaggio e adeguate scorte alcoliche. Tutto al top. Ma la sera prima, intorno alle 23, ricevo una chiamata da un amico di Bologna che era già all’Autodromo. Cazzo Ja, qua c’è già gente accampata. Panico. Come?? Di già??? Un paio di telefonate ulteriori e abbandoniamo ogni indugio. Raga, partiamo adesso e basta!. Non potevo accettare l’idea di perdere la prima fila. Arriviamo a Imola becchiamo i nostri soci e ci sdraiamo sull’asfalto di fronte al cancello. Alla fine eravamo solo una cinquantina. In effetti avevo riagganciato senza aver chiesto quanta gente è già accampata? Vabbè.

È fatta, a sto giro la prima fila non ci scappa, tanto meno i braccialetti che ci garantiscono l’accesso al pit sotto palco in qualsiasi momento. Iniziamo a farci dei bei film su come, una volta conquistati i braccialetti, saremmo usciti, andati in albergo, a pranzo per tornare tipo a un’ora dal concerto. Tanto a noi di tutto il programma del giorno interessavano solo i Metallica. E soprattutto le fiammate in faccia, il pogo su Master of Puppets e la gara di headbanging durante l’assolo di Kirk Hammett su Damage Inc. È notte ma fa caldo. Ce la raccontiamo un po’, chi vuole si rolla qualcosa. Poi ci spalmiamo sull’asfalto con giusto lo zainetto dietro la testa.

Apro gli occhi per primo. Le sei. Mi metto seduto. Minchia. Una distesa disumana di gente che dorme (o barcolla). Ovunque. Intorno a noi. A sinistra. A destra. Panico. Sveglio tutti i miei amici stando attento a non urtare nessun’altro. Raga in piedi cazzo, qua siamo un botto. Ovviamente non tutti rispondono subito alle mie imprecazioni. La gente inizia a rinvenire lentamente, anche perché dall’altra parte dei cancelli iniziano ad arrivare sicurezza e forze dell’ordine. Cinque minuti ed è il delirio. Io mollo indietro qualche socio e raggiungo i cancelli. Sono lì, basta che aprano.

A che ora aprite?. Alle 13. Scusa?. Alle 13.
Sono le 7 e il sole già ci sfonda i crani.
Ma noi crepiamo ora delle 13. Alle 13.

Dietro intanto sono tutti svegli. E pure incazzati. Perché c’è parecchia altra gente davanti a loro rispetto a stanotte. Volano parole. E spinte. C’è anche il coro Die! Die! rivolto alla security. O a noi che siamo davanti, forse. La pressione sale. Non quella che si misura al braccio. Quella sulla schiena che ci spalma sempre di più contro i cancelli. Ci sono abituato, ma oggi ci rimango se non aprono. Iniziano le urla. La security non può più far finta di niente. Dialogano con i walkie talkie. Aprite che qua rischiamo la tragedia. Alle 13. Vaffanculo te e le 13.

Aprono. O meglio, sfondiamo. Ci accorgiamo che non ci vuole niente a forzare transenne e porte. E a quel punto non ci vediamo più. Cinque minuti e siam dentro. La corsa dura almeno dieci minuti. Cinque fottuti check point dove ci perquisiscono e controllano cento volte il biglietto. A Imola si prende larga per arrivare sotto palco. ‘Tacci loro. Corriamo con la milza sotto braccio e solo l’immagine di James Hetfield che ci grida HELL YEAH!! in faccia ci dà la forza per continuare.

Arriviamo all’ultimo check. Ancora pochissimi metri per entrare in quel maledetto anello sotto palco. Entrati. Braccialetto su. Fatta. Collassiamo letteralmente. Sono le 8.30 e ci sono 34 gradi. Ma non ce ne frega niente. Tra tredici ore The Ecstasy Of Gold darà inizio a uno dei concerti più belli di tutta la mia vita. Poco importa se non ci faranno più uscire da lì e sesaremo costretti a cercare riparo dal sole sotto un tir della ristorazione. Per i MetallicA questo e altro.

Commenti

Commenti

Condivisioni