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Rock is dead (Oliviero Toscani rules)

Madeon-Coachella

Guidare una Thunderbird da Los Angeles a Palm Springs è una libidine. Non ho mai capito perché queste auto sono belle solo sotto la luce della California. Ti fanno sentire come Elvis, o Sinatra, in Europa al massimo puoi aspirare a Bobby Solo, o Little Tony. Misteri della luce, appunto.

Guidare una Thunderbird da Los Angeles a Palm Springs è una libidine. Non ho mai capito perché queste auto sono belle solo sotto la luce della California. Ti fanno sentire come Elvis, o Sinatra, in Europa al massimo puoi aspirare a Bobby Solo, o Little Tony. Misteri della luce, appunto. Sgommando nel deserto arrivo a Indio, per i tre giorni di Coachella. È (forse) l’unico festival che riesco a sopportare (a malapena). Ho sempre pensato che i festival siano lager del divertimento, marketizzazione bocconiana di una delle poche cose sincere che ci hanno lasciato gli anni 60: gli hippy.

Coachella è onesto, anche se non mancano le celebrità di turno e c’è un senso di totale disorganizzazione. Il suono dei tendoni si sovrappone a quello dei palchi: vince chi spara più watt. Libido della cacofonia! Mentre guardo, forse distrattamente, quello che dovrebbe essere il gruppo più cool degli USA, i Black Keys, in mezzo alle celebrities nel backstage – tutti vestiti cool – vengo assalito da un’ orda di suono dalla tenda accanto. Un po’ come se una cavalleria d’assalto tartara aggredisse le mie orecchie. Seguo le galline californiane in bikini (fa freddo, ma sai come e’…) che si dirigono nel tendone dove Madeon, un ragazzo parigino di neanche 18 anni, sta sparando un dj set allucinante, ad un wattaggio di dimensione apocalittiche. Chicks and guys che se ne fregano di me, dei loro genitori, dei vippettini e dei loro pass del cazzo. This is reality, man!

Ero su Madeon circa due anni fa. Il manager me lo presentò e rimasi fulminato, ma quando lo proposi ad una etichetta, mi guardarono come se fossi un ufo (guidano Audi, dopotutto, che ti aspetti). Ora, I Black Keys e i Radiohead sono ok. In verità non sono male, ed è questo il problema! “Non sono male”, mentre Madeon è eccellente! E in questo gioco, come per le automobili, funziona solo l’eccellenza. Mi vengono in mente le parole di Oliviero Toscani, un genio, nella prefazione dell’ottimo libro di Raffo Ferraro, On The Rocks: «Per noi la musica che aveva più di 6 mesi era vecchia. E figuriamoci se potevamo ascoltare quella di chi aveva trent’anni più di noi. Quando io avevo l’età di Raffo, detestavo tutto ciò che apparteneva alle generazioni precedenti. Oggi non è così».

Hendrix, Morrison, gli Stones, Lou Reed, Dylan, Neil Young, Janis Joplin, il sesso, la droga, il rock’n’roll: tutto cotto e stracotto. Andato. Finito. La nostalgia è inutile e deleteria. Non fidarti di nessuno al di sopra dei 30 anni, dicevamo noi. Ogni generazione deve inventare qualcosa di nuovo. Bisogna essere dei PAZZI a invitare oggi i “cantanti” e le loro fottute chitarre in un festival in mezzo al deserto californiano che dovrebbe offrire il meglio.

Pazienza, con la Thunderbird aperta torno a Palm Springs, nella notte stellata. I musicisti, le chitarre, oggi? Roba da democrazia, roba da Repubblica! Oliviero Toscani for president!

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