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Scott Asheton 1949-2014

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Chi sa di musica sa benissimo che i gruppi, quelli che valgono qualcosa, senza il fottuto batterista non valgono niente. Immaginate i Led Zeppelin senza Bonzo Bonham o gli Stones senza Charlie Watts… impossibile. Eppure chi sta dietro le pelli è sempre visto come la ruota di scorta, il panchinaro del rock and roll. È tutto il contrario. Per questo dubito che il buon Iggy Pop se la senta di andare avanti con gli Stooges senza il suo pupillo batterista, che proprio lui aveva scovato in qualche buco del fottuto Michigan, tra una dusty road e una goddamn railroad track.

Da Ann Arbour, Michigan, Scott (ribattezzato Rock Action) forma gli Stooges nel 1967 insieme al fratello maggiore Ron, a Iggy e a Dave Alexander. Quella formazione sconvolge la mente di una generazione allo sbaraglio con tre album in quattro anni (The Stooges, Fun House e Raw Power) per poi dedicarsi all’autodistruzione, con i narcotici e la follia.

Con mia sorpresa il vecchio Iggy aveva rimesso insieme la band nel 2003, forse perchè – let’s face it – la faccenda non era chiusa. La morte di Scott non è solo l’epilogo di un grande drummer ma, più probabilmente, il capitolo conclusivo di una band che è stata fondamentale nella formazione del vostro scriba. In particolare cito Fun House, con quella copertina dove campeggiava il minaccioso timbro “For Military Sale Only” e quel drumming ossessivo che apparteneva più ai Funkadelik che ad un gruppo precursore del punk.

Scott era un fine musicista,  che non aveva bisogno di inutili peripezie, dubito che abbia mai fatto un fottuto assolo – negli anni 70 era davvero impossibile evitarlo  (anche quella decade ha i suoi buchi neri). Le prime otto battute di Dirt, il terzo pezzo dell’opus stoogesiano, sono il manuale del groove.  Mi sono sempre chiesto come mai nessun rapper non lo abbia campionato.

Rock Action, come gli Stooges, ha significato poco per tanti, ma MOLTISSIMO per pochi. Rest in peace, Scott.

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