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Se parti dalla fine, cosa c’è dopo?

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Voglio parlarvi di una storia che adesso sembra una leggenda. Un mito. Una chimera per tutti i musicisti emergenti e per chi davvero vive la musica come se fossimo ancora negli anni ’60, quando l’industria discografica conosceva il suo periodo di maggiore splendore, e così per alcuni decenni a seguire: il mito del produttore discografico che ti vede suonare nel piccolo club, ti avvicina a fine serata e ti propone un contratto per un disco.

Non accade più, ma accadeva. Anche se sembra quasi impossibile che qualcuno possa aver vissuto una simile esperienza. Perchè? Forse perchè allora ai discografici bastavano e avanzavano i “demo tape”, quelle registrazioni che venivano recapitate quotidianamente nei loro uffici e che gli permettevano di scoprire nuovi talenti. E dopo tutta una giornata passata ad ascoltare e a parlare di musica probabilmente l’ultima cosa che avevano voglia di fare alla sera era vedere il concerto di un bel gruppettino…anonimo!

O forse più semplicemente perchè da qualche anno a questa parte i talenti si scoprono in televisione. Cioè praticamente si fa il percorso inverso, o meglio si parte dalla fine. Un tempo, si suonava completamente scordati e per rimorchiare al concerto di fine anno della scuola, per poi passare al localino, poi al club famoso, fino ad aprire qualche festival locale. Poi, dopo lunghi anni di gavetta, si approdava alla discografia, per incidere un disco e iniziare la promozione che ti portava finalmente a suonare anche in TV.

Il percorso che ti conduceva dai palchi più piccoli a quelli più grossi era comunque una sorta di selezione naturale che faceva in modo che solo i più bravi potessero proseguire, non per arrivare a incidere un disco e basta, ma per durare nel tempo. Perchè il talento era alimentato da anni di palcoscenici. Basta leggere la biografia di qualunque gruppo degli anni ’60/’70 per capirlo. Adesso tutto questo è diventato un gioco in televisione. Ma se parti dalla fine, cosa c’è dopo? Nulla.

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