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The Vaccines vs Rihanna: chi è l’artista?

Rihanna-canzoni

Alla fine di agosto, durante un’intervista rilasciata al magazine inglese Digital Spy, il chitarrista dei Vaccines Freddie Cowan ha preso posizione nei confronti di Rihanna – seppur in modo garbato – sostenendo che la cantante di origini caraibiche non è credibile come artista perchè dietro di lei ci sono troppe persone che lavorano al suo posto. «Ha 15 autori, 15 compositori e 15 produttori che lottano per trovare spazio negli album su cui poi lei mette la faccia. Non ho niente in contrario con questo approccio alla musica, ma non vorrei mai essere associato a una cosa del genere». Cowan si è poi mostrato contrariato con i Coldplay che hanno invitato Rihanna a duettare con Chris Martin in Princess Of China, brano (e singolo) di Mylo Xyloto. «Ci voglio meriti artistici per collaborare con certe band. Stiamo parlando dei Coldplay, potenzialmente il più grande gruppo del mondo». Quando ci siamo trovati davanti ai Vaccines, in occasione dell’A Perfect Day (il 31 agosto scorso), abbiamo chiesto loro spiegazioni. Il cantante della rock band inglese Justin Young, rammaricato, ci ha risposto che le dichiarazioni di Freddie sono state fraintese, ma non ha voluto aggiungere altro.

Al di là della reale intenzione di Cowan e dei titoli che sono stati ricavati dall’intervista, le sue parole – o anche solo il modo in cui sono state riportate – sono interessanti perché suggeriscono due modi di intendere la musica, due scuole di pensiero a cui sono iscritte milioni di persone, più o meno consapevolmente. Da una parte c’è chi pretende, da se stesso o dai propri idoli, che il fine ultimo della musica sia la creazione in quanto tale, qualunque forma poi assuma. Dall’altro c’è chi si accontenta di essere intrattenuto con la musica, e dunque apprezza una canzone purchè soddisfi questo desiderio. Quindi i Vaccines sono artisti e Rihanna un’intrattenitrice? Può darsi, ma comporre o non comporre la propria musica non può essere l’unica discriminante per definire un artista.

Elvis Presley non ha scritto nessuna delle canzoni che l’hanno reso la prima rockstar della storia e uno delle più importanti icone occidentali. “Rubava” canzoni di altri e le rendeva hit immortali. Un bel paraculo, questo Presley. Eppure è un mito assoluto: la sua Graceland è ancora oggi uno dei luoghi più visitati degli Stati Uniti. Feticismo a parte, chi può mettere in discussione il fatto che Elvis sia stato soprattutto un grande artista? Ha interpretato le speranze, le tensioni e i desideri del suo tempo come nessun’altro è stato in grado di fare. È un’istantanea dell’America che ha attraversato gli anni 50 e i 60. Merito della sua voce, del modo di ballare, di stare sul palco, della cosiddetta attitudine. È questa la sua creazione, quella che ha reso Presley uno dei più importanti artisti del nostro tempo.

Non sto cercando di mettere Rihanna sullo stesso piano di Elvis, ci mancherebbe. Ma è troppo diffusa la convinzione che solo la composizione sia creativa e che solo chi canta/suona quello che scrive sia un vero artista. Interpretare è un buon modo per esserlo, e ce ne sono altri. Detto questo, siamo liberi di considerare Rihanna, e chi come lei abbia alle spalle una diabolica macchina sforna-hit, nient’altro che una brava cantante.

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