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Wimbledon Rocks (Maria De Filippi usa Babolat?)

Wimbledon

Il tennis e l’industria del rock hanno sempre avuto drammatici parallelismi. Borg per esempio. Nel lontano 1973 appare a Wimbledon con tutti i crismi della rockstar. Capelli lunghi, abuso di vodka (secondo Panatta una boccia al giorno) e vizi vari. Un incrocio tra Mick Jagger e Robert Plant. Le sbarbe in polluzione erotico-adolescenziale innamorate di Mick s’invaghivano anche di Bjorn. Dalla Stratocaster alla Donnay.

Nel primo giorno di Wimbledon 2013, ospite dell’amichetto ricco di turno, ho notato come il 70% delle racchette usate dagli juniores (e quindi dai futuri campioni) fossero del marchio Babolat. Tante ne ho viste che me sono comprata una pure io. Uno dei loro honchos, mentre degustavamo l’infamato Pimm’s (una specie di pozione albionica che ti stende), mi ha poi rivelato che la Babolat non ha più intenzione di dare milioni al Nadal di turno, perché preferisce quello che potremmo definire un “life time endorsement”. In soldoni, se hai 12 anni ti regalo tutto, dalla racchetta alle mutande, e ti pago persino le lezioni col trainer (anche lui brandizzato). In cambio divento il tuo sponsor a vita. Se poi vuoi uscirne quando hai vinto uno Slam, tu ragazzino, o chi per te, me devi paga’! Babolat ha capito il rock’n’roll.

I Geffen, gli Ertegun e tutti i signori del rock di un tempo, prendevano tutto quello che potevano pigliare e scommettevano su qualcuno che pensavano avesse talento. Se poi gli artisti volevano potevano comprarsi la propria libertà di fare impresa con sangue, sudore e lacrime. Senza il conflitto di interesse di Geffen niente Eagles… Spietato, ma efficace. Forse l’industria musicale, per non finire male, dovrebbe tornare a quell’approccio. E già che ci sono le major dovrebbero iniziare a mandare i scagnozzi a Wimbledon invece che ai talent show in televisione. C’è anche più gnocca!

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