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Cosa mi è piaciuto e cosa no di X Factor 2016

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di Giuseppe Candela
Foto di Francesco Prandoni

Si spengono le luci del Mediolanum Forum di Milano e si archivia l’edizione numero dieci di X Factor. Il talent gioiellino di Sky è stato vinto dai Soul System ed è tempo di bilanci. Cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato in questa travagliata edizione?

Cosa mi è piaciuto

1) Luca Tommasini e Alessandro Cattelan
“Un applauso per Luca Tommasini” si candida come la frase più pronunciata in tv nel 2016. I complimenti, mai come in questo caso, sono davvero meritati. La cornice in tv spesso fa il quadro, valorizza il talento e nasconde le insicurezze di chi si esibisce sul palco. Se televisivamente il prodotto ha il sapore internazionale e il fascino dell’evento è sicuramente grazie al coreografo, o sarebbe meglio dire Direttore Artistico. Promosso a pieni voti anche Alessandro Cattelan che ormai conduce con il pilota automatico, si sente a casa e si vede. Il conduttore è impeccabile (scarpe senza calzini a parte), tiene il ritmo e gestisce la scena da ottimo padrone di casa. Stile pop british.

2) Fedez e Manuel Agnelli
Che Fedez sappia fare il giudice lo si è capito anche nella decima edizione, non a caso è già confermato per quella numero undici. Sceglie, coccola, difende i suoi concorrenti, ma soprattutto li valorizza in veste di produttore. Funziona bene anche in diretta e domina la tv con battuta pronta e carattere. La promozione non può non arrivare anche per Manuel Agnelli anche se, ad essere sinceri, è meno piena. Molti avevano storto il naso dopo l’annuncio della sua presenza in giuria, ma lui ha smentito tutti dopo poche settimane: carattere, linguaggio, giusta dose di ironia e “cattiveria”. Il leader degli Afterhours spacca soprattutto nella prima parte, fino agli Home Visit per intenderci, dove il montaggio aiuta. In diretta sembra “sgonfiarsi” un po’, magari per la minore esperienza, ma ne esce comunque alla grande.

3) I concorrenti
“Il livello quest’anno è altissimo” ha esclamato qualcuno, “Scherzi, alcuni sono davvero scarsi” hanno risposto altri. Concorrenti più forti e altri più deboli, com’è normale che sia, ma il giudizio è comunque positivo. In finale sono arrivati i quattro più forti: Roshelle già spopola e vende, Eva ha faccia, voce e personalità. Gaia giovane ma di carattere, Soul System pronti per il mercato musicale. E anche Loomy, fermatosi poco prima, è stata una rivelazione. La materia prima c’è, alcuni inediti funzionano e qualcuno farà strada.

Cosa non mi è piaciuto

1) La macchina si inceppa e i casi esplodono
La macchina perfetta si inceppa e questo non te lo aspetti. A sorpresa sono esplosi tre “casi” che hanno dato comunque il senso di un meccanismo non così impeccabile. I Jarvis sono stati scelti per i Live ma hanno rinunciato per paura del contratto che li avrebbe blindati per anni, Danilo D’Ambrosio si è presentato in un modo ai casting e il montaggio ha poi rivoluzionato il senso della sua presenza, i Daiana Lou hanno mollato il programma in polemica con le esigenze pubblicitarie e il “sistema”. È la tv, bellezza? Vero, ma attenzione a non esagerare.

2) Alvaro Soler e Arisa
“Il bello che non balla” hanno ripetuto in coro in molti giudicando dopo poche puntate Alvaro Soler. Lui porta a casa la vittoria e questo gli va riconosciuto. Lo fa con un gruppo che però non aveva scelto e che la fortuna gli ha fatto poi ritrovare per caso di nuovo sulla sua strada. Primo piano perfetto, italiano migliorato, ma la debolezza sulla competenza musicale e sul ruolo sembra resistere. Insomma, non è per nulla scontato un suo ritorno il prossimo anno. Per Arisa invece si può parlare più che di una bocciatura, di un giudizio lasciato in sospeso. Il suo ritorno ha movimentato il talent, ma a volte è andata troppo oltre: è partita brilla al primo live e ha chiuso tra i fischi (ingiusti ed esagerati) in finale. Ha puntato e creduto su Loomy a ragione, si è lasciata andare a commenti non sempre all’altezza sugli altri concorrenti. “Matta col botto” direbbe la sua (nuova) amica Simona Ventura. Un pregio o un difetto? Forse entrambi. Troppo altalenante, rimandata a settembre.

3) Meglio cambiare, no?
X Factor è bello (lo era anche ai tempi di Rai2), piace alla gente che piace. Tende a non ammettere imprevisti, che poi quando arrivano sorprendono più del dovuto. L’ossessione della forma supera in alcuni casi la sostanza e finisce per mostrare non l’anima, ma l’aspetto “plasticoso” della tv. Alcune liti sono sembrate poco veritiere, diciamolo. Parliamo di un grande show sforna-talenti, ma attenzione a non sedersi sugli allori: solo la capacità di cambiare garantisce un posto al sicuro dalla ripetitività (e dalla noia).

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