Cinema

10 attori che sono diventati registi (con alterne fortune)

10 attori diventati registi

Passo obbligato. Evoluzione naturale. Crescita inevitabile. Sono alcune delle formule più gettonate quando si parla della scelta di un attore o di un’attrice di passare dietro alla macchina da presa. Ma è davvero sempre tutto così obbligato? Ci sarà pure una ragione se un tempo a Marcello Mastroianni, Anna Magnani o James Stewart non sarebbe mai venuto in mente di diventare registi. Da qualche decennio invece i casi si sono moltiplicati con una vera e propria esplosione negli ultimi anni. Con esiti fortunati e altri decisamente meno.

di Tommaso Magrini

L’ultimo a compiere il grande (o piccolo) passo è stato Ryan Gosling, sexy canadesone espressivo quanto un comodino che pareva aver dato una svolta alla propria carriera attoriale qualche anno fa grazie alla doppietta in rapida successione DriveLe idi di marzo. Il sicuramente bello, e nemmeno lontanamente tenebroso, Ryan arriva in sala (il 16 aprile) con Lost River, che nelle intenzioni dovrebbe essere un thriller noir a metà strada tra David Lynch e Nicolas Winding Refn ma anche tra Terrence Malick e Dannis Hopper con una spruzzata, ci mancherebbe, di Stanley Kubrick.

Questo, chiaramente, nelle intenzioni. Comunque in Lost River qualcosa, di confuso, sotto sotto c’è. E allora è ancora presto per decidere dove ficcare la carriera registica di Ryan: tra i passi obbligati fortunati o tra i passi obbligati sfortunati?

TOP 5 DEGLI ATTORI DIVENTATI REGISTI

Sean Penn
Dieci anni dopo il suo esordio attoriale in Taps, nel 1991, l’ex Mr. Madonna ed ex Mr. Claire Underwood (alias Robin Wright ex Penn) si lancia come regista con Lupo solitario. Ispirato dalla canzone Highway Patrolman di Bruce Springsteen, il film racconta il post Vietnam in modo non convenzionale con tanto di nudi maschili. La sua seconda carriera è conosciuta soprattutto per il successo di Into the Wild ma il suo capolavoro è La promessa, straordinario thriller con Jack Nicholson tratto da un racconto di Friedrich Durrenmatt. È in post produzione il suo nuovo film, The Last Face, un dramma politico. E chissà che prima o poi non giri qualcosa sul suo idolo Hugo Chavez (ha gusti un tantino estremi il buon Sean).

Ben Affleck
Diciamocelo francamente: come attore Ben Affleck fa pena. Resta indelebile nella memoria il suo pessimo Daredevil, già tremiamo pensando al suo Batman, inorridiamo quando ci sovviene Pearl Harbor. Però dobbiamo dirlo: il mascelluto Ben si sta dimostrando un regista coi fiocchi. Vero che aveva già scritto la sceneggiatura del sopravvalutato Will Hunting ma dal 2007 ha imbroccato un triplete: il coinvolgente Gone Baby Gone, il tambureggiante The Town, l’ancor più convincente Argo. Aspettando il prossimo Live By Night.

George Clooney
Un altro la cui svolta registica di qualità pareva impronosticabile. Classico bello e impossibile, sembrava destinato a restare per sempre tra corsie di ospedali e belle donne pronte a cascare ai suoi piedi senza nemmeno dargli il tempo di pronunciare un “What else?”. E invece nel 2002 Giorgino gira Confessioni di una mente pericolosa, ai quali seguono l’ottimo Good Night, and Good Luck e soprattutto il brillante Le idi di marzo. Dopo la parziale battuta a vuoto di Monuments Men ci si aspetta un pronto riscatto. Noi tifiamo per lui, d’altra parte ormai è mezzo comasco.

Ron Howard
Troppo commerciale? Sarà anche vero, ma a noi Richie Cunningham piace parecchio anche dietro alla macchina da presa. Negli ultimi 30 anni ha sfornato un blockbuster hollywoodiano dopo l’altro mettendoci dentro però sempre qualcosa di particolare. Dal fantascientifico Cocoon fino ad Apollo 13, passando per Il Grinch e Il codice da Vinci. Negli ultimi anni i suoi risultati migliori, con Frost/Nixon e l’appassionante Rush sulla sfida tra Lauda e Hunt. A breve torna in sala con In the Heart of the Sea, che racconta la storia della baleniera Essex.

Clint Eastwood
Impossibile non inserirlo anche se l’infinita incetta di premi, onorificenze e riconoscimenti  fa venire il sospetto che sia un tantino sopravvalutato. Inizia la sua carriera da regista a 41 anni suonati dopo aver messo da parte il sigaro che dava vita alle sue due classiche espressioni attoriali. Si cimenta prima (e poi, con Gli spietati) col western, ma è dagli anni ‘90 che assurge ad Autore vero e proprio. Incursioni in tutti i generi, dalla fantascienza di Space Cowboys al musical di Bird e Jersey Boys, dal melodramma di I ponti di Madison County al bellico di Lettere da Iwo Jima fino allo storico di J. Edgar e al metafisico di Hereafter. Dulcis, per così dire, in fundo, il nazionalismo di American Sniper. I suoi punti più alti non sono certo gli acclamati Million Dollar Baby e Gran Torino, ma piuttosto i sublimi Un mondo perfetto e Mystic River.

FLOP 5 DEGLI ATTORI DIVENTATI REGISTI

Kevin Spacey
Kevin Spacey è un attore straordinario. Punto. Come regista diciamo che lo è un pochino meno. Insoliti criminali (1996) e Beyond the Sea (2004) sono passati inosservati come una ballerina di lap dance in borghese ad Arcore. Kevin si può consolare lucidando i due premi Oscar vinti, proprio briciole insomma, e godendosi l’elevazione a rango di messia grazie al suo superbo Frank Underwood nella serie House of Cards.

Danny De Vito
Danny De Vito è un attore simpatico. Punto. Come regista ha inanellato una serie di fiaschi da far impallidire il Superciuk di Alan Ford. Difficile trovare il punto più basso tra perle della luminosità di Hoffa e Matilda sei mitica. È probabilmente Duplex il momento più agghiacciante della carriera registica del gemello di Arnold Schwarzenegger. Un film accolto peraltro benissimo dai critici americani che lo battezzarono immediatamente come «il peggior film su New York mai girato nella storia del cinema».

Jennifer Aniston
Jennifer Aniston è un’attrice. Punto. Persino lei ha provato a reinventarsi regista ottenendo risultati talmente abbaglianti che nessuno è riuscito a vederli. Fortunatamente l’esperimento dell’ex Mrs. Pitt è rimasto tale e soprattutto di breve durata, visto che si sta parlando di un cortometraggio del 2006 intitolato Room 10. Polly non è andata oltre l’inizio.

Eddie Murphy
Tu quoque Eddie. Persino lui, il sorriso più smagliante del West ha avuto una fugace quanto infruttifera carriera registica. La pellicola incriminata si chiama Harlem Nights. Cast di primo piano (Richard Pryor, Danny Aiello) tutto al servizio dei lucidi dentoni del buon Eddie che stavolta la poltrona aveva pensato di tenersela tutta per sé. È finito per terra.

Nicholas Cage
Martin Scorsese, Joel e Ethan Coen, David Lynch, Spike Jonze, Oliver Stone, John Woo, Ridley Scott, Brian De Palma. Un attore che ha lavorato con tutto questo popò di maestri del cinema avrà pur imparato qualcosa alla fine, o no? Ecco, nel 2003 scoprimmo che ciò non è scontato. Scoperta realizzata grazie al terrificante Sonny, opera prima (e ultima) di Nicholas Cage, precedentemente attore per la suddetta lista di mostri sacri. Visto che negli anni a seguire la sua carriera è andata un po’ in calando non osiamo immaginare che cosa potrebbe fare in un’eventuale prossima volta.

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