Cinema

10 film che hanno fatto la fortuna di libri di una noia mortale

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«Mi chiesero se avevo letto Moby Dick e io risposi di sì anche se non era vero. Da lì cominciò tutto». Galeotto fu il romanzo di Herman Melville per il mitico Leonard Zelig. Il Conformista Assoluto, l’uomo Camaleonte, partorito dal genio di Woody Allen (tra l’altro, buon compleanno maestro!) diventa così perché mente su un libro che si sentiva costretto ad aver letto. Già, perché ci sono dei libri che non puoi ammettere di aver lasciato sempre a prendere polvere su un ripiano della libreria (o di questi tempi, piuttosto, film o serie tv che non puoi ammettere di non aver visto), anche se magari sarebbe meno noioso assistere a una partita di curling. Intera. Ma ogni tanto accadono dei prodigi per i quali alcuni film riescono a rendere sopportabile, persino divertente o addirittura un capolavoro, un libro noioso, per quanto illustre. L’ultimo a provarci in ordine di tempo è Ron Howard, l’ex Richie Cunningham con qualche pelo in meno in testa, che in Heart of the Sea (in uscita in questi primi giorni di avvento dicembrino) si accosta alla non proprio elettrizzante vicenda della balena bianca. E per riuscire a trasformare il cadenzato libro di Melville in una tambureggiante avventura cinematografica, Ron Howard promette che il suo mostro marino sarà «come King Kong». Anche se agli atti non risulta che lo scimmione più famoso di Hollywood sia mai stato un campione a delfino.

Il Casanova di Federico Fellini

Una delle operazioni più impervie di trasformazione da sòla pazzesca a incredibile capolavoro è quella di Federico Fellini, che nel 1976 ha l’ardire di adattare per il grande schermo l’Histoire de ma vie di Giacomo Casanova. Per chi non lo sapesse, oltre a essere bravo tra le lenzuola, il buon Giacomo era un vero avventuriero che ambiva a essere anche artista. Peccato fosse solo un mezzo poeta, un mezzo filosofo, un mezzo alchimista. Tra centinaia di pagine fatte di protervia e tronfiaggine Fellini coglie la dimensione tragica di Casanova e mette in scena un ritratto ai limiti del commovente di un uomo fallito.

Senso di Luchino Visconti

Camillo Boito aveva scritto un’innocua novella, un racconto breve che va a far parte di un’antologia di racconti sull’Indipendenza d’Italia. Non poteva certo immaginare che 70 anni più tardi, nel 1954, un grande del cinema italiano come Luchino Visconti avrebbe preso la sua storia per renderla un grandioso affresco della Storia. Eppure così è stato.

Il gobbo di Notre Dame di Gary Trousdale e Kirk Wise

Pare che il capitolo Parigi a volo d’uccello, contenuto nel NotreDame de Paris di Victor Hugo, rapido e pratico come un viaggio sulla Salerno-Reggio Calabria, si sia attestato tra le prime cause di suicidio del XX secolo. Nonostante questo c’è chi ha voluto andare un po’ al di là dell’impatto con questo libro, leggero quanto Giancarlo Galeazzi quando si tuffa in piscina, e trarne un meraviglioso cartone animato. Stiamo parlando, ovviamente de Il gobbo di Notre Dame della Disney.

Lolita di Stanley Kubrick

Tra le altre cose Victor Hugo ha scritto anche L’ultimo giorno di un condannato a morte. Ecco, sicuramente tutti coloro che si siano mai trovati nella condizione esistenziale descritta dal romanziere francese non hanno chiesto di trascorrere l’ultima oncia di vita leggendo Lolita di Nabokov. Eppure Stanley Kubrick, genio assoluto, è riuscito a trarne uno dei suoi tanti grandi film con la mitica immagine di Sue Lyon con occhiali da sole, cappello di paglia e bikini che nel 1962 generò svariati casi di licantropia.

Arancia meccanica di Stanley Kubrick

Ci risiamo con Kubrick. D’altra parte il regista britannico disse una volta che i capolavori del cinema nascono da libri mediocri. Cosa verissima nella maggior parte dei suoi film, compreso Arancia meccanica, delirante romanzo distopico di Anthony Burgess che si proponeva di schematizzare l’origine del male. Diciamo che l’impresa è riuscita un pochino meglio all’allegra coppia Kubrick-McDowell, anche se gli effetti sulle palpebre del povero Malcolm sono stati definitivi.

The Elephant Man di David Lynch

Chiariamo subito. Nulla in contrario agli onorevoli libri di Sir Frederick Treves e Ashley Montagu, The Elephant Man and Other Reminiscences e The Elephant Man: A Study in Human Dignity. Si tratta di interessanti memorie e dissertazioni sul caso clinico del povero John Merrick. Diciamo che il film di Lynch, uno che di solito adatta solo i suoi sogni (o meglio incubi), rende il tutto un pochino più coinvolgente. Un po’ come veder giocare il Barcellona dopo aver letto il pamphlet sul 5-3-2 presentato a Coverciano da Enzo Fascetti.

La sottile linea rossa di Terrence Malick

La produzione narrativa sulla seconda guerra mondiale è sempre stata molto florida. Giusto, interessante, importante, fondamentale, ineludibile. Però il libro di James Jones sulla battaglia di Guadalcanal è passato del tutto inosservato per qualche decennio. E ci sarà pure un motivo, direbbe qualcuno. Fino a quando non l’ha ritirato fuori Malick, un regista-filosofo che dopo 20 anni di inattività torna al cinema con un capolavoro che trascende (e di gran lunga) le pagine del romanzo per andare a parlare di natura e di assoluto. E leggendo Jones non c’erano neppure i canti melanesiani di sottofondo.

Il signore degli anelli di Peter Jackson

Sì, siamo pronti al lancio di frutta e ortaggi. Ma nonostante tutto ci prendiamo la responsabilità di dire che la trilogia di Peter Jackson è più divertente del mattone interminabile di J.R.R. e chissà quante altre R. Tolkien. Senza contare che le interminabili descrizione paesaggistiche del libro si risolvono in splendidi scenari naturali della Nuova Zelanda dove gli effetti speciali sostituiscono con un’inquadratura di dieci secondi almeno una decina di pagine. Per non parlare delle numerose digressioni, che hanno fatto la gioia dei peggiori nerd, ma che francamente avevano fatto addormentare i più. E ci fermiamo qui per non diventare logorroici anche noi. E adesso, fan incalliti e tolkieniani duri e puri, scatenate pure il vostro esercito di urukhai.

Il petroliere di Paul Thomas Anderson

Per dirla alla Woody Allen pare che Oil, il romanzo del 1927 scritto da Upton Sinclair, fosse talmente poco divertente da aver sostituito la pena di morte in diversi Stati. Ma questo piuttosto anonimo romanzo sull’espansione dei minatori nella California del primo Novecento e sul mito della frontiera ha goduto del grande servizio di Paul Thomas Anderson, che ne ha tratto Il Petroliere con Daniel DayLewis. Mica un personaggetto.

L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese

Il romanzo dello scrittore greco Nikos Kazantzakis diede scandalo per come raccontava la vita di Cristo. E questo nonostante si trattasse di un libro noioso anche per fare il fermaporta. Nel 1988 Martin Scorsese prende quel cumulo di teorie apocrife e quell’ammasso di periodi affastellati in una qualche maniera e costruisce uno dei suoi capolavori. Ovviamente diede scandalo pure il film e la Sacra Rota chiese la distruzione di tutte le pellicole, l’esilio di Scorsese e dello stesso Kazantzakis, nonostante fosse morto una trentina d’anni prima.

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