Cinema

10 film che hanno sfruttato un grande evento

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Carpe diem. La lezione impartita da professor “Capitano, o mio Capitano” Robin Williams è un vecchio mantra per i cinematografari di mezzo mondo. Non conta solo pensare a un bel film o a una bella storia, ma bisogna anche valutare con attenzione quando farla uscire sul grande schermo. Insomma, bisogna saper cogliere l’attimo fuggente. Propagandare, sviolinare, anche criticare. Insomma, in linea generale sfruttare l’onda di un grande evento: le elezioni, un processo, un decesso. O un Giubileo…

Chiamatemi Francesco di Daniele Luchetti, 2015
Proprio così. Da qualche giorno in sala si trova Chiamatemi Francesco, pamphlet agiografico sui dolori e i miracoli del giovane Bergoglio in quel di Buenos Aires. Un papa che piace. I distributori hanno pensato di mettere in circolazione il buon Luchetti proprio nel momento in cui Francesco stava allungando già le mani per aprire la Porta Santa. Il rischio però è che tra Giubileo, Vatileaks atto primo e atto secondo, corvi, attici dorati, Ior, cardinali, immacolate e tutto il resto si rischi un’overdose di Vaticano.

La corazzata Potëmkin di Sergej Ėjzenštejn, 1925
«Secondo me, La corazzata Potëmkin è una sviolinata pazzesca». Ragionier Ugo Fantozzi docet, opportunamente parafrasato. Negli anni Venti in Unione Sovietica non è che si scherzasse più di tanto, soprattutto dopo l’avvicendamento Lenin-Stalin. I tempi delle scarpe sbattute all’Assemblea delle Nazioni Unite e delle perestrojke erano ancora lontani. E così il maestro Sergej M. Ėjzenštejn celebra saggiamente la Rivoluzione. E lo fa con quello che è universalmente riconosciuto come il film di propaganda più bello di sempre. Fantozzi permettendo.

Il trionfo della volontà di Leni Riefenstahl, 1935
L’ottima Leni, morta a 101 anni nel 2003, viene descritta da molti storici come una “personalità anticonformista”. Non ne dubitiamo, ma diciamo che nel 1935 prende moderatamente la scia del trionfo nazista e dà alla luce il celeberrimo documentario sul raduno di Norimberga del 1934 dei militanti del moderato e anticonformista partito di Adolf Hitler. Le immagini esteticamente e fisicamente impressionanti sono comunque mitigate da un titolo soft e di basso profilo.

Preludio alla guerra di Frank Capra, 1943
Chi l’ha detto che solo le dittature promuovono film di propaganda? Nella storiografia del cinema “su comando” c’è spazio anche per i democraticissimi Stati Uniti. Sì, quelli della caccia alle streghe. Nei primi anni Quaranta l’amministrazione dà fondo a molte risorse per convincere l’opinione pubblica che si è fatto bene a entrare in guerra. Nasce la serie Why We Fight, realizzata dal Dipartimento della Guerra, e il cui esempio artisticamente più riuscito è il film di Frank Capra che rilanciò la sua carriera e, per inciso, gli fece mettere in tasca un bel po’ di verdoni. Eh sì, anche la guerra (oltre che la vita) può essere meravigliosa. Per qualcuno.

Il caimano di Nanni Moretti, 2006
Marzo 2006. Mancano poche settimane alle elezioni politiche. Nelle sale italiane esce Il caimano di Nanni Moretti, che racconta le vicissitudini di un produttore cinematografico di serie B che si mette in testa di fare un film su Silvio Berlusconi. Scandalo, polemiche a non finire. Il girotondino Moretti fu accusato di tirare la volata alla favoritissima sinistra di Prodi-Bertinotti-Rutelli-Mastella e chi più ne ha più ne metta. L’allegra armata Brancaleone la scampa per un pelo ma il governo dura un battito di ciglia. Resta invece il finale giudiziario del film. D’altra parte, con Berlusconi un processo è per sempre.

Amanda Knox di Robert Dornhelm, 2011
Di film ispirati a storie di cronaca realmente avvenute ce ne sono centinaia, forse migliaia. Ma pochi di questi hanno l’ardire di essere stati realizzati mentre lo stesso caso di cronaca è ancora in corso. Questo “coraggio” lo hanno avuto i produttori americani di Amanda Knox: Murder on Trial in Italy, mezzo film di finzione e mezzo documentario uscito nel 2011 mentre il processo ad Amanda e Raffaele Sollecito era ancora in pieno svolgimento. Il 21 febbraio 2011, giorno della sua messa in onda negli Usa, i due ex fidanzati erano ancora in carcere dopo la condanna di primo grado. E chissenefrega se ancora mancavano 4 sentenze prima della parola fine sulla tragica vicenda dell’omicidio di Meredith Kercher.

Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow, 2012
Mancano pochi mesi alle incerte elezioni presidenziali del 2012. Il gradimento per Barack Obama è in calo. Arriva clamorosamente in soccorso Kathryn Bigelow, non certo una regista conosciuta per essere di simpatie bolsceviche. Il suo Zero Dark Thirty racconta l’operazione militare con la quale gli Usa hanno fatto fuori Osama Bin Laden qualche mese prima. Uno dei picchi del primo mandato di quello che l’ex Cavaliere definì il “presidente abbronzato”. In cambio Bigelow e sceneggiatori avrebbero ottenuto accesso a documenti top secret. Giù proteste. I repubblicani lo bollano come “spot elettorale”.

Jobs di Joshua Michael Stern, 2013
C’è poi la lunga lista di film che imprimono su pellicola l’esistenza di qualche poveraccio il cui cadavere è ancora caldo, così da sfruttare l’onda emotiva per la scomparsa di un personaggio pubblico. Una volta si aspettava almeno qualche annetto, per pudore e imbarazzo, ma ormai si fa tutto più velocemente. E così, a meno di un anno dalla sua dipartita, nel 2013 ecco arrivare il film su Steve Jobs. E va bene essere hungry, ma qui di foolish nemmeno l’ombra.

Benvenuto Presidente! di Riccardo Milani, 2013
Siamo nel 2013, mancano una manciata di giorni alla fine del settennato di Giorgio Napolitano. Presto il Quirinale avrà un nuovo inquilino. E così agli sceneggiatori Fabio Bonifacci e Nicola Giuliano viene un’idea brillantissima: «Perché non ci immaginiamo chi arriverà dopo Napolitano?». E così ecco che nel film vediamo il signor nessuno impersonato da Claudio Bisio salire sul colle più alto d’Italia. Passa quella manciata di giorni e che succede? Sul colle ci resta Napolitano. Eh sì, in Italia i politici hanno più fantasia dei film.

This Changes Everything di Avi Lewis, 2015
Per quei pochi che non lo sapessero, lo scorso 1 dicembre è cominciata la COP21, che non è un nuovo tipo di supermercato ma la conferenza internazionale sul clima di Parigi. Contemporaneamente è uscito nelle sale This Changes Everything, documentario di Avi Lewis sul cambiamento climatico. Girato in nove Paesi e cinque continenti diversi nel corso di quattro anni, This Changes Everything parte da una domanda originale e spiazzante: “e se il riscaldamento globale fosse la nostra ultima occasione?. Diciamo che se in un futuro non troppo lontano volessimo continuare a vedere ancora film da carpe diem, anzi se volessimo continuare a vedere un film qualsiasi, dovremmo trovare una risposta alla succitata domanda. Altrimenti, altro che “andiamo al cinema così stiamo un po’ al caldo…”.

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