Cinema

10 film per stomaci forti: gli horror più inquietanti di sempre oltre a The Green Inferno

10 film horror per stomaci forti

Torture, mutilazioni, amputazioni, uccisioni, ovviamente cannibalismo, varie ed eventuali. I temi affrontati dal nuovo film del sempre austero Eli Roth sono proprio quelli da tipico film per famiglie, no? Non si tratta certo di una novità per il regista di Hostel, da sempre avvezzo ad argomenti delicati e per palati raffinati. Anche il suo nuovo The Green Inferno promette una sana ora e quaranta di efferatezze e tamarraggine. Doti che non sono passate inosservate alla Commissione Censura, che ha vietato ai minori di 18 anni la visione del film, in sala dal 24 settembre. La storia è quella di un incidente aereo che catapulta un gruppo di passeggeri nel cuore della giungla, dove vengono presi in ostaggio da una tribù di nativi con usanze primitive e il verme solitario. Le solite cronache non si sa quanto reali e quanto create ad arte parlano di attacchi di panico e di nausea da parte dei fortunati (a breve sapremo dirvi quanto) spettatori che hanno assistito alle prime proiezioni tenutesi in occasione di anteprime e festival internazionali. D’altra parte si sa che per resistere alla visione di certi film senza perdere sonno e liquidi corporei in eccesso serve un certo pelo sullo stomaco. Eccone alcuni (escludendo le centinaia di horror del caso) che stimolano terrore, repulsione, disgusto e, talvolta, perversa attrazione.

UN CHIEN ANDALOU (Luis Buñuel, 1929)
C’è gente che fa fatica persino a mettersi le lenti a contatto, figurarsi che cosa gli può capitare vedendo la scena più famosa del cinema surrealista, quella dell’occhio tagliato…

ARANCIA MECCANICA (Stanley Kubrick, 1971)
Restiamo sugli occhi, ma stavolta invece che tagliati sono ben spalancati. La tortura, pardòn il “trattamento Ludovico”, tocca a quel bravo ragazzo di Alex DeLarge, costretto ad assistere a scene di violenza proiettate su uno schermo a poca distanza da lui e dalle sue palpebre, tenute aperte a forza da delle pinze.

HOSTEL (Eli Roth, 2005)
Visto che stiamo parlando dell’uscita di The Green Inferno non potevamo non inserire in questa elevata disquisizione estetica anche il cosiddetto “capolavoro” di Eli Roth, vale a dire Hostel. Di amputazioni c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma la scena più probante è sicuramente quando al povero Josh vengono prima trapanate le gambe e poi tagliati i tendini. Così, con grande gentilezza…

ANTICHRIST (Lars von Trier, 2009)
Un altro bel tipo regolare come Lars von Trier di scene pulp al cinema mondiale ne ha regalate parecchie. Ma la preferita dagli amanti delle forti (tu chiamale così se vuoi) emozioni è sicuramente quando la povera e diabolica (ex) madre Charlotte Gainsbourg si taglia il clitoride.

GOZU (Takashi Miike, 2003)
Miike è un altro personaggetto dai gusti forti. La dimostrazione è in questo grottesco thriller/horror presentato a Cannes durante il quale capita anche che un intero (e adulto) corpo umano fuoriesca dalla vagina di una donna. Così, en passant. Si narra di svenimenti e scioperi della fame sulla Croisette.

LA MOSCA (David Cronenberg, 1986)
La passione smodata, e in alcuni casi snodabile, di Cronenberg per le trasformazioni del corpo umano è cosa risaputa sin dai suoi esordi. L’apice dei suoi esperimenti cinematografici è raggiunto da La mosca, uno di quei classici film che le generazioni anni Ottanta spiavano di nascosto nella seconda e terza serata televisiva. Diciamo che restare impassibili di fronte al pasto di Jeff Goldblum versione mosca umana è pressoché impensabile.

ERASERHEAD (David Lynch, 1977)
A proposito di pasti, un’altra tranquilla cenetta di paura è quella propostaci dal film d’esordio di quel geniaccio di David Lynch. Il placido Henry Spencer, nelle allucinate fattezze del mitico Jack Nance (quanto ci mancherai Jack, nel sequel di Twin Peaks), si gode un pasto succulento a casa dei suoceri. Peccato che nel suo piatto qualcosa si muova…

OLD BOY (Park Chon Wook, 2003)
Giappone e Corea sono sempre molto generosi con gli amanti delle scene pulp. Gli esempi non si contano ma noi andiamo decisi sull’ottimo thriller di Park Chon Wook, nel quale l’affamato protagonista ingurgita un polipo vivo.

FUNNY GAMES (Michael Haneke, 1997)
Tra le esperienze più probanti per uno spettatore di film non c’è solo la visione di scene disgustose o oltraggiose fisicamente. Ci sono film che inquietano a livello morale, e lo fanno a un livello ancora più profondo rispetto agli altri. È il caso della terrificante pellicola di Haneke (prima autoctona versione austriaca), nella quale due sconosciuti prendono in ostaggio e torturano psicologicamente prima ancora che fisicamente una povera famiglia. Davvero disturbante.

SALÒ O LE 120 GIORNATE DI SODOMA (Pier Paolo Pasolini, 1975)
In questa particolare rassegna non poteva certo mancare l’ultimo film girato da Pasolini prima della sua ancora misteriosa morte. Qui siamo proprio su un altro livello. Le efferatezze fisiche si accompagnano a quelle psicologiche, in un vortice di male assoluto senza nessuna bussola moraleggiante o giudicatrice (nemmeno quella esterna del regista). Forse l’esperienza più forte e più difficile “regalata” dalla settima arte.

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