Cinema

15 film di guerra che non potete non aver visto

15 film di guerra che non potete non aver visto

Corea, Vietnam, più recentemente il Medio Oriente. E poi, ovviamente, Pacifico ed Europa. Il cinema ci ha portato spesso e volentieri sui campi di battaglia del XX (e XXI) secolo. Un genere che prese il via già dopo la fine della Grande Guerra e che venne sfruttato a dovere negli Usa negli anni Quaranta con i documentari “militanti” di Frank Capra e John Ford (tra gli altri). L’epoca d’oro degli anni Cinquanta e Sessanta è lontana, Saigon è caduta già da un pezzo e Terrence Malick ha ceduto del tutto alla sua deriva da videoarte, ma Fury di David Ayer, finalmente nelle sale italiane dopo un’attesa prolungata dal fallimento della Moviemax e movimentata dall’hackeraggio dei film Sony, prova timidamente (ma non troppo) a inserirsi nel florido filone del grande cinema bellico. Per riuscirci sbatte in bella mostra il faccione di Brad “Wardaddy” Pitt che sembra essere tornato il bastardo senza gloria di qualche anno fa. Atmosfere tarantiniane, maestosce scene di guerra alla Salvate il soldato Ryan e un pizzico di claustrofobia alla Lebanon e il gioco è fatto: Fury centra il bersaglio e dà il suo contributo a un genere che nel corso dei decenni ha dato vita a decine di grandi film, a qualche boiata pazzesca (spariamo sulla Croce Rossa e citiamo Pearl Harbor), a qualche onesta pellicola sopravvalutata (vedi Platoon e l’ipocrita Lettere da Iwo Jima). E a degli autentici capolavori.

QUELLA SPORCA DOZZINA (1967)
Perché vederlo: è un grande classico del genere con alte punte di ironia e con una caterva di grandissimi attori (da Lee Marvin a Ernest Borgnine, da Charles Bronson a un giovane Donald Sutherland). Non è tutto, è il 1967 e ci sono già i semi dell’irrivirenza tipica della New Hollywood.
Che cosa insegna: in tempi di guerra anche i condannati a morte o ai lavori forzati possono tornare buoni per portare a termine un lavoro sporco. In questo caso, conquistare un castello francese e sterminarne gli occupanti nazisti. 

I DANNATI DI VARSAVIA (1957)
Perché vederlo: è bello da vedere e bello da sentire. Il polacco Andrej Wajda rifugge la retorica ufficiale, sfida la censura stalinista e racconta una vera e propria discesa negli inferi durante l’insurrezione di Varsavia nel 1944.
Che cosa insegna: la guerra costringe sempre a scendere nelle fogne, più o meno letteralmente. La sfida è riuscire a sporcarsi solo di fuori e non di dentro.

LEBANON (2009)
Perché vederlo: per provare a capire, anche se solo lontanamente, la tensione che si prova a stare dentro a un carro armato mentre tutto intorno a te ci sono esclusivamente morte e disperazione. E per vedere il film israeliano che ha vinto il Leone d’oro a Venezia nel 2009.
Che cosa insegna: dentro a quelle macchine infernali c’è qualcuno, spesso giovane, che ha paura come tutti gli altri e che è costretto a compiere gesti orrendi.

FLAGS OF OUR FATHERS (2006)
Perché vederlo: anche se la critica tout court ha stabilito il contrario, è molto meglio del suo ideale “seguito” Lettere da Iwo Jima, film che appartiene alla nutrita schiera di opere “finte illuminate” di Clint Eastwood.
Che cosa insegna: in tempi di guerra ogni tanto bisogna mentire per uno scopo più grande (?). Come direbbe un personaggio dei romanzi di Dostoevskij, meglio Dio (in questo caso la bandiera americana) della Verità.

L’ARPA BIRMANA (1956)
Perché vederlo: per vedere la guerra attraverso gli occhi di un regista, Kon Ichikawa, molto lontano dagli stilemi e preconcetti occidentali. E poi perché dai, fa figo citare con cognizione di causa L’arpa birmana in una conversazione sul cinema.
Che cosa insegna: la guerra è un male assoluto che accomuna amici e nemici, vincitori e sconfitti, in una lunga distesa di cadaveri morti spesso senza un perché.

REDACTED (2007)
Perché vederlo: attraverso la ricostruzione fittizia di preteso materiale documentaristico Brian De Palma svela l’ipocrisia della guerra, la parzialità delle informazioni, la falsità delle immagini.
Che cosa insegna: a scavare più a fondo di quello che ci viene mostrato. A esigere una visione il più possibile completa, il meno possibile ripulita.

BASTARDI SENZA GLORIA (2009)
Perché vederlo: film bellico sui generis, due ore e mezza di puro godimento visivo. Un Tarantino da Serie A. La mascella di Brad Pitt, il ghigno di Chris Waltz e il boccale di Mélanie Laurent accompagnato da un libro e da un calice di vino. Wow.
Che cosa insegna: che la Storia può essere rappresentata anche raccontando semplicemente una storia.

RAN (1985)
Perché vederlo: è Kurosawa all’ennesima potenza. Scene di guerra maestose, tratti epici e insieme onirici.
Che cosa insegna: si può rifare un Re Lear nel XX secolo, ambientarlo nel Giappone del 1500 e dare comunque luce a un capolavoro.

LA GRANDE ILLUSIONE (1937)
Perché vederlo: pacifista ante litteram, l’acclamato (a ragione) filmone di Jean Renoir è uno di quei film che non potrete mai ammettere di non aver visto se volete passare anche solo lontanamente per cinefili.
Che cosa insegna: non c’è nulla di male nel cedere a un pizzico di sentimentalismo ogni volta che si vede il capitano von Rauffenstein cogliere un fiore in onore del nemico ucciso. 

LA GRANDE GUERRA (1959)
Perché vederlo: è il capolavoro di Monicelli e una delle massime espressioni del cinema italiano.
Che cosa insegna: gli italiani magari giocano a calcio come se fosse una guerra e fanno la guerra come se giocassero a calcio ma nel momento più inaspettato possono trasformarsi da scansafatiche in eroi.

FULL METAL JACKET (1987)
Perché vederlo: vedere i metodi d’addestramento più bastardi (anche qui senza gloria) della storia. Ammirare la regia perfetta di Stanley Kubrick e il ghigno enigmatico di Vincent D’Onofrio.
Che cosa insegna: impossibile non impararare una nuova vastissima gamma di insulti, improperi, offese, nonché scoprire quali siano le uniche forme di vita cui dà i natali il Texas.

ORIZZONTI DI GLORIA (1957)
Perché vederlo: per emozionarsi ogni volta che Kirk Douglas passa fuori da quella locanda e sente il canto di quella ragazza tedesca e il silenzio commosso dei soldati francesi.
Che cosa insegna: l’ambizione e la stupidità di chi comanda possono condurre alla rovina un intero esercito.

IL CACCIATORE (1978)
Perché vederlo: per trascorrere quasi tre ore di spettacolo puro: visivo, psicologico, emotivo. Robert De Niro e Christopher Walken in stato di grazia, c’è pure Meryl Streep. Il capolavoro di Michael Cimino, il film definitivo sul Vietnam.
Che cosa insegna: la guerra può diventare una droga. E il proprio futuro diventa, letteralmente, una roulette russa.

APOCALYPSE NOW (1979)
Perché vederlo: non esiste assolutamente alcun motivo per non vederlo.
Che cosa insegna: a cominciare ad apprezzare l’odore del napalm di primo mattino.

LA SOTTILE LINEA ROSSA (1998)
Perché vederlo: Terrence Malick era perfettamente sano e non era ancora diventato il videoartista con la fissa per le impronte di piedi sulla sabbia bagnata di Tree of Life, To The Wonder e Knight of Cups. È una ballata naturalista e intimista di una bellezza con pochi eguali.
Che cosa insegna: a ricordarsi che non ci sono altri mondi dove vivere ma c’è solo questo unico grande sasso. E poi insegna che la guerra non nobilita l’uomo, lo rende solo un cane rabbioso.

Commenti

Commenti

Condivisioni