Cinema

5 buoni motivi per amare i fratelli Coen anche dopo aver visto Ave, Cesare!

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“Attento perché il messaggio subliminale è: fottiti”. Ecco che cosa risponderebbero, alla maniera del loro Drugo/Lebowsky, i due fratelli più celebri di Hollywood alle critiche a un loro film. E allora “Ave, Coen”, d’accordo, ma diciamoci la verità: l’ultimo film di Joel e Ethan Coen, checché se ne dica in giro, non è il loro più grande capolavoro. Anzi, un capolavoro non lo è proprio. Ave, Cesare!, in uscita il 10 marzo nelle sale italiane, è un piacevole divertissement sulla Hollywood degli Anni Cinquanta ma non moltissimo di più. D’altra parte può capitare anche alla più grande coppia di autori cinematografici dell’ultimo ventennio di stare per una volta al di sotto dei propri standard, o no? Ma, sia che amerete sia che non amerete Ave, Cesare!, ci sono sempre dei buoni motivi per continuare ad amare i fratelli Coen. Eccone alcuni.

1. Sono divertenti

Non parliamo nemmeno de Il grande Lebowsky, postmoderno manifesto demenzialesistenziale, ma pensiamo solo alla sgangherata epica di Fratello dove sei? e all’inno all’incapacità umana di Burn After Reading. Su, dai, i film dei fratelli Coen rientrano nell’intrattenimento più sofisticatamente divertente degli ultimi decenni. Dalla rassegnazione e sarcasmo esistenzialista dal sapore alleniano di A Serious Man alla comicità più pop di Arizona Junior, la risata è territorio abituale per l’allegro (ma non troppo) duo. Ecco, non commettiamo un delitto se diciamo che Ave Cesare! Su questo terreno perde il confronto con molti dei loro precedenti film. Un po’ commedia, un po’ melodramma, un po’ spy story, soprattutto un pastiche di sketch musicali e non sul cinema che fu, Ave Cesare! diverte solo a tratti (non fate caso a quelli che in sala ridono in continuazione e rumorosamente per far capire che loro hanno capito. E voi no).

2. Sono irriverenti

Ah, giustamente vi dovevamo qualche cenno di trama su Ave Cesare! se no come fate a sapere di che cosa parla? Basti sapere, per farvi un’idea, che siamo negli anni ’50 (e questo l’avevamo già detto forse…) e il protagonista è Eddie Mannix (interpretato da Josh Brolin), un fixer (vale a dire quei personaggi che devono cercare di sistemare i casini creati dalle star di Hollywood durante la lavorazione di un film) che deve cercare, e possibilmente trovare, Baird Witlock (George Clooney), star di un peplum religioso che è stato rapito da un manipolo di sceneggiatori marxisti. Già da questo avrete capito che, come sempre, i Coen giocano con i generi cinematografici per creare qualcosa di molto personale. Lo hanno fatto tantissime volte nella loro carriera: dal thriller di Blood Simple al western de Il Grinta passando dal poliziesco di Fargo. Joel e Ethan giocano sempre su due parole d’ordine: “regole” e “caos”. Costruiscono un film all’interno degli stilemi di un genere per poi prendersene gioco al suo interno. Basti vedere i loro “cattivi”: nessuno come loro sa dipingere l’imbecillità del male (Fargo, film e serie, vi dice qualcosa?). Ma in Ave Cesare! il giochino non riesce del tutto: se è una commedia non diverte davvero, se è un melò sofisticato lo è solo nelle premesse e il fatto che sia una riflessione sulla Hollywood di oggi (svuotata di epica e valore) lo hanno smentito loro stessi. Va beh, consoliamoci con una scena di Fargo (citata tra l’altro nella prima serie di Better Call Saul).

3. Sono molto “indie”

Un po’ filosofi e un po’ rocker, i Coen sono la quintessenza dell’indie cinematografico. Nei loro film i fratelloni riescono sempre a creare un’atmosfera unica. Moltissimi loro personaggi sono entrati nell’immaginario: non solo il pop Lebowsky (guarda caso protagonista del film che i due dicono di amare meno della loro filmografia), ma per esempio anche il super nerd di Barton Fink, il cattivissimo Javier Bardem di Non è un paese per vecchi, l’ordinario professore Larry Gopnik di A Serious Man o il talentuoso ma sfigato cantante folk Llewyn Davis di A proposito di Davis. Tutti uniti dalla suprema entità del Caso. In Ave, Cesare! George Clooney prova a unire le fila con lo spassoso Fratello dove sei? ma ci riesce solo in parte e, anche se i comprimari (come sempre) sono da Serie A, si sente spesso la mancanza di un’unitarietà e di un filo rosso alla Coen. E, soprattutto, le musiche non sono nemmeno lontanamente paragonabili alle struggenti composizioni di Llewyin Davis.

4. Sono sempre alla moda

Lebowsky è entrato nella mitologia anni Novanta. Non solo per quanto riguarda il cinema, ma proprio per un’intero “stile” (chiamiamolo così) di vita. Ma i Coen sono riusciti spesso ad anticipare mode e tendenze cinematografiche. Loro hanno aperto la strada e hanno poi lasciato agli altri il compito, da loro aborrito, di diventare mainstream. Un esempio? Hanno anticipato ormai sei anni fa con Il Grinta il ritorno del western celebrato nelle ultime settimane con Tarantino & company. Ciò significa che saremo invasi prossimamente da peplum religiosi? Beh, in effetti sì. A Pasqua, per dire, arriva in Italia Risorto di Kevin Reynolds con Joesph Fiennes. Noi, nel dubbio, ci teniamo Ave, Cesare!, visto anche che nello straordinario e chilometrico cast si può pure ammirare Scarlett Johansson.

5. Sono dei veri Autori

Registi e sceneggiatori, solo sceneggiatori, produttori of course, e spesso anche montatori. I Coen sanno fare tutto. Del cinema conoscono non solo la storia, e Ave Cesare! lo dimostra chiaramente, ma anche tutti i segreti tecnici e produttivi. Entrano in tutti i momenti della costruzione dei loro film. Li scrivono, ovviamente, li dirigono, spesso li producono, e controllano anche il montaggio (cosa quest’ultima per niente abituale tra i registi hollywoodiani). Per loro il film è un lavoro, o un’opera d’arte, unica e complessa che deve interagire su tutti i livelli. Per questo esigono che gli attori recitino parola per parola quanto hanno scritto loro sul copione, altro che improvvisazione. Amano il cinema in tutte le sue componenti e lo dimostrano scrivendo, e producendo, anche per altri (basti pensare a Il ponte delle spie di Steven Spielberg). Per questo, e per il loro tratto unico e riconoscibile, sono rimasti tra gli ultimi Autori del cinema contemporaneo. Nonostante Cesare, sempre e comunque Ave Coen.

Godetevi questo tributo alla loro straordinaria filmografia per appuntarvi qualche film da vedere (o da rivedere):

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