Cinema

Better Call Saul prova che gli spin off possono essere (quasi) meglio dell’originale

better-call-saul-spin-off-breaking-bad

“Are you in legal trouble? Better call Saul”. Lo spot dell’avvocato deontologicamente più discutibile d’America è stato uno dei momenti più divertenti di tutta quella meravigliosa serie tv chiamata Breaking Bad. Quando, ormai due anni e mezzo fa, Walt e Jesse ci hanno salutato pensavamo che non avremmo mai superato il trauma. Ora invece, pur sentendone ancora la mancanza, non sappiamo come faremo a passare l’estate senza la compagnia di Saul Goodman (interpretato dallo splendido Bob Odenkirk). Già, perché martedì 19 aprile Netflix rilascerà l’ultima puntata della magnifica seconda stagione di Better Call Saul, lo spin off più riuscito di sempre (a proposito, è ufficiale il rinnovo per la terza stagione nel 2017). Dimenticatevi 90210, California, Joey, Fear The Walking Dead e tutti gli altri tremendi esempi nei quali gli spin off sono semplicemente un modo per tirare su qualche altro dollaro sfruttando il brand di una serie di successo. Saul è la prova che uno spin off può essere (quasi) meglio dell’originale. Volete amare una serie tv?  Il numero da comporre è sempre lo stesso, quello di Saul. Ecco perché fareste meglio a chiamarlo.

SAUL È DIVERTENTE
Sin dal primo secondo nel quale è comparso sullo schermo durante Breaking Bad si era capito che Saul Goodman non era un semplice comprimario. No no, Saul era un numero uno. Al massimo un numero due, come recita la tazza da caffè americano che gli regala Kim all’inizio della seconda stagione. “Beh dai, secondo avvocato migliore del mondo non è mica male”. Saul, che al momento nel suo spin off personale si chiama ancora James McGill, ci ha conquistato facendoci ridere. Battuta sempre pronta, eloquio fantasioso, moralità ed etica ben più che malleabili. Saul/James è sempre stato, ed è ancora, uno spasso.

SAUL È PROFONDO (E ANCHE ROMANTICO)
In Breaking Bad avevamo conosciuto solo una parte di Saul, quella del cazzone (oddio, si può dire?) divertente ma altrettanto furbo e scafato. In Better Call Saul invece, oltre alla genesi dell’avvocato Goodman, conosciamo anche James McGill, la sua parte più profonda. Ebbene sì, anche Saul ha dei sentimenti. Il rapporto complicato con il fratello è il filo rosso che ci fa comprendere molte delle sue scelte di vita. E poi, ovviamente, c’è il suo incondizionato e pressoché eroico amore per Kim. Eh sì, Saul è un vero eroe romantico, di quelli che salvano (o provano a salvare) l’amata senza chiedere nulla in cambio (e magari senza nemmeno dirglielo).

SAUL SI VESTE BENE
Quando, all’inizio della seconda stagione, Jimmy viene assunto da un grande studio legale è costretto a vestirsi bene, anzi benissimo. E riceve persino un’auto aziendale di primo livello, al posto della sua baracca bicolore su quattro ruote. Ma c’è un problema: la tazza da caffè non entra di fianco al cambio e i vestiti scuri a Jimmy mettono tristezza. E allora il guardaroba di Jimmy è pronto a diventare quello di Saul. Un tocco di colore non guasta mai…

SPOT PUBBLICITARI D’ESSAI
Saul lo abbiamo conosciuto attraverso uno spot pubblicitario che definire kitsch e pacchiano sarebbe riduttivo. E nella seconda stagione vediamo il nascente amore di Jimmy per l’arte (ormai tutto viene definito arte, no?) della pubblicità. Per girare i suoi “capolavori” si avvale della collaborazione di un paio di squinternati aspiranti registi cinematografici. Ma il vero Kubrick della situazione è proprio lui, che pur di rubare l’inquadratura giusta rischierebbe l’arresto…

LA MORTALE ANTIPATIA DI CHUCK
Ovviamente se sei il fratello di Saul perdi in partenza: sei l’antipatico dei due. Ecco, il “buon” Chuck fa di tutto per ricordarcelo in ogni singola scena. Le sue sopracciglia aguzze, il suo occhio a volte cadente a volte supponente, la sua assurda malattia, il rumore della sua coperta protettiva, il suo astio (e per certi versi invidia) nei confronti del fratello. Su, diciamocelo: è impossibile non odiare Chuck. Talmente impossibile che è la prova che anche su questo personaggio Vince Gilligan e Peter Gould hanno fatto centro.

LA VOCE DI KIM
Volenterosa, determinata, timida, idealista, generosa, un po’ goffa. I motivi per cui amare il personaggio di Kim Wexler sono molti. L’avvocatessa di talento ma bistrattata dai suoi superiori è entrata non solo nel cuore di Jimmy ma anche nel nostro. Ma uno dei motivi principali per amare Kim è il suo meraviglioso timbro di voce. Unico e inconfondibile, dà un tono del tutto particolare a lei e a tutto lo spin off, attentissimo come la serie madre alla sonorità.

LA VOCE DI HECTOR SALAMANCA
A proposito di voci e timbri vocali, in Better Call Saul abbiamo finalmente l’opportunità di scoprire come parla l’austero Hector Salamanca, zio di quel bravissimo ragazzo di Tuco. In Breaking Bad lo avevamo sempre visto su una sedia a rotelle e attaccato a una flebo intento a suonare quel fastidioso campanello per comunicare. Qui invece parla, eccome…

SIMPLY MIKE
Sarà che ogni volta che appare sullo schermo ci si aspetta spunti fuori subito anche Walter White, ma è impossibile non adorare il mitico Mike Ehrmantraut. Burbero, silenzioso, nonno devoto, parcheggiatore di giorno e mercenario di notte (ma quando può anche di giorno). Un arzillo vecchietto che tiene a bada da solo l’intero cartello della droga di Albuquerque. E non vediamo l’ora di capire come sia definitivamente entrato in affari con Saul…

IL NEW MEXICO
A donare al tutto un’atmosfera unica gioca sicuramente il New Mexico. Gilligan gioca molto su luci, colori, paesaggi, luoghi, rumori. Albuquerque e i suoi dintorni sono il panorama che rende inconfondibile una puntata di Better Call Saul o di Breaking Bad. I bar e i ristoranti semi vuoti, la polvere del deserto, le villette residenziali, i suv da bovari di provincia. Tutto contribuisce a creare la sensazione che da un momento all’altro vedremo rotolare una balla di fieno.

LA SPERANZA DI RIVEDERE WALT E JESSE
Mike, Tuco, Hector… Tutti magnifici e straordinari. Però tutti i fan di Better Call Saul hanno una speranza (anche se non tutti la confessano): rivedere Walt o Jesse. Eh sì, dai, chi non ha pensato almeno una volta che prima o poi ciò accadrà? Intanto si rincorrono le voci su altri ritorni… ma tutti aspettano il piatto forte. Rivedere Heisenberg, ancora una volta. E poi guardando Better Call Saul c’è quella piacevole sensazione di sapere che comunque in un modo o nell’altro Jimmy diventerà Saul.

Commenti

Commenti

Condivisioni