Cinema

Con 1992 la televisione rimpiazza definitivamente il cinema

1992 la serie

Debutta 1992, la nuova serie Sky nata da un’idea di Stefano Accorsi. E mette definitivamente una pietra sopra al cinema d’inchiesta. Ecco perché.

di Tommaso Magrini

«Il tamarro è sempre in voga perché non è di moda mai». Una verità scolpita nei versi di J-Ax, versione funkytarro. In Italia però c’è un’altra cosa che oltre a essere sempre in voga è pure di moda. Stiamo parlando, ovviamente, della “cara” vecchia tangente. Da poco più di 20 anni a questa parte si torna ciclicamente a parlare di una “nuova Tangentopoli”. Le inchiesta sugli appalti nelle infrastrutture degli ultimi giorni sono solo l’ultima novità di un’interminabile saga che ormai ha più puntate di Star Wars, Harry Potter e Twilight messi insieme. Ma tutte le grandi saghe hanno un principio. In questo caso tutto nasce nel rovente 1992, anno domini della Tangentopoli originale e delle stragi di mafia. C’era una volta un pool di magistrati e una lunga lista di imprenditori e politici corrotti… può sembrare l’incipit di un qualsiasi articolo di giornale di questi giorni ma sono anche gli ingredienti di 1992, la nuova serie tv in onda su Sky Atlantic dal 24 marzo.

Stefano Accorsi è entrato nel gruppo

La serie di dieci puntate, coprodotta da Sky con La7 e Wildside, nasce da un’idea di Stefano Accorsi. Già, proprio lui, il protagonista di capolavori indimenticabili (chiamiamoli così) quali Jack Frusciante è uscito dal gruppo e urlatore folle in compagnia di Giovanna Mezzogiorno in L’ultimo bacio. Stavolta il caro Stefano ha fatto davvero centro, grazie anche alla sceneggiatura di Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo e Alessandro Fabbri, che entra nel complesso scenario di inizio anni Novanta, cogliendo il fondamentale passaggio tra Prima e Seconda Repubblica. Lo fa senza però dare mai giudizi, nemmeno quando racconta il fenomeno Lega e l’ascesa, o discesa, politica di Silvio Berlusconi.

Accorsi interpreta Leonardo Notte, diabolico pubblicitario che fa un po’ da filo conduttore della vicenda, che parte dall’arresto di Mario Chiesa del 19 febbraio per sfociare in un affresco corale. C’è il pool di Mani Pulite al completo, con Antonio Gerardi nei panni di Antonio Di Pietro e Giuseppe Cederna in quelli di Francesco Saverio Borrelli. C’è la bella soubrette dai capelli rossi (l’ex Miss Italia Miriam Leone) disposta a qualsiasi cosa pur di sfondare in televisione. C’è il poliziotto Rocco Venturi (Alessandro Roja) pieno di inquietanti segreti. C’è Bibi Mainaghi, figlia punk di imprenditore travolto dallo scandalo giudiziario, interpretata dalla giovane promessa Tea Falco. Ma quello che colpisce è soprattutto quello che non c’è. Non c’è revisionismo. Non ci sono giudizi. Non c’è moralismo. Soprattutto non c’è quel conformismo che rischia sempre di fare capolino nei prodotti italiani.

Si scrive serie Tv, si legge cinema d’inchiesta

1992 è un importante tassello che conferma una tendenza virtuosa della tv italiana: raccontare senza filtri il presente o il recente passato del nostro Paese. Aveva cominciato a farlo Romanzo criminale, che aveva portato prima al cinema e poi sul piccolo schermo la vicenda della Banda della Magliana. Iniziativa ancora più coraggiosa quella portata avanti con Gomorra, che racconta la criminalità organizzata napoletana in diretta, sul “luogo del delitto”. La prima stagione di Gomorra ha fatto il pieno di ascolti e, dopo varie traversie anche legali, è molto atteso l’arrivo della seconda stagione a fine 2015 o al più tardi inizio 2016. Ora 1992 dimostra che ci troviamo di fronte a un filone davvero promettente in grado di parlare di argomenti scottanti e complicati, che per anni (se non decenni) sono stati accuratamente evitati dalla maggior parte dei nostri autori televisivi o cinematografici.

Finalmente sembra esserci il coraggio di prendere di petto temi scomodi senza appiattirsi troppo, in Pravda style, alle versioni ufficiali ed edulcorate dei tanti, troppi, misteri italiani del dopoguerra. Ancor più significativo che questo coraggio lo dimostri un mezzo popolare e non di nicchia come la televisione. 1992 conferma i sospetti: il sorpasso storico della televisione sul grande schermo è avvenuto. Non solo in termini di ascolti o visibilità, ma anche di qualità e coraggio. Una svolta epocale per l’Italia, dove siamo abituati a considerare la tv come la serie B del cinema. 1992 non fa parte dei classici sceneggiati televisivi italici ma entra di diritto nel novero delle grandi opere d’inchiesta. Un filone inventato dai maestri italiani degli anni ’70, da Gianfranco Rosi a Pietro Germi, e poi messo inopinatamente da parte dai nostri registi e ancor prima dai nostri produttori. Ora la musica è cambiata. Il cinema di inchiesta è tornato. In Tv.

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