Cinema

10 film di Hollywood che hanno rovinato bellissime fiabe popolari

film che hanno rovinato fiabe popolari

«C’era una volta…». Ah, come suonava bene quell’evocativa formula che non appena udita ci trasportava in un altro mondo. Un mondo fantastico, sconosciuto ma allo stesso tempo familiare. Un mondo nel quale le avventure dei nostri eroi si ripetevano uguali ma comunque avvincenti, all’infinito, fino a che tutti avrebbero finalmente vissuto felici e contenti. Oggi, in tempi post-postmoderni, nemmeno le fiabe sono più quelle di un tempo. E così capita di vedere un’Alice spadaccina, una Biancaneve soldato, un Robin Hood pro establishment o un Peter Pan adulto. Succedono cose simili, e molto altro ancora, in Pan, il film di Joe Wright in uscita nelle sale italiane il 12 novembre. La storia del bambino che non invecchia mai e capace di volare diventa un patchwork dove c’è di tutto e di più. Si cita qualsiasi prodotto pop degli ultimi decenni: da Star Wars a Pirati dei Caraibi fino ad Hunger Games. Qualche motivo di interesse c’è, da un rasato Hugh Jackman versione Barbanera a una sguazzante Cara Delevingne nei succinti panni di una sirena. Ma nel frattempo la fiaba originale è finita schiacciata dal resto, scomparsa chissà dove sotto le pieghe di un racconto che deforma fino a rendere irriconoscibile il materiale originario. Cosa che, recentemente, è successa parecchie volte… Volete qualche esempio di deformazione riuscita più o meno male? Eccoli.

HOOK – CAPITAN UNCINO (di Steven Spielberg, 1991)
Altro giro, altro scherzetto per il celeberrimo personaggio creato nel 1902 dallo scrittore scozzese James Matthew Barrie e reso immortale dal cartone animato della Disney di mezzo secolo più tardi. Hook, datato 1991, sarà anche stato un successo commerciale ma di sicuro non è un capolavoro, nonostante la regia di Steven Spielberg e nonostante la grandezza di Robin Williams. Su tutti giganteggia proprio l’attore, ma ciò non basta a portare a casa l’uncino… pardòn, il risultato.

PINOCCHIO (di Roberto Benigni, 2002)
Nel 2002, dopo aver trionfato a Hollywood con i tre Oscar per La vita è bella, Roberto Benigni decide di rovinare la propria carriera registica adattando per il grande schermo lo straordinario romanzo di Carlo Collodi e cercando di riproporre i canoni della capitale del cinema americano, ma male. Si tratta del film italiano più costoso della storia (45 milioni di euro) ma il risultato è ben più povero. E la Fata Turchina, interpretata dalla moglie del regista Nicoletta Braschi, è tutto fuorché magica.

A CINDERELLA STORY (di Mark Rosman, 2004)
La protagonista è Hillary Duff. Ah, non vi basta? Ok, allora sentite questa: Cenerentola non perde la  tradizionale scarpetta ma il telefono cellulare. C’è bisogno di proseguire? Dai su, non spariamo oltre sulla zucca… ehm… croce rossa.

ALICE IN WONDERLAND (di Tim Burton, 2010)
Tanto era intenso e profondo il cartone della Disney del 1951, tanto è vuoto e piatto il film dell’ex grande regista Tim Burton. E dire che di straordinari esempi di adattamenti di Alice il cinema, e non solo, è pieno. Basti pensare al dark, sì ma quello per davvero, film di Jan Svankmajer. Va bene che Burton fa praticamente lo stesso film da un ventennio a questa parte, ma la sua Alice ha un demerito ulteriore: ha creato il nuovo filone di obbrobri cinematografici tratti da fiabe tradizionali.

ROBIN HOOD (di Ridley Scott, 2010)
Ridley Scott, noi ti vogliamo bene perché hai fatto Blade Runner e anche il tuo nuovo The Martian non è affatto male. Però la tua versione del grande Robin Hood è davvero orrenda. Il buon Ridley praticamente fa un Gladiatore 2 la vendetta 10 anni dopo e lo ambienta in Inghilterra. Peccato che il ladro e sovversivo Robin diventi un comandante d’armata dell’esercito britannico interpretato da un bolso Russell Crowe (dieci anni… pesano). Due ore e mezza di pura agonia.

CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE (di Catherine Hardwicke, 2011)
Cappuccetto Rosso ai tempi dei licantropi. Ebbene sì, ci hanno tolto persino la prima fiaba che qualsiasi essere umano si sente raccontare quando è bambino. La “brillante” Catherine Hardwicke ammicca a Twilight e si ispira a caso a Cappuccetto Rosso. Ma vista l’attinenza al testo originario avrebbe potuto anche chiamare il suo film Dylan Dog nella foresta o Pierina e il lupo.

BIANCANEVE (di Tarsem Singh, 2012)
Errare umano ma perseverare è diabolico. Nel 2012 le major hollywoodiane hanno voluto raddoppiare la tortura. E così hanno fatto uscire contemporaneamente due film tratti dalla fiaba di Biancaneve. Ma se il film con Kristen Stewart e Charlize Theron non era niente male nonostante l’approccio più che postmoderno, quello con Lily Collins e l’ex attrice Julia Roberts è davvero di una noia e di un piattume mortali. Sembra che più di uno spettatore, davanti allo schermo, ha chiesto di poter addentare una mela avvelenata.

HANSEL E GRETEL: CACCIATORI DI STREGHE (di Tommy Wirkola, 2014)
Non vi è bastato? Ok, allora qui ci inoltriamo nel trash all’ennesima potenza. Nel “film” di Tommy Wirkola i due bambinetti paffuti e aspiranti portate culinarie diventano due diversamente adolescenti dotati di pistole, mitra, bazooka e bombe a mano. Già, perché loro danno la caccia alle streghe e le spazzano via dalla faccia della terra. Affascinante, no? Povera strega, perché non li hai mangiati quando potevi?

LA BELLA E LA BESTIA (di Cristophe Gans, 2014)
Altra eccezione da Hollywood, che però merita di essere ricordata. Prendi la straordinaria fiaba portata al cinema da un bellissimo film della Disney, aggiungi un tocco di Hayao Miyazaki, mescola con Edward mani di forbice, buttaci a caso una valanga di inutili effetti speciali e otterrai… un orrore (ma non nel senso di horror). Vincent Cassel e Léa Seydoux ci provano, ma non troppo, a salvare un caso da manuale di scempio cinematografico.

INTO THE WOODS (di Rob Marshall, 2014)
Rob Marshall, sin dai tempi di Chicago, non è uno che vada tanto per il sottile. E così in questo film decide di rovinare non una fiaba ma ben quattro. Eh già, perché questo pseudo musical si ispira contemporaneamente a Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Raperonzolo e Jack e la pianta di fagioli. Un po’ come quelle scuole private nelle quali si possono recuperare 16 anni di liceo in tre mesi e mezzo.

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