Cinema

La Giovinezza è il film giusto al momento giusto

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In un mondo che non riesce più a pensare al futuro si fa sempre più forte l’ossessione verso il proprio passato. Si è fatto abbastanza o si poteva fare di più? Ne è valsa la pena? Domande che trovano molto spazio in Youth – La giovinezza, che il regista premio Oscar Paolo Sorrentino a portato a Cannes. Nuovo esempio della crescente attenzione del cinema verso il tema della vecchiaia. Tratto da Onstage Magazine n. 77 di maggio/giugno 2015

«Questa è la mia vita… non è niente. Flaubert voleva scrivere un romanzo sul niente e non ci è riuscito, ci posso riuscire io?». In questa domanda che si pone Jep Gambardella ne La grande bellezza è racchiuso molto del cinema di Paolo Sorrentino. Un cinema nel quale i personaggi sono chiamati a una continua riflessione sulla propria vita, le scelte fatte o evitate. Sul proprio passato. Con le costanti domande di sottofondo: «Avrei potuto fare di più? Non ho fatto di più perché non avevo talento o perché non ne ho avuto la voglia? Che significato ha avuto la mia esistenza?».

L’interesse del regista napoletano per il tema della vecchiaia e del bilancio con la propria esistenza è emerso più volte nelle sue opere. Già nel suo esordio, Un uomo in più, ritrae una vecchiaia sui generis, quella professionale del protagonista Antonio Pisapia, calciatore ormai a un passo dal ritiro e quindi vicino alla “morte sportiva”. Il monologo liberatorio di Toni Servillo-Giulio Andreotti ne Il divo non è forse una immane resa dei conti con se stesso e con la propria coscienza? E lo stesso Sean Penn-Cheyenne di This Must Be The Place arrivato a 50 anni traccia un bilancio della sua vita e comprende che, per poter rinascere, il suo vecchio io deve morire.

Non sorprende allora che il premio Oscar torni prepotentemente sull’argomento in Youth – La giovinezza, uscito il 21 maggio sia al cinema sia in libreria, visto che con la sceneggiatura del film è stato fatto un libro. D’altronde Sorrentino faceva dire al suo Jep Gambardella: «Quando da giovane mi chiedevano: cosa c’è di più bello nella vita? E tutti rispondevano “la fessa”, io solo rispondevo “l’odore delle case dei vecchi”». In Youth la scena non è in una casa ma in un elegante albergo ai piedi delle Alpi. L’odore dell’invecchiamento però è comunque forte.

Protagonisti Fred e Mick, interpretati da due mostri sacri del calibro di Michael Caine e Harvey Keitel, due vecchi amici che alla soglia degli 80 anni si concedono una vacanza primaverile insieme. Uno è un regista ancora in attività che sta cercando di concludere la sceneggiatura di quello che lui è convinto possa essere il suo ultimo e più importante film. L’altro invece è un direttore d’orchestra in pensione che ha chiuso con la musica fino a quando non arriva un emissario della Regina Elisabetta che lo invita a suonare a Buckingham Palace per il compleanno del principe Filippo. In mezzo ai fumi delle saune e dei bagni turchi guardano con tenerezza alla vita ancora confusa dei propri figli in mezzo a una serie di corpi in decadenza che inseguono il passato della giovinezza e che cercano di dare un senso a quanto fatto.

Si tratta di un sentimento comune a moltissimi film di questi anni. La cinematografia dedicata al tema dell’invecchiamento si è fatta sempre più corposa. Ci sono titoli che affrontano il tema del rapporto di coppia, come Un weekend a Parigi e, in maniera dolorosa, Amour di Michael Haneke. Altri fanno i conti con la malattia, come Away From Her e Still Alice. Altri registi invece costruiscono una resa dei conti del tutto personale, come Clint Eastwood in Gran Torino e i fratelli Coen ne Il Grinta. C’è poi il desiderio di un’ultima, grande, avventura come nell’animazione Pixar di Up. Gli esempi, più o meno riusciti, non si contano.

Il cinema ribelle della New Hollywood non esiste più da un pezzo. Oggi il grande schermo ai nuovi modelli preferisce di gran lunga quelli vecchi. Chissà, forse sarà dovuto alle richieste del pubblico che per forza di cose aumenta costantemente di età. La vita media continua ad allungarsi di circa tre mesi l’anno e il tasso di natalità in Occidente si abbassa sempre di più. Secondo le previsioni dell’Istat, nel 2045 per la prima volta nella storia dell’umanità la popolazione con più di 60 anni eguaglierà quella con meno di 15. In Italia nel 2040 gli ultraottantenni come quelli di Youth raddoppieranno passando dagli attuali 3,7 a 6,5 milioni.

Non è un caso se, anche al cinema, questo sia un periodo dove regna l’eterno ritorno: Star Wars, Mad Max, Blade Runner e Jurassic Park in sala, X-Files e forse Twin Peaks in tv. Anche l’invecchiato mezzo cinematografico sta guardando a se stesso per capire il valore di quanto fatto? Chissà se, come Jep Gambardella, capirà che «c’è stata la vita nascosta sotto i bla bla bla. Emozioni, sparuti, incostanti sprazzi di bellezza insieme allo squallore più disgraziato sotto la coperta dello stare al mondo».

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