Cinema

10 indimenticabili scene dei film di Fantozzi

le 10 più belle scene dei film di fantozzi

La nuvola dell’impiegato, il direttore naturale, il megadirettore galattico, la signorina Silvani, il ragionier Filini, l’Ufficio Bustarelle e Raccomandazioni. Ci vorrebbe un libro intero, magari proprio uno di quelli scritti da Paolo Villaggio negli anni Settanta sul ragioniere Ugo Fantozzi, matricola 1001/bis dell’Ufficio Sinistri. Qualche giorno fa il web è stato invaso dalle commemorazioni di Ritorno al futuro, stavolta tocca proprio a Fantozzi spegnere le 40 candeline dall’uscita in sala del primo film, firmato da Luciano Salce nell’ormai lontano 1975. Un film che ha dato il via alla saga cinematografica del personaggio più amato e più popolare tra il pubblico italiano.

Fantozzi ha incarnato non solo un’epoca ma un archetipo, quello del dipendente vessato dai superiori, mediocre nella vita privata con qualche spasmo di ribellione. È l’assoluto della sfiga. Fantozzi è una opera cinematografica nel senso più profondo del termine, perché attraverso le immagini e le situazioni che racconta ha cambiato la maniera con la quale guardiamo al mondo. E gran parte del merito, oltre che ovviamente a Villaggio, va ai primi due film diretti da Salce: Fantozzi e Il secondo tragico Fantozzi. È qui che la straordinaria comicità delle vicende ha un respiro molto più profondo, più amaro, più corrosivo e dunque più denso di significato. Ed è in questi film che si trovano le perle più belle della saga di Fantozzi e dell’intero cinema comico italiano degli ultimi decenni. Ecco quelle che secondo noi sono le 10 più belle.

«È SEMPRE STATO IL MIO SOGNO»
Per arrivare a timbrare il cartellino d’entrata alle 8 e 30 precise i lavoratori italiani sono abituati a qualsiasi impresa. Sveglie che non suonano, post sbornie, autobus che non passano, traffico in tangenziale, gomma della bici bucata… e lacci delle scarpe strappate. L’incipit del primo Fantozzi è fulminante e identifica immediatamente una gran parte della popolazione italiana col personaggio. E poi su, chi non ha mai sognato di prendere l’autobus al volo?

«CHE FA… BATTI LEI?»
Il tennis non è esattamente il simbolo dello sport popolare e soprattutto non lo era nel 1975. Ecco allora uno dei fallimentari tentativi di Fantozzi e Filini di assurgere a un rango sociale più elevato prenotando un campo, ovviamente dalle 6 alle 7 antemeridiane della mattina più nebbiosa dell’anno.  Il tutto come sempre condito da un uso straordinario dei congiuntivi.

RINTERZO A EFFETTO
Fantozzi non è solo un “coglionazzo”, per dirla alla direttore duca conte Catellani. Ogni tanto ha degli sprazzi di dignità e orgoglio che sanno quasi di ribellione all’ordine costituito. Uno degli esempi più divertenti è sicuramente quello della partita a biliardo, cui Fantozzi partecipa come vittima sacrificale di Catellani per ottenere una promozione. Ma dopo il 38esimo “coglionazzo”, l’inerzia della sfida cambia radicalmente…

«TU MANCIA»
Saltuariamente Fantozzi tenta di rimettersi in forma, il più delle volte per provare a conquistare il cuore della signorina Silvani, miss 4° piano. Uno dei tentativi più seri è quello che lo porta alla clinica del dimagrimento alternativo del professor Birkermaier per cercare di dimagrire. Peccato che in realtà la clinica sia un carcere dove la dieta consiste in digiuno assoluto. E quando Fantozzi si trova faccia a faccia col direttore della clinica…

LA CENA AL GIAPPONESE
Ma le diete portano anche a qualche risultato e così per una volta, dopo la fuga dalla clinica delle Magnolie, Fantozzi ottiene un appuntamento a cena con la signorina Silvani. Per fare colpo la porta a un ristorante giapponese, e 40 anni fa non era così diffusa come abitudine. Il risultato è nefasto, non solo per le mani di Fantozzi ma anche e soprattutto per il povero cagnolino Pierugo…

IL TORDO
Ogni tanto i megadirettori concedono ai propri “inferiori” un’uscita in società. Uno di questi casi è la cena a casa della contessa. Dopo aver fatto la conoscenza del terribile cane da guardia Ivan XXXIII, diretto discendente di Ivan Il Terribile I, Fantozzi si ritrova alle prese con un classico cibo da alta società: il tordo.

«LE MANCA SOLO IL COMMERCIO SARDO»
«Ed arrivarono le elezioni, naturalmente anticipate». Fantozzi, come accade un po’ a tutti gli italiani anche nel 2015, si ritrova spaesato di fronte a campagne elettorali oscure, incomprensibili, dove comunque si voti alla fine governa chi viene scelto dai partiti politici. Ma in queste occasioni l’impiegato prova  a documentarsi e, soprattutto, informarsi. Esagerando un po’ con le spese in edicola…

«SCUSI, CHI HA FATTO PALO?»
Una delle maledizioni di Fantozzi sembra quella di non poter avere una vita privata. Megadirettori e direttori naturali possono disporre delle sue serate a loro piacimento. E così accade che proprio la sera di Inghilterra-Italia lui e la sua famiglia vengano chiamati d’urgenza al cineforum aziendale. Fantozzi si perde «la partita più bella degli ultimi 350 anni».

LA CORAZZATA POTEMKIN
Sempre la stessa sera di Inghilterra-Italia, che nel frattempo qualcuno sostiene sia finita 28-0 con gol anche di Dino Zoff di testa su calcio d’angolo, Fantozzi è chiamato a esprimere la sua opinione nel consueto dibattito dopo la visione de La corazzata Potemkin. Da qui la scena e la battuta forse più famose dell’intera saga fantozziana.

IL QUADRO NAIF JUGOSLAVO
La summa dei sogni di Fantozzi e del conflitto sociale ancora così sentito negli anni Settanta si svela però nella celebre scena del casinò, dove Fantozzi è costretto ad andare come presunto portafortuna di un megadirettore amante del gioco. Dopo aver bevuto qualche cassa d’acqua frizzante, Fantozzi intravede già la scalata verso il potere che la vittoria del duca conte potrebbe regalargli. L’immaginario ufficio di Fantozzi si inizia allora a riempire dei simboli del potere, dalla pianta di ficus al quadro naif jugoslavo fino alla classica poltrona in pelle umana.

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