Cinema

Luca Argentero torna al cinema con Poli opposti per superare certi «piccoli pregiudizi»

luca argentero

Il sex symbol del cinema italiano torna in sala dall’8 ottobre con la commedia romantica Poli opposti. Ultimo capitolo di una carriera poliedrica che la ho portato dai reality al grande schermo, dai talent al film d’autore. «Perché io amo l’avventura e lanciarmi nelle cose nuove senza rete»Tratto da Onstage Magazine n. 79 di settembre/ottobre 2015

Quanto è stato divertente lavorare e recitare in Poli opposti?
Molto, ma io sono uno che si diverte in generale sul set. In questo caso ho ritrovato Sarah Felberbaum che già conoscevo da molto tempo ed è stato tutto ancora più facile. E poi ho scoperto il regista Max Croci, un ragazzo molto talentuoso e una bellissima persona. Sono orgoglioso di essere già sul set del suo secondo film, Al posto tuo.

Nel film interpreti un terapista di coppia che entra in collisione con un’avvocato divorzista. Quando c’è di te in questo personaggio?
Lui è, come me, un romantico. Aiuta gli altri a risolvere le pene d’amore ma è il primo a soffrirne visto che sta divorziando. Non so quanto sia simile a me, sicuramente lo è nei modi, un po’ meno in quello che fa.

Serie tv, teatro e cinema d’autore con Ozpetek e Placido, ma anche Grande Fratello, Le Iene, Amici. Nella tua carriera hai fatto di tutto. C‘è qualcosa che ti piace di più del resto?
La mia è sempre stata una carriera schizofrenica. Non mi privo mai dell’opportunità di fare qualcosa di nuovo e di misurarmi con un ambiente che non conosco. Mi piace buttarmi senza rete in una nuova avventura, anche quando si tratta di cose che sembrano molto distanti dal mio mondo. Ho sempre cercato di divertirmi, scompigliare le carte e per ora le cose sono sempre andate bene.

C’è qualcosa che ti manca e che vorresti fare in futuro?
Ho avviato una piccola produzione, ho spaziato quasi ovunque. Non escludo in futuro di fare altro, anche in altre parti del mondo e non necessariamente come attore. Il nostro è un mestiere bellissimo ma precario, ci sono periodi nei quali imbrocchi tutto e altri nei quali non ne azzecchi una. E quando le cose non vanno bisogna avere il coraggio di cambiare.

Da piccolo qual era il tuo sogno?
Da studente universitario avevo capito di non voler fare un mestiere in giacca e cravatta, ordinario e ripetitivo. Se non fossi diventato un attore credo che avrei lavorato con mio papà, un piccolo imprenditore che costruisce case.

In passato hai detto che registi come Virzì o Moretti non ti chiamerebbero mai per una questione ideologica. Perchè?
Ma no, non è giusto fare nomi e non è detto che non succeda. Giustamente ci sono registi che pretendono di lavorare con attori che abbiano una formazione più classica della mia e delle basi che magari io non ho o che avrò tra qualche anno. Sulla mia carriera c’è un piccolo pregiudizio, è ovvio che la gente si faccia condizionare dal percorso che uno ha fatto. Ma il tempo è a mio favore.

Credi che paradossalmente la bellezza sia stata talvolta un ostacolo alla tua carriera?
No, neanche un po’. Il 70-80 per cento di quello che faccio è la commedia romantica e tra le caratteristiche richieste c’è anche quella di essere di bell’aspetto. La bellezza mi ha aiutato a fare qualcosa in più di quanto avrei potuto.

Tu sei impegnato anche nel sociale con il progetto 1 Caffè. Vedendo quello che accade in questo periodo tra migranti e tutto il resto quanto credi che siano solidali l’Italia e la sua classe politica?
Non si può parlare di solidarietà parlando di classe politica. I politici agiscono seguendo altri schemi mentali. Gli italiani sono invece un popolo incredibilmente solidale. Solitamente però ci si muove solo dopo qualche tragedia. L’idea di 1 Caffè nasce proprio da questo: essere solidali tutti i giorni con un piccolo gesto quotidiano, come quello di prendere un caffè. Con un euro al giorno si potrebbero risolvere tante cose, non solo mettere qualche toppa su un’emergenza.

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