Cinema

Oscar 2016, il meglio e il peggio della cerimonia che ha finalmente premiato DiCaprio

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Se è vero che l’attesa prolunga il piacere, la scorsa notte Leonardo DiCaprio ed Ennio Morricone hanno goduto da pazzi. Sarà per le (tante) delusioni passate, sarà per il loro immenso talento, ma sono loro due a essersi aggiudicati i due momenti più intensi della notte degli Oscar 2016, con due standing ovation da brividi. Una cerimonia condotta in maniera deludente dall’attore Chris Rock che ha incoronato praticamente tutti i favoriti della vigilia, regalando l’unica sorpresa (a metà) con Il caso Spotlight che ha battuto The Revenant. Ma ecco che cosa ci è piaciuto e cosa invece ci è piaciuto un po’ meno dell’infinita maratona notturna dell’Academy.

COSA CI È PIACIUTO

LEONARDO CHE SI IMPONE CON APLOMB – Quando Julianne Moore ha appena finito di pronunciare il suo nome, subito la formuletta magica “and the Oscar goes to…”, Leonardo DiCaprio ha sicuramente ricordato per un secondo tutte le occasioni mancate degli anni passati e soprattutto la delusione cocente del 2014. Scommettiamo che avrebbe voluto denudarsi e correre sotto la curva a esultare come un pazzo. E invece no. Si è sforzato di mantenere un certo aplomb, come se tutto ciò fosse normale e non fosse la fine di un incubo. Ha incassato un po’ imbarazzato la standing ovation dei colleghi, che solitamente viene tributata a ex stelle ottuagenarie sul viale del tramonto, ed è rimasto composto fino alla fine del suo discorso alla Al Gore. Leo siamo tutti felicissimi per te ma la prossima volta vogliamo che ti lasci andare un po’ di più.

L’ORSO TIFOSO – A tifare Leo, diciamo la verità, erano un po’ tutti. Anche i suoi rivali nella categoria Miglior Attore hanno tirato un sospiro di sollievo quando hanno scoperto di aver perso. L’eventuale, ennesimo, ladro di statuetta dopo Matthew McConaughey nel 2014 sarebbe diventato il nemico numero uno del web nonché il nome in cima al biglietto di addio che sarebbe stato ritrovato sul corpo senza vita di DiCaprio. A sostenere Leo c’era anche il suo partner sul set di The Revenant, l’orso.

KATE WINSLET INNAMORATA – Ma quand’è che Leo e Kate capiranno di essere destinati a stare insieme? Su, dai ragazzi, siete la coppia più bella del mondo. Quando si sono palesati insieme sul red carpet hanno sciolto il cuore persino all’iceberg che ha affondato il Titanic. E poi guardate come Kate seguiva il momento dell’Oscar a Leo…

L’EMOZIONE DI ENNIO MORRICONE – Mentre la nuova prassi cerimoniale prevede che i potenziali vincitori affidino ai sottopancia (cfr. più in basso) i propri ringraziamenti, è semplicemente fantastico il metodo analogico adottato dal maestro Ennio Morricone. Foglietto in mano, voce tremante, occhi umidi e figliolo traduttore al seguito. Standing ovation e grande emozione annesse.

ALICIA VIKANDER E IL SUO COPRIPIUMONE – Il suo vestito giallo con non meglio precisati inserti neroperlati assomigliava a un copripiumone ma la bravissima attrice under 30 ha portato a casa l’Oscar più meritato della serata. Strepitosa in The Danish Girl, visibilmente emozionata sul palco. Lei e Fassbender (che incassa amorevolmente un bacio al momento della proclamazione) sono la coppia più bella della nottata.

INARRITU E LA SUA GREEN CARD – Lo scorso anno Sean Penn lo aveva premiato chiedendosi scherzosamente chi gli avesse dato la green card. Dalla claustrofobica Broadway di Birdman agli immensi spazi di The Revenant, Alejandro Inarritu entra ufficialmente nella storia con il secondo Oscar consecutivo alla regia (ed è anche il terzo di fila a un regista messicano considerando anche il premio ad Alfonso Cuaròn per Gravity).

LA “BLACKBIRD” DI DAVE GROHL – Molto coinvolgente il classico spazio “in memoriam” con il ricordo dell’Academy per gli uomini di cinema scomparsi negli ultimi 12 mesi (stavolta c’era anche il nostro Ettore Scola). Momento reso ancora più intenso da Blackbird dei Beatles interpretata live da Dave Grohl.

POTERE ALLA TRISTEZZA – A proposito di momenti dolorosi, molto intenso lo speech di Pete Docter che ritira l’ennesimo e strameritato Oscar della Pixar per il capolavoro Inside Out. “Ci saranno giorni di tristezza e di paura. Ma ricordatevi che anche in quei giorni potete fare qualcosa”.

ALL’IMPROVVISO OLIVIA WILDE – Sul palco sono già passate la dorata Margot Robbie e l’elfica Cate Blanchett (un’abitudine per lei che ha interpretato Galadriel ne Il Signore degli anelli) e il peso della nottata insonne comincia a farsi sentire sulle palpebre del pubblico italiano, quando ecco che, all’improvviso, alle 5.29 del mattino, appare Olivia Wilde. L’effetto è migliore di una tanica di caffeina (lei è quella a destra).
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MICHAEL KEATON AMULETO – La serata si chiude con il trionfo di Spotlight, che soffia la statuetta per il miglior film a The Revenant e Mad Max. E noi sappiamo qual è stato il segreto della vittoria. L’andamento classicheggiante? La più che brillante interpretazione di Mark Ruffalo? La lucida lezione di giornalismo? Forse sì. Ma più di tutto pesa la presenza nel film di Michael Keaton. Per la seconda volta dopo Birdman un film con protagonista l’ex Batman più scorso della storia del cinema sbanca la nottata degli Oscar. E visto che non c’è due senza tre, se fossimo dei produttori/registi di Hollywood non avremmo dubbi su chi puntare per il nostro prossimo film…

COSA NON CI È PIACIUTO

CHRIS ROCK – Dai biscotti dei figli venduti alle star in platea alle continue battute che non fanno ridere, la conduzione di Chris Rock è stata un flop. Sì, è giusto sottolineare che nelle nomination dell’Academy non c’era nemmeno un attore di colore. E magari il video con i neri inseriti nei film può anche far ridere. Ma non si può insistere sempre sullo stesso tasto per tutta la serata. Più di una volta fa calare il gelo e la cerimonia si trasforma spesso in un lungo elenco di punti senza virgole e di premi senza intermezzi.

MAD GEORGE – Finora non abbiamo mai parlato del film che si è portato a casa più Oscar. Già, Mad Max ha vinto ben sei statuette, trionfando in tutte le categorie tecniche. Ma è proprio questa la principale arrabbiatura del regista George Miller. Il suo straordinario film d’azione ha fatto incetta di riconoscimenti ma non se ne parla minimamente perché nelle categorie che contano è rimasto a bocca asciutta.

RUSSELL CROWE INVECCHIATO MALE – Sono passati 15 anni da quando un giovane Russell Crowe ritirava l’Oscar per l’interpretazione de Il gladiatore. Da quel giorno di cose ne sono cambiate tante. E soprattutto è cambiato anche l’irascibile Russell. Non si può certo dire che il passare del tempo sia stato clemente con lui, se lo si guarda nel siparietto non proprio esilarante messo in piedi in compagnia di Ryan Gosling.

JARED LETO PETALOSO – Dal Cristo in bianco dell’anno scorso al “petaloso” di quest’anno, la mutazione non sembra aver giovato al cantante/attore Jared Leto che sul palco, tra l’altro, si è reso protagonista di un incomprensibile intervento sul palco.
Oscar 2016

I RINGRAZIAMENTI IN SOTTOPANCIA – Ne abbiamo già parlato nel paragrafo su Ennio Morricone, ma giova ribadire che i ringraziamenti dei vincitori in sovrimpressione nella parte bassa dello schermo sono tristissimi. Non faceva parte del divertimento anche vedere se qualcuno si dimenticava di citare qualche nome fondamentale? Immaginatevi i ringraziamenti di Sorrentino a Maradona e Scorsese in sottopancia e non in presa diretta…

LADY GAGA CORNUTA E MAZZIATA – Dopo aver tamponato il terrorizzato DiCaprio ai Golden Globes tutti pensavano che la notte degli Oscar sarebbe stata anche la notte di Lady Gaga. La cantante (ora anche attrice per la serie tv American Horror Story) era data per favorita per la Migliore Canzone Til It Happens To You (che ha pure cantato introdotta dal Vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden). Ma alla fine ha dovuto tornarsene a casa a mani vuote: niente Oscar e, ovviamente, niente Leo.

LA GAFFE DI SAM SMITH – L’Oscar destinato a Lady Gaga è stato scippato da Sam Smith, che ha vinto grazie alla sua Writing’s On The Wall (nella colonna sonora di 007 Spectre). Il buon Sam è incappato in una gaffe quando, ritirando il premio, ha detto di essere il primo uomo dichiaratamente gay a vincere un Oscar. Peccato che prima di lui ci fossero già stati Elton John (per Can You Feel The Love Tonight?, canzone del Re Leone), Dustin Lance Black (per la sceneggiatura originale di Milk), Howard Ashman (due volte per Migliore Canzone, ne La Sirenetta e in Aladdin) e Scott Rudin (produttore di Non è un paese per vecchi).

SLY AL TAPPETO – Il flop della serata è quello di Sylvester Stallone. La voglia di premi di consolazione aveva fatto impennare le sue chance di trionfare come Miglior Attore Non Protagonista per il 42esimo capitolo della saga di Rocky. Ma alla fine l’antipatico Mark Rylance de Il ponte delle spie infrange il suo sogno. E a Sly non riesce nemmeno di perdere restando in piedi fino al gong finale come contro Apollo Creed. Knock out.

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