Cinema

5 buoni motivi per andare a vedere The Hateful Eight anche se non amate Tarantino

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Siamo tutti d’accordo se diciamo che Quentin Tarantino è una rockstar, vero? Amanti del cinema o meno riconoscono nel suo genio “malato” un’unicità che è innegabile. E non stiamo solo parlando della capacità di dirigere i film, ma anche della cura maniacale che ha nelle sue scelte, dalla musica all’uso esagerato della violenza, fino alla spietata ironia con cui ha condito impeccabilmente alcune sceneggiature. Tarantino è audace, prende decisioni che all’inizio possono lasciare perplessi, ma poi si rivelano perfette. Comprese quelle di far esplodere le teste dei suoi protagonisti…

Il suo amore per il cinema l’ha sempre dimostrato in tutti i suoi lavori, ma con The Hateful Eight, il suo ottavo film in sala dal 4 febbraio, ha voluto esagerare. Tant’è che ha scelto di girarlo usando il glorioso 70mm, e precisamente il formato Ultra Panavision 70, da tempo abbandonato. Cosa significa? Significa che l’ampiezza dell’immagine proiettata ha un formato superiore e la pellicola coglie la profondità, il colore e la luce come l’immagine digitale non riesce a fare. Fidatevi, guardare The Hateful Eight in 70mm sarà un’esperienza. Purtroppo, in Italia per il momento sarà proiettato solo a Melzo (Milano), Bologna e Roma. Quella raccontata è una storia di bugiardi, di otto persone che vogliono andare avanti con la loro vita ma non possono. Una storia sulla claustrofobia, sulle cose che non vengono realizzate. Immaginatevi una bella riunione all’inferno, in questo caso un piccolo rifugio in mezzo alla tempesta, dove niente è come sembra. Ecco 5 buoni motivi – oltre ovviamente al fatto che è girato con il 70mm – per andare a vedere The Hateful Eight di Quentin Tarantino.

di Silvia Rossi

1. LA MUSICA
Per un film così ti aspetteresti di sentire in loop la più cattiva degli Slipknot, e invece Quentin ci stupisce con Ennio Morricone, le cui musiche donano drammaticità e ironia alla narrazione – già solo l’overture di circa 4 minuti vale tutto il film. Nella colonna sonora ci sono anche i White Stripes e Roy Orbinson, nomi altisonanti del panorama musicale, una tradizione per Mr. Tarantino, che nelle sue pellicole ha ospitato anche David Bowie, Quincy Jones, Luis Bacalov, Johnny Cash, tra gli altri. Ma la sua passione per le sette note non finisce qui: forse non sapete che ha fondato insieme al suo fidato produttore Lawrence Bender la casa discografica A Band Apart Records, che concentra la sua attività principalmente sulle colonne sonore dei film (e i suoi dischi sono distribuiti attraverso la Maverick Records, di proprietà di Madonna).

2. DATEMI UN LEONE
Il suo modo di girare si caratterizza anche per il costante ritorno di inquadrature già utilizzate, riprese da altri suoi film o ispirate da qualche altro collega. Tra queste ultime, il mexican standoff, situazione in cui almeno tre personaggi armati si tengono sotto tiro l’uno con l’altro. È un omaggio-citazione del finale de Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone e Tarantino è un maestro nell’usarlo. Ma l’amore per il regista italiano non finisce qui: Tarantino ha raccontato di aver coniato durante le riprese di The Hateful Eight l’espressione “Give me a Leone point of view” per indicare un certo tipo di ripresa – e ci fermiamo qui con i dettagli per non spoilerare. Tra le inquadrature più famose ideate da Tarantino c’è invece la trunk shot, quella in cui la macchina da presa si trova all’interno del bagagliaio di una macchina e riprende gli attori che si trovano all’esterno. La ricorderete in Le iene, Pulp Fiction, Jackie Brown, Kill Bill Volume 1 e A prova di morte.

3. LA GENESI
The Hateful Eight ha fatto il suo esordio il 19 aprile 2014 con una lettura dal vivo della sceneggiatura a favore di Film Independent, un’organizzazione no-profit che sostiene i cineasti indipendenti. All’inizio doveva essere un evento unico, invece l’enorme successo ha convinto Tarantino a ripensarci e trasformare la pièce in un film. Le riprese sono iniziate il 7 gennaio 2015 e ci sono voluti 91 giorni di set, anche se i tempi hanno rischiato di allungarsi. Per girare un western invernale così brutale infatti era necessario un ambiente altrettanto spietato, ma l’inverno a Telluride in Colorado quest’anno è stato più mite del solito e la tempesta di neve di cui aveva bisogno Tarantino si è fatta attendere. Per questo, ha preteso che il cast dovesse essere sempre a disposizione.

4. IL CAST
Nel film compaiono vecchie conoscenze di Tarantino come Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Walton Goggins, Michael Madsen, Bruce Dern, Tim Roth, James Parks e Zöe Bell – solo Jennifer Jason Leigh e Damien Bichir non avevano mai lavorato con lui in passato. Di solito Quentin in ossequio al maggior realismo possibile, obbliga gli attori a imparare a fare davvero quello che poi devono recitare. Per The Hateful Eight Jennifer Jason Leight ha imparato a suonare la chitarra per una scena bellissima (e fondamentale), mentre Zöe Bell – che interpreta Six Horse Judy, noto per la sua abilità a guidare un carro tirato da sei cavalli – ha dovuto imparare davvero a domare 6 animali. Per lo stesso motivo, quando le riprese si sono spostate dalle montagne del Colorado ad uno studios di Los Angeles, ha voluto che la temperatura fosse comunque sotto lo zero: «Voglio che la gente senta freddo davvero, voglio vedere il respiro condensarsi» ha detto. Con queste premesse, vedere il film è d’obbligo perlomeno per ripagare gli attori di tali sacrifici.

5. Ehi, è Tarantino. Davvero ve ne servono cinque di motivi?

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