Cinema

Torna X-Files, ma nel frattempo noi e il mondo siamo cambiati

the-x-files-the-x-files-19918135-1024-768-time-fli_7mhz.1920.jpg

La verità è (ancora) là fuori. 23 orbite della Terra intorno al Sole dopo, tornano Mulder e Scully. E chi non ricorda quella sigla dalla musica inquietante simile a un fischio? Schiere di italiani la ascoltavano con un misto di paura e di fascinazione la domenica sera prima di Pressing con Raimondo Vianello e le immagini del posticipo di Serie A (appuntamento allora quasi mitologico in un campionato di calcio ancora lontano dall’essere lo spezzatino di anticipi, posticipi degli anticipi e anticipi dei posticipi dei tempi odierni).

Guarda il video qui

Sì, avete capito bene e non fate finta di non saperlo: dal 26 gennaio arriva anche in Italia la nuova miniserie-evento di X-Files. Al timone sempre lui, il creatore Chris Carter, e sullo schermo la coppia di fatto David Duchovny-Gillian Anderson.

Che ne sapevamo allora che un giorno guardandoci indietro avremmo anteposto “a quei tempi” davanti a una frase che contenesse il nome della serie tv che appassionò milioni di spettatori in tutto il mondo? Eppure è così. Siamo nel 2016 e 23 anni dopo l’esordio di quella strana coppia di investigatori del paranormale molto è cambiato. Nove stagioni, 202 episodi, due film e 13 anni di quella che Carter ha definito “interminabile pausa pubblicitaria” dopo la tv, la tecnologia, le convinzioni, le paure, il mondo non sono più gli stessi di allora.
Primo banalissimo esempio? I telefonini (sì una volta si chiamavano così e non smatphone). Non so perché, ma una delle prima cose che mi vengono in mente quando penso a X-Files è Mulder che risponde a un gigantesco cellulare ovviamente senza mai dire “pronto” ma semplicemente pronunciando il suo nome. Diciamo che i modelli di oggi sono un tantinello diversi e riguardando queste astronavi (e ci credo poi che uno si convince che esistano gli alieni) viene la sensazione di vivere in un’altra era geologica. Qualche genio assoluto dotato di una discutibile mole di tempo libero ha persino deciso di raggruppare le telefonate tra Mulder e Scully provenienti da più di 40 episodi differenti.

Nel 1993 Mulder e Scully davano la caccia agli alieni ma non è che avessero grandi mezzi tecnologici a disposizione, diciamocela tutta. La lista delle cose che allora non esistevano è interminabile: tablet, droni, una quantità infinita di servizi tecnologici utilizzati come metodi di indagine e spionaggio. Ovviamente internet e i social network. Altro che indagini da poltrona, Mulder e Scully erano costretti sempre a prendere bagagli e burattini e recarsi sul posto. Con tutte le conseguenze del caso, tipo ritrovarsi nell’Area 51 dentro un corpo diverso dal tuo. Che cosa si fa in questi casi? Semplice, ci si mette a ballare davanti allo specchio facendo il verso ai fratelli Marx.

L’ingrediente principale di X-Files, ovviamente, è sempre stato il mistero. Carter aveva saputo creare il prodotto perfetto in grado di incarnare tutte le angosce e le paranoie di fine millennio. Eravamo a metà strada tra la caduta del Muro e l’11 Settembre. Le ideologie non esistevano più, la paura del terrorismo e la sensazione di inadeguatezza occidentale non esistevano ancora. La stessa frase manifesto di Mulder, “I want to believe”, rimanda al bisogno di credere in qualcosa. E allora, nei ’90 più che in qualsiasi altra epoca, il posto vuoto è stato colmato da teorie della cospirazione, complottismo, paranoia. Dopo la fine della Guerra Fredda, tutto ciò era incarnato perfettamente dagli alieni e dalla macchinazione governativa. Oggi il nemico è tornato a essere esterno. Allo scontro di ideologie socioeconomiche si è sostituito lo scontro di civiltà e gli alieni sono un po’ passati in secondo piano. Dopo l’11 Settembre la nostra sfera di privacy è sempre più limitata ma per assurdo abbiamo sempre meno paura del controllo.

Negli anni Novanta gli effetti speciali non erano certo quelli di adesso. E il budget dedicato alle serie tv non era certo paragonabile a quello odierno. Nelle puntate di X-Files spesso e volentieri, oltre che gli alieni, saltavano fuori mostri del più vario genere. 20 anni fa ci facevano una paura buia, anche se non tutti lo ammetteranno. Rivedendoli oggi, svariati vampiri-zombi e chi più ne ha più ne metta dopo, l’effetto è in certi casi persino comico.

Per anni, forse decenni, Mulder e Scully si sono chiamati sempre per cognome. Mai una volta che avessero pronunciato i loro nomi propri. Se Fox avesse chiamato Scully per nome, cioè Dana, la reazione sarebbe di certo stata simile a quella di Filini con Fantozzi al campo da tennis: “Che fa ragioniere, mi dà del tu?”. “No no, batti lei, congiuntivo”. Già, diciamo che il rapporto tra i due investigatori dell’occulto non è stato proprio focoso. Nelle serie d’oggigiorno, si va giù un pochino più pesante e le scene di sesso abbondano sin dal principio. Loro no, hanno aspettato ben 8 stagioni e 21 puntate prima di un timido approccio. E poi, op, la provvidenziale dissolvenza anni ’60.

Ma a essere cambiata è anche la televisione. Negli anni Novanta la tv era ancora un rito, da consumarsi in famiglia, in compagnia o da soli, ma comunque un rito. L’appuntamento con la visione della serie tv, e X-Files in particolare, era un evento. Avveniva in un giorno fisso a un orario prestabilito. Ora Mulder e Scully entrano invece in un circuito potenzialmente infinito di fruizione con canali free, a pagamento, on demand, streaming e tutto il resto. Altro che calendario, qui è un flusso ininterrotto.
E la concorrenza non è esattamente più quella degli anni Novanta. Vent’anni fa (anche meno, a dir la verità), la tv era considerata un po’ la serie B del cinema. Attori, sceneggiatori e registi di primo piano non si sognavano neppure di “sporcarsi” il curriculum lavorando per il piccolo schermo. Ora il rapporto si è ribaltato e il cinema ha invaso la tv. Decine e decine di serie di immensa qualità hanno catturato l’attenzione di critici e spettatori che fino a qualche anno fa avrebbero detto: “Serie, giammai”. Se nei ’90 c’era da battere al massimo la concorrenza di Beverly Hills o Baywatch qui entriamo in un palinsesto un tantino più affollato. Caro Uomo che Fuma, eri un comprimario straordinario ma ora ne dovrai accendere molte più di sigarette per essere certo di attirare la nostra attenzione.

Insomma, che cosa significa tutto ciò? Che X-Files non è nient’altro che un rudere, seppur glorioso, del passato? Non ci scoraggiamo così presto. D’altra parte pochi mesi fa il nuovo Jurassic Park ha sbancato il botteghino, David Lynch sta girando Twin Peaks, negli Usa molto probabilmente gli elettori saranno chiamati a scegliere il prossimo inquilino della Casa Bianca tra un Bush e un Clinton. Sembra del tutto evidente che gli anni Novanta siano tornati di moda. Una semplice operazione nostalgia, magari un bisogno di sentirsi ancora giovani e di fare affidamento sulle cose che un tempo avevano funzionato? Oppure qualcosa di più? chissà. Di certo i tempi sono cambiati e allora il verbo per forza di cose, cambia: “I Wish To Believe”.

Commenti

Commenti

Condivisioni