Cinema

La nuova serie Vinyl vi farà capire (o vi confermerà) che la musica è una cosa sporca

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“È sporca, è veloce e ti spacca la testa”. Richie Finestra descrive così la musica rock degli anni Settanta. Chi è Richie Finestra? Imparerete presto, anzi prestissimo, ad amarlo. O a odiarlo. Richie è il personaggio protagonista di Vinyl, la nuova serie tv targata Hbo e soprattutto ideata da quella strana (ma non troppo) coppia composta da Martin Scorsese e Mick Jagger. Metti insieme il regista più intenso e musicale della storia del cinema e la rockstar più cinematografica del panorama musicale e si ottiene ciò che inizierà ad andare in onda su Sky Atlantic in contemporanea con gli Stati Uniti a partire dal 14 febbraio. Ma Vinyl con San Valentino, smancerie e romanticismi vari non ha niente a che fare. Il mondo delle sette note non è mai stato rappresentato in modo così crudo, sporco e disilluso. Dopo aver visto la serie tv che è stata già acclamata come “il debutto più importante dell’anno” nonché addirittura come “il ritorno di Scorsese al suo massimo livello” nessuno potrà più guardare alla musica con innocenza e candore. Ecco perché.

PIU’ SESSO, PIU’ DROGA E ROCK ‘N’ ROLL
New York, 1973. Il ’68 è finito ormai da un po’. Richie Finestra è strafatto e compra cocaina da uno spacciatore mentre delle ragazze “vestite” in maniera più che discinta corrono sul tetto della sua auto. Davanti a loro un locale nel quale la gente fa sesso in piedi su una distesa di siringhe. L’incipit del pilot di Vinyl, diretto da Martin Scorsese (alla sua seconda esperienza televisiva dopo Boardwalk Empire e anche stavolta in coppia con Terence Winter), non potrebbe rendere meglio l’idea di quello che ci troveremo a vedere per tutta la stagione. Rock and roll? Certamente. Sesso e droga? Ecco, quelle ancora di più. Garantisce il buon Martin. Vi ricordate il recente The Wolf of Wall Street? Ecco, quello era niente.

IL CATTIVO TENENTE
Vinyl è pieno zeppo di rockstar: reali, impersonate o fittizie. Ma la vera rockstar della situazione è un manager. Richie Finestra, appunto, interpretato dal magnifico Bobby Cannavale che Scorsese aveva già conosciuto sul set di Boardwalk Empire. «Quando ho cominciato in questo business, il rock era reale e puro», dice Finestra nel pilot. Sembra molto difficile crederci, visto come viene rappresentato lui e tutto ciò che lo circonda. Richie, chiaramente italoamericano (avevate dei dubbi in proposito?), deve fare i conti con la crisi finanziaria della sua etichetta discografica, la American Century. Ed è costretto a tentare di venderla a una compagnia tedesca, cercando allo stesso tempo di mettere sotto contratto i Led Zeppelin. Richie è un cattivone spiantato che ha sfruttato al massimo la Golden Age dei Sixties per ritrovarsi poi devastato e molto molto drogato. «Uno dei miei problemi è il mio naso», dice lui, che sulla strada ha sedotto e abbandonato tanti artisti e provocato la distruzione artistica e personale di un cantante di colore. Insomma, dimenticatevi alla figura romantica del manager un po’ rocker un po’ papà, un po’ fratello maggiore. Richie Finestra sta alla musica come il Cattivo Tenente di Abel Ferrara sta alla Polizia.

SFRUTTAMENTO SENZA SCRUPOLI
Ma non è solo Richie Finestra a fare la parte del “cattivo”. No no, in Vinyl sono quasi tutti cattivi. A metà tra disperazione e crudeltà, tra narcisismo e opportunismo senza quartiere. Altro che valori, fede nella musica e nell’arte. «Non esiste business senza sfruttamento, gli artisti sono sempre vittime», ha dichiarato Martin Scorsese presentando il pilot della serie. E lo show non fa niente per nasconderlo. I manager e i discografici sono avvoltoi pronti ad avventarsi sulla carcassa di qualche artista in difficoltà. Ricattano, soggiogano, minacciano. Insomma, sono più alterati e fatti dei musicisti stessi. «Chiedete a Mick», ha detto ancora Scorsese. «Lui in quegli anni non vedeva l’ora di scappare via dalle riunioni coi produttori, tanto quelli erano pazzi». «Ne ho viste peggio che in The Wolf of Wall Street», ammette il leader dei Rolling Stones. «Quanta gentaccia…» Ecco, sicuramente l’allegra coppia in Vinyl non ha edulcorato la realtà, anzi…

GLI ANEDDOTI DI MICK JAGGER
A fornire il contorno e lo spunto per molte delle vicende raccontate sono certamente le esperienze reali vissute in prima persona o osservate da Mick Jagger. Gioie, tragedie, eccessi, eccentricità, follie, contraddizioni. Mick di cose in quegli anni ne ha viste, e vissute, tante. I dieci episodi di Vinyl sono pieni di concerti, feste e location ispirati a eventi realmente accaduti. A partire dal locale che fa spesso e volentieri da scenario delle vicende raccontate nella serie, dichiaratamente ispirato al mitologico CBGB, il tempio del punk dal quale dal 1973 in avanti sono passati tutti, dai Ramones agli AC/DC. Nel sesto episodio fa capolino direttamente David Bowie, in quella che diventerà la sua ultima apparizione sullo schermo. Non è un caso. Il Duca Bianco, simbolo della trasgressione made in ‘70s, era un amico molto caro di Jagger, insieme al quale aveva trascorso più di una nottata allo Studio 54 a Broadway. Ma Bowie conosceva bene anche Scorsese, tanto da interpretare Ponzio Pilato ne L’ultima tentazione di Cristo. Ah, in Vinyl c’è anche il figlio di Mick, James, che ha avuto l’ardire di confessare di preferire i Kinks ai Rolling Stones.

LE MEAN STREETS DI SCORSESE
L’idea originaria di Vinyl ha più di 20 anni e nasce ben prima del documentario Shine A Light sui concerti dei Rolling Stones al Beacon Theatre di New York. Scorsese ha infatti raccontato che lui e Jagger ci hanno pensato per la prima volta nel 1996, dopo che Martin aveva girato Casinò. All’inizio doveva essere un film epico, alla fine è diventata una serie tv nuda e cruda. In questi 20 anni Scorsese ha fatto tutto e il contrario di tutto. È diventato un regista pienamente mainstream, talvolta persino da blockbuster. In Vinyl, ancor più che in The Wolf Of Wall Street, Martin ritrova nel senso più ampio e paradossalmente puro possibile la sua anima cinematografica e musicale. Mai un regista quanto Scorsese ha saputo descrivere la sporcizia fisica e morale dei vicoli e dei grandi spazi di New York e ha saputo cogliere il lato oscuro della musica. Basti pensare a Mean Streets, l’incedere al ralenty di Robert De Niro, la luce infernale e Jumpin’ Jack Flash degli Stones. Forse Vinyl era già tutta lì.

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