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UNO DI NOI (se fossimo come lui)
Da quando è uscito, l’11 maggio scorso, Arrivederci, mostro!, non ha conosciuto altra posizione in classifica che la prima. Da quando sono stati messi in vendita, i biglietti per il tour sono andati a ruba (100.000 biglietti bruciati nelle prime 48 ore). Ma i numeri, per quanto importanti e significativi, raccontano molto poco di Ligabue. Luciano è un personaggio fuori dagli schemi, che sorprende soprattutto per quanta poca voglia abbia di mettersi sul piedistallo. Lo abbiamo incontrato, nella sua Correggio, poche settimane prima che partisse il tour.
di Daniele Salomone
Incontrare Ligabue è un’esperienza “rivoluzionaria”. Luciano è l’eccezione in un paese che elegge “rockstar dell’anno” il suo Presidente del Consiglio – ricordate la copertina di Rolling Stone? – perché protagonista di condotte (si fa per dire) esuberanti. Lui, il Liga, quello che riempie gli stadi, conserva l’onestà di un fanciullo e l’umiltà di un uomo di campagna, senza rinunciare alla genuinità del rock, quella che fa ballare, gridare e sudare. In Italia, in questo momento, è quanto di più anticonformista si possa immaginare. In casi come questo si dice “Ligabue è uno di noi”. Ma prima di pronunciare (o scrivere) quelle parole, dovremmo farci un bell’esamino di coscienza e capire quanto noi assomigliamo a lui.
Ho percepito Arrivederci, Mostro! come un album che segna in qualche modo una svolta, o per lo meno un nuovo inizio. Se la mia interpretazione è giusta, vorrei sapere da dove nasce la necessità di cambiare. Altrimenti, sei libero di smentirmi… Diciamo che ci sono una serie di piccole svolte. La più evidente è che per la prima volta non mi sono occupato in prima persona del suono, affidando tutto a Corrado Rustici. Non ho prodotto né co-prodotto il disco e questo significa che l’album esce con le proposte di un altro che, in quanto tali, non avrei pensato. Da sempre scrivo i miei testi e le mie musiche, mi occupo degli arrangiamenti e curo ogni suono. Ma il mio gusto cade inevitabilmente sempre nello stesso punto, proprio perché è il mio gusto! Per cui avevo voglia di capire cosa sarebbe successo affidandomi ad un professionista come Corrado. Ognuno può farsi un’opinione, ma io credo che sia riuscito a trovare un sound nuovo, fresco, pur mantenendo una certa continuità con il mio passato.
Ti sei messo in discussione dopo vent’anni di straordinario successo, lo trovo un gesto di grande umiltà. I tuoi colleghi solitamente fanno il percorso inverso, prima affiancati da produttori e poi da soli. Si vede che io sono partito troppo forte (ride, nda). Nel nostro mestiere il suono è importante. E’ la cifra stilistica con cui ti poni rispetto al resto del mondo. Se, ad esempio, Balliamo sul mondo avesse avuto una base pop, probabilmente la mia storia sarebbe stata diversa. Ma occuparsi di questo aspetto richiede un grande dispendio di energia. In parte è un godimento, in parte è una faticaccia. In questo momento io sono beato perché ho delegato a un altro questa responsabilità, anche se poi se la prendono con me se il disco non piace, non con il produttore. Fare tornare i conti su aspetti tecnici – quanto volume esce dal disco, quanto riesce ad essere uniforme nelle varie fonti sonore, eccetera - è un lavoraccio e non sei mai sicuro che vada bene. Un produttore fa questo dalla mattina alla sera, ha più competenza e più sicurezze.
Perché hai scelto proprio Rustici? Ho una grande stima di Corrado perché riesce a entrare in un progetto artistico senza sconvolgerne l’identità. La sua produzione si sente, ma devi andarla a cercare, perché non tende a imporsi. Ha fatto così anche con me, lavorando tantissimo per fa si che il suono fosse cazzuto, internazionale, ma anche pieno di sfumature. L’album si prestava, essendo molto vario. Nel tempo sembra non poter stare nello stesso disco di Quando mi vieni a prendere, così come Caro il mio Francesco potrebbe faticare di fianco a La verità è una scelta. Lui è riuscito, in collaborazione con il sottoscritto, a creare un album che della varietà facesse la sua forza, in cui ogni episodio è chiaro da un punto di vista sonoro, pur essendo molto compatto.
Leggi l'intervista completa a Ligabue sul numero di luglio di Onstage Magazine, clicca qui.
Guarda le foto della prima data del tour di Ligabue (Roma), clicca qui.
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