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Vasco e Guido Elmi
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NON CI BASTANO LE SOLITE EMOZIONI

In ogni grande storia musicale, ci sono sempre grandi produttori artistici. George Martin era un Beatles a tutti gli effetti e gli U2 devono molto a Brian Eno e Steve Lillywhite. Vale anche per Vasco, che con Guido Elmi ha condiviso trent’anni di vita, musica e successi. Una grande amicizia, un rapporto speciale tra persone che non si accontentano mai. Ecco il resoconto di una video-chiacchierata con Guido a pochi giorni dai concerti milanesi del Blasco.

di Daniele Salomone

Guido, raccontaci il tuo incontro con Vasco. Ho conosciuto Vasco nel maggio del 1979. Era da poco uscito Non siamo mica gli americani e lui doveva fare delle serate, dei concerti. Io fino ad allora della musica italiana conoscevo veramente poco, ho sempre ascoltato tutto quello che veniva dal mondo anglosassone; ero appassionato di rock-blues, di progressive, avevo persino un gruppo che faceva cover dei King Crimson (formazione inglese di progressive rock anni ’70, nda). E quindi non sapevo niente di Vasco. Poi l’ho incontrato e ho subito avuto la sensazione di avere conosciuto una persona speciale. Mi sono detto “Questo qui è uno giusto”. Vasco aveva negli occhi la scintilla di uno che avrebbe fatto strada. E così ho cominciato a suonare con lui, nelle piazze, come percussionista.

Com’era l’attività live allora? All’inizio non avevamo certo le possibilità di oggi, a volte i paganti erano poche decine, ma c’era bisogno di occuparsi comunque di tutto quello che succedeva fuori dal palco. L’organizzazione, le trattative con i promoter, il service per l’attrezzatura. Ogni volta era un’avventura, ma quel periodo ha consentito a Vasco e a tutti noi, compreso il sottoscritto, di crescere così tanto. Abbiamo fatto la gavetta, quella vera. Dopodichè sono arrivate le prime esperienza in studio insieme a Vasco. Il mio sogno era sempre stato quello di fare il produttore, non il musicista. Mi affascinava l’idea di curare il suono di una canzone, di un album. Siccome il produttore dei primi dischi (l’inglese Alan Taylor, nda) non c’era mai, pian piano ho cominciato ad occuparmene io; fino a Colpa d’Alfredo, uscito nel 1980, che è stato il primo album prodotto dal sottoscritto. La cosa interessante in quel momento era riuscire a fondere le nostre idee, il background cantautorale di Vasco con la mia impostazione più rock. Direi che ci siamo riusciti piuttosto bene fin da subito.

E da li è cominciata una storia che arriva fino ai giorni nostri. Il nostro rapporto va oltre una normale collaborazione produttore-artista. Attraverso di lui faccio cose che non avrei mai potuto fare da solo, realizzo dei sogni, come andare in America a suonare con musicisti che per me sono dei miti. E poi quando Vasco scrive il testo per un pezzo su cui ho lavorato io è una sensazione incredibile, ancora oggi, dopo 30 anni, mi emoziono. Fa parte della mia vita, anche se in qualche caso è stato faticoso.

In che senso faticoso? Ad un certo punto, verso la fine degli anni Ottanta, ero troppo coinvolto. Avevamo bisogno di staccare un po’ per poi ricominciare in modo diverso (Guido si riferisce al periodo coinciso con l’uscita di Liberi Liberi, autoprodotto da Vasco, nda). E soprattutto, Vasco aveva bisogno di liberarsi di me! (ride, nda). E’ stato giusto soprattutto per lui, i primi anni abbiamo lavorato troppo a stretto contatto. Oggi faccio solo il produttore artistico, mentre in passato ho fatto anche molte altre cose e Vasco aveva bisogno di ritrovare una certa libertà. Ricordo alcuni concerti del 1981: suonavo le congas, stavo al mixer, incassavo i soldi, scaricavo il camion… Non poteva durare! Anche perché mi toccava recitare la parte dello stronzo per riuscire a fare tutte quelle cose. La “separazione” è stata fisiologica. Ma in quel momento nessuno dei due ha rilasciato dichiarazioni in merito; se ci fossimo messi a fare i rancorosi, non ci sarebbe più stato il ravvicinamento. In ogni caso si è trattato di questioni lavorative, a livello umano non c’è mai stato problema.

Leggi l'intervista completa a Guido Elmi sul numero di aprile di Onstage. Clicca qui




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