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Michael Bublè
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Capita a tutti, anche a chi non è stato toccato dalla fede, di alzare gli occhi al cielo. Si cerca conforto, un consiglio. Magari si ha semplicemente bisogno d’ispirazione, come un giornalista cui venga chiesto di scrivere riguardo a una pop star (crooner?) come Michael Bublè. E allora s’invocano tutti i santi del paradiso, specialmente quelli che ricordiamo per le terrene virtù. Stavolta qualcuno lassù ha ascoltato l’Sos. Un’esperienza “dantesca”, irripetibile, che merita di essere raccontata per filo e per segno.

di Damir Ivic

Non vi sveleremo mai come ci siamo arrivati. Segreti del mestiere. Agganci buoni, forse. O semplice fortuna. O magari ci siamo inventati tutto, chissà (no, no... come potremmo?). Sta di fatto che sì, ora siamo seduti uno di fronte all'altro: il sottoscritto e The Voice, la leggenda, il crooner (e attore e uomo dalle amicizie importanti o pericolose), colui che se si tratta di cantare con classe può guardare tutti dall'alto in basso. E infatti: siamo in alto. Molto in alto. Siamo nell'unico luogo dove ora è possibile fare quattro chiacchiere col grande Frank Sinatra.

CHE CI FACCIO QUI?

“Ehi Frank, come va?” “Prima mi passi qualcosa da bere, poi decido se risponderti. E non è detto che lo farò”. Non è cambiato per niente, il vecchio Frank. Anzi. Anni e anni di paradiso non ne hanno smussato per nulla il carattere (“Non capisco: in paradiso?! Perché diavolo mi hanno messo in paradiso? Perché 'Hai una bella voce, una voce che è una benedizione' mi dicono quassù. Sarà anche vero, anzi è vero, ma io qui mi annoio. Da morire. Cioè, da morire una seconda volta. Non è che hai un sigaro da passarmi? Forse riesco a fumarlo senza farmi vedere. Manco si può fumare, qua. Che posto, che posto”). Una sorsata di whisky (“Buono. Mica come quella cosa da femminucce, il sidro, che provano a farmi bere qua. Per fortuna che ogni tanto qualche prete tira fuori le grappe che fabbricava giù nei conventi, quando era ancora vivo sulla terra”), un momento di silenzio, e poi i suoi occhi – quegli occhi! - tornano a fissarci combinando intensità e sarcasmo: “Quindi, cos'è che vorresti tu? Eh?”.

DONNA IOLANDA

Frank, siamo saliti da te perché sta per passare dalle nostre parti, in Italia, Michael Bublè. Volevamo, tipo, un tuo parere. “Ah. In Italia. Michael Bublè. Ah”. Ci prepariamo ad uno scoppio d'ira. Cinque secondi. Dieci secondi. Non arriva. “Credo che se tu fossi stato, che so, tedesco o francese ti avrei già preso per il collo e scaraventato lì dove devi stare, tra i mortali”, ma la frase termina con un sorriso. Acuminato, ma pur sempre un sorriso. Continua Sinatra: “Ok, parliamo. Cosa vuoi sapere?”. Nulla di particolare: un parere, un giudizio, capire fino a che punto fossero veritieri i giudizi che lo volevano tuo erede. Qua arriva una risata omerica. Ma bonaria. “Iolandaaaa...” si mette a chiamare; dopo qualche istante, arriva una graziosa nonnina dall'aspetto, dobbiamo dire, molto italiano. “La conosci Iolanda, vero? No? Che razza di giornalista sei? Mi mandano le mezze calzette ora ad intervistarmi?”. Ehm… “La signora qui presente è Iolanda Moscone. La nonna abruzzese di Bublè. Trattala con deferenza. E' stata una donna eccezionale, giù in terra, e continua ad esserlo ancora qua. La sua cucina fa impazzire tutti quanti”. Signora, i miei omaggi. “Iolanda, questo qua vuole parlare di tuo nipote. Chiedermi cosa ne penso. Tu sai cosa ne penso, vero?”. Iolanda non apre bocca. Fissa noi. Fissa Sinatra. Si allontana sghignazzando. Comincio a fissare Sinatra pure io, nel tentare di capire il senso di questo comportamento.

QUESTI FIGHETTI CANADESI

“Prendo sempre in giro donna Iolanda perché da italiana forte e valorosa qual era è andata a dare vita ad una stirpe canadese. Michael è canadese, questo almeno lo sai, vero? Canadese! Come si fa a essere canadesi?!? Tu lo guardi South Park?”. Eh? Prego? “Non pigliarmi per i fondelli. Lo so che lo guardi. Il cartone animato. Beh, lo guardiamo anche qui in paradiso, ci si mette un attimo qua a captare i segnali televisivi”. Oddio, South Park non mi sembra proprio una visione celestiale e da educande. “Siamo in paradiso ma non siamo dei rimbecilliti, qualche sana risata ci piace farla pure a noi e, personalmente, mi piace l'idea di essere aggiornato su quello che va oggi. Cosa dovrei fare secondo te, guardare sempre quei pallosissimo programmi per ragazzi degli anni '50? Sorbirmi solo i documentari sulle iguane delle Galapagos? Dicevamo di South Park: quello che mi fa più ridere è quando pigliano per i fondelli i canadesi. Esilarante. E fanno benissimo a farlo. Noi italiani sbarcati in America sì che ci abbiamo dato dentro: sanguigni, permalosi, arroganti se serve, un po' mafiosi se è il caso, giusto per far capire che nessuno ci deve mettere i piedi in testa... Guarda i canadesi invece: bravini, perfettini, pulitini, educatini. Che roba è? Avete sangue o acqua nelle vene? Scommetto che invece di un buon whisky preferite tipo un succo a base di vitamine! Checche! Ecco, si vede lontano un miglio che Bublé è canadese. Io anche solo alzando un sopracciglio seminavo il terrore in mezza Hollywood; Michael scommetto che si fa pure fregare sul resto dalla commessa quando va al supermercato”.

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