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Paolo Nutini
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QUALCUNO HA IDEA DI CHE GIORNO SIA?

E’ uno dei protagonisti indiscussi dell’estate musicale italiana con ben cinque date nell’arco di pochi giorni (a luglio). Ma non c’è nulla di più sbagliato che accostare Paolo Nutini ad un qualunque riferimento temporale. Nonostante la sua giovane età (è nato nel 1987), il cantautore scozzese è disinteressato dalla dimensione tempo. La sua musica, la sua voce, ci sono oggi, ma potevano esserci 30 anni fa e ci saranno fra 40. Non provate a chiedergli l’ora o il giorno. Paolo non saprebbe davvero come aiutarvi. Chiedetegli di cantare, piuttosto.

di Tommaso Riva

Difficile scrivere di Paolo Nutini dopo un’intervista. Ancora più difficile è scrivere di lui senza aver avuto la possibilità di scambiarci due chiacchiere. Gli avrei chiesto come é possibile che un ragazzo tanto giovane, con un accento inglese maledettamente incomprensibile, sia riuscito in così poco tempo a conquistare il pubblico (e il cuore delle donne di mezzo mondo, italiane comprese). E invece, la risposta, ho dovuto trovarla da solo. E si chiama musica. In un panorama musicale come quello di oggi, che non sembra capace di proporre nient’altro che artisti/band usa e getta, schiavi dell’hype del momento, la figura di Paolo Nutini arriva come una boccata di aria fresca. Non che gli manchi l’aspetto fisico, diciamocelo. Il punto però è un altro: ascoltando una delle sue canzoni per la prima volta, per caso, vi sembrerà di conoscerlo da sempre. La sua voce vi ricorderà uno di quegli artisti che avete sentito a casa di quel vostro amico… Sí, quello che ha ancora i cd originali, magari addirittura qualche vinile, roba seria, Marvin Gaye, John Martyn. O forse era Nick Drake? Ma perché non Muddy Waters o Bob Marley se non addirittura Ben E. King?

LA COSA PIU’ IMPORTANTE

Essere influenzati dagli artisti del passato che, con la loro musica, hanno inevitabilmente segnato tutte le generazioni successive, è naturale per qualunque musicista. E non fa eccezione il nostro Paolo Nutini. Peró quella voce? Insomma, americano non sei, di colore neanche. Ma allora chi sei? Un artista che a soli ventitre anni sembra aver raggiunto la consapevolezza di un vecchio signore barbuto che beve silenziosamente la sua pinta di Guinness prima di riprendere a suonare l’amato fiddle nel pub di quartiere. Ecco chi è Paolo Nutini. Con quel sorriso un po’ beffardo, finto ingenuo, estremamente intrigante ed affascinante - contestato da alcune critiche inglesi per essere un musicista troppo eclettico (???) - é uno di quegli artisti che non fanno musica perché fa moda o perché vogliono arrivare al primo posto nelle charts. Lui suona per il solo piacere di suonare, perché non potrebbe fare altro. Art for art’s sake si dice in inglese, arte per il gusto di fare arte. Lo ha detto lui stesso più di una volta: “Da quando ho cominciato ad esibirmi dal vivo all’età di tredici anni, al liceo, suonare é diventata la cosa più importante della mia vita“.

MUSICA FAMI(G)LIARE

Paolo deve molto alla sua famiglia. Nonostante il nome (ma questo l’abbiamo sentito e risentito), é scozzese, originario della città di Paisley. Dice di suo padre: “Che Dio lo benedica, fa la stessa vita da sempre: si alza presto, va al lavoro nel suo negozio di Fish ‘n’ Chips e torna a casa tardi la sera. Un uomo semplice, mio padre. Eppure io, pur facendo un mestiere così affascinante come quello del musicista, non mi sento molto distante dalla sua filosofia”. Quando si dice dare l’esempio. Nel background di Nutini, c’è un’infanzia piena di personaggi competenti nel campo musicale; dal nonno Jackie, che per primo lo incoraggia a suonare, sino a una cerchia di amici di famiglia che permettono a Paolo, già da bambino, di venire a contatto con i più svariati generi musicali, dal jazz all’opera, passando per il folk. Ricorda quando da piccolo il nonno gli faceva ascoltare Verdi, Puccini, ma anche Lucio Dalla e Zucchero, artisti che sembrano affascinarlo in modo particolare. L’imprinting funziona alla grande e all’età di sedici anni decide di lasciare la scuola per dedicarsi al perfezionamento delle sue attitudini musicali. Quando non si ha poco o niente (e qui parliamo di beni materiali, non di valori morali e amore, perché quelli in casa Nutini abbondavano) non si ha nemmeno tanto da perdere. Ed é proprio con questa filosofia di vita che Paolo, cosí come molti altri grandi artisti prima di lui, lascia “tutto” e si avvicina sempre di più al mondo della musica. Iniziando da dietro le quinte, come roadie per un gruppo chiamato Speedway, incomincia a capire le prime dinamiche del mondo della musica.

Leggi il resto dell'articolo sul numero di luglio di Onstage Magazine. Clicca qui

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