Festival di Sanremo 2014

Festival di Sanremo 2014, 10 buon motivi per NON guardarlo

Festival di Sanremo 2014

Comincia martedì 18 febbraio il Festival di Sanremo 2014, evento mediatico a cui sarà difficile sfuggire così come lo sono state tutte le altre edizioni. In caso stiate cercando qualche buon motivo per non guardarlo, eccone addirittura dieci.

Prima che possiate pensar male a riguardo: io non odio il Festival di Sanremo, ho anche dei bei ricordi legati a qualche partecipazione fuori dai classici schemi (da Gabriel agli Smiths e ai New Order, tanto per  dire), semplicemente è uno degli avvenimenti più lontani dal mio modo di intendere la musica che io possa immaginare. Tutto qui, eppure… Eppure a Onstage hanno pensato bene di rifilarmi per l’ennesima volta la parte del guastatore – il Superdirettore ormai c’ha preso gusto e, alla fin fine, lo faccio volentieri – e quindi io mi adeguo e compilo questa bella lista di dieci ottimi (?) motivi per scegliere un altro canale televisivo o, ancora meglio, dedicarsi ad attività più interessanti. Ciò detto, sfuggire veramente a Sanremo è una delle attività più difficili che si possano mettere in conto a febbraio, soprattutto se per lavoro, ma anche per passione, ci si occupa di musica o spettacolo. Siete comunque avvertiti: se vi sintonizzerete sulla RAI, ecco ciò che vi aspetta.

1. LA MUSICA ITALIANA
Croce e delizia della kermesse sanremese. C’è poco da fare, è assolutamente innegabile che, quella che sfila sul palco dell’Ariston, ammantata quasi sempre da una tristezza di fondo impossibile da scacciare, sia la musica popolare italiana nella vera accezione del termine. Non vi piace? Siamo d’accordo, ma quello è, ed è inutile pensare a quanto sarebbe bello se invece che Arisa o Giusy Ferreri, comparissero sui teleschermi gli Zu, la Fuzz Orchestra oppure…

2. I BLOODY BEETROOTS CON GUALAZZI?
È la stessa domanda che si sono fatti tutti, quando sono stati annunciati i nomi dei partecipanti. Poi, si potrebbe anche pensare che sia fichissimo abbinare un pianista d’estrazione jazz prestato alla canzone e che pare un settantenne con il progetto di Bob Cornelius Rifo, colui che ha messo d’accordo punk e techno, McCartney e Black Flag, Refused e pubblico da rave. Invece no, perché cose del genere odorano di finto e non funzionano quasi mai e non basta cacciarci dentro Tommy Lee dei Mötley Crüe e suonare Nel blu dipinto di blu per essere cool. Il che ci porta direttamente al punto tre.

3. I DUETTI
Probabilmente era dai tempi delle coppie Mino Reitano/The Hollies o Nicola Di Bari/Gene Pitney che non si assisteva a duetti tanto interessanti quanto azzardati come quelli di questo Sanremo. Detto di Bloody Beetroots/Gualazzi, siamo elettrizzati all’idea di (non) sentire Arisa con i Whomadewho che fanno Cuccuruccucu di Battiato, Francesco Sarcina e Riccardo Scamarcio (embè…) all’opera con Diavolo in me di Zucchero oppure Francesco Renga con i Modà (Un giorno credi di Bennato). Oltre ogni plumbea previsione…

4. L’OSPITE D’ONORE (NON MUSICALE)
Uno dei pezzi forti del Festival, da sempre, è la categoria “Ospite d’onore” (non musicale), in cui viene raggruppato chiunque accetti di passare dieci minuti (ben pagati, che vi credete?) sul palco dell’Ariston per un serrato botta e risposta inutile con il presentatore di turno. Ricordo ancora con orrore un frastornato Mike Tyson confessarsi a Bonolis, ma quest’anno niente di tutto ciò! È stata proprio Luciana Litizzetto ad annunciare di non volere “fighi e fighe di Parigi che vengono qui a fare nulla”. E con un un super cast composto, tra gli altri, da Enrico Brignano, il quale promuove il suo sceneggiato su Rai Uno (guarda il caso, a volte…), Laetitia Casta e l’astronauta Luca Parmitano, come darle torto? Se poi aggiungete le ventilate e possibile partecipazioni di Del Piero, Totti o Balotelli, il cerchio si chiude…

5. LA GIURIA DI QUALITA’
Qui si toccano vertici sublimi, almeno a mio parere. Non solo televoto e pubblico da casa, ma controllo della qualità dei pezzi da parte di un’apposita giuria selezionata. Sulla carta, un’idea fantastica, se non fosse che al posto di nomi come Morricone o Mogol, per esempio, ci sono Giorgia Surina, Aldo Nove, Paolo Virzì, Silvia Avallone, Lucia Ocone e Silvio Orlando, tra gli altri. Escludendo per reali meriti musicali Rocco Tanica, Anna Tifu e Paolo Jannacci, il senso qual è? Basta essere appassionati di musica? Avere almeno cinquanta CD in casa? Essere famosi? Mistero, canterebbe Ruggeri.

6. I PRESENTATORI
Anche quest’anno tocca alla collaudatissima coppia Fazio-Litizzetto che tanto piace agli italiani. Al di là di qualche scelta coraggiosa e sopra la media, all’indubbio merito di aver abbassato la media dell’età dei partecipanti sotto ai 70, e a quello di non aver chiamato Al Bano per la novantesima volta, la sensazione è quella del deja-vu. Il cliché Sandra&Raimondo (lei che fa la battuta impertinente, lui che si scusa imbarazzato col pubblico)  che ripropongono da anni – in primis a Che tempo che fa? – ha mostrato la corda da tempo e speriamo, per voi che vi guarderete tutte le serate, che sia limitato al minimo sindacale. Sempre meglio, comunque, di Bonolis o Pippo Baudo, sia ben chiaro.

7. LE NUOVE PROPOSTE
Altra categoria in cui possono confluire le cose più disparate: dal rapper Rocco Hunt a The Niro – nuovissima proposta, tra l’atro, quasi inedita verrebbe da aggiungere – passando per Zibba, che ha già vinto un Premio Tenco, tanto per dire, a tali Bianca e Diodato. Sfugge, ancora una volta quali siano i criteri di selezione, ma tant’è, non è il caso di farsi troppe domande.

8. IL DOPOFESTIVAL
Ovvero la parte meno vista del Festival. E ci sarà un motivo, viene da pensare – anche se ricordiamo con piacere quella in cui Elio E Le Storie Tese si dilettavano a cantare i pezzi in gara inventandosi un accompagnamento musicale inedito. Il motivo è che, dopo quattro ore di “quasi nulla”, la maggior parte degli italiani preferisce il sonno della ragione. Riuscirà, quest’anno, l’effetto Caterpillar a invertire la tendenza?

9. RENZO RUBINO TRA I BIG
Chi???

10. EFFETTO TALENT
Viste le mirabolanti sorprese sanremesi che vi aspettano dietro l’angolo, ne ho in serbo una anche io e, invece che con l’ennesima cattiveria, concludo con un plauso: a parte Noemi e Giusy Ferreri, brave comunque ad affrancarsi dalla trappola, sono molto felice di non vedere i soliti riciclati dei talent, che sia X-Factor, Amici o un altro a caso. Sarebbe ora di ricominciare dai (pochi) locali in cui si suona dal vivo, invece che dalla palestra della De Filippi. Buon festival a tutti!

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