Festival di Sanremo, gli ospiti stranieri nei favolosi anni 80

Al Festival di Sanremo negli anni 80 transitavano ospiti stranieri di altissimo livello. Nonostante la spietata legge del playback, in Liguria è passato il gotha della musica internazionale, dai Queen a Whitney Houston passando per i Bon Jovi e molti altri. Foto Olycom.

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E’ passato molto tempo è vero, ma è sempre spiazzante constatare l’incredibile voragine cultural-musicale che separava il Festival della Canzone Italiana dal resto del mondo negli anni Ottanta. Fa specie vedere rockstar e popstar internazionali, spesso introdotte da presentatori impacciati, esibirsi sul palco dell’Ariston piuttosto che nel leggendario Palarock (struttura costruita appositamente per ospitare band e cantanti stranieri nel 1987, ’88 e ’89) rigorosamente in playback. Ecco dieci performance che Sanremo ha offerto durante i favolosi anni 80.

Dire Straits, 1981
Quando arrivano a Sanremo, sono al top della popolarità. È l’onda del superbo Making Movies, uscito l’anno precedente, a portarli sul palco dell’Ariston. Mark Knopfler e soci si esibiscono addirittura in due serate.

Van Halen, 1982
Nonostante il successo planetario di 1984 debba ancora arrivare, i Van Halen suonano Pretty Woman in chiave hard rock. Epico David Lee Roth, più impegnato in pose e calci volanti che a (far finta di) cantare. Un’atteggiamento che molti artisti replicheranno negli anni a venire, dimostrandosi infastiditi dal doversi necessariamente esibire in playback.

Kiss, 1982 (in collegamento via satellite da New York)
Momento di ilarità assoluta quando i tre Kiss (il quarto membro, Ace Frehley, sarebbe stato allontanato di lì a breve) iniziano a molestare l’imbarazzatissima conduttrice Gianna Morello. Il collegamento  con New York è un evento nell’evento e viene vissuto come tale dai molti fan italiani della band.

Peter Gabriel, 1983
L’ex Genesis si presenta truccato e si lancia, senza preavviso, sul pubblico in platea camminando sulle poltrone. Si parla addirittura di scandalo! Certamente una simile performance non è prevista, ma se non altro Gabriel porta un po’ di pepe all’interno di una competizione tremendamente ingessata e tradizionalista.

Queen, 1984
Avere una band di questo calibro come ospite speciale e farla esibire in playback resta ancora oggi una scelta incomprensibile. Freddie non gradisce, allontana spesso il microfono costringendo i fonici della Rai a giocare maldestramente col volume della canzone per rendere la trasmissione televisiva più credibile. Che spreco!

Duran Duran, 1985
Duran Duran, Spandau Ballet e Frankie Goes To Hollywood nello stesso anno tutti a Sanremo: siamo in pieno delirio new wave e anche le scelte artistiche per gli ospiti del Festival seguono il trend imperante. Stoico Simon Le Bon che si esibisce in Wild Boys nonostante un piede sfasciato.

Depeche Mode, 1986
Sono giovani ma già lanciati alla conquista delle chart di tutto il mondo. Stripped porta il synthpop all’Ariston, un momento ai confini con l’industrial che dà il via al sodalizio dei Depeche con Sanremo. Gli inglesi infatti si ripresentarono anche nel 1989 e nel 1990.

The Smiths, 1987
Arriva il Palarock. Carlo Massarini presenta gli ospiti, il cui calibro si impenna vertiginosamente (Paul McCartney, Def Leppard, George Harrison, INXS, Elton John, Joe Cocker, Patsy Kensit, Paul Simon, Europe tanto per fare dei nomi pesanti), ma rimane il playback! In questo caso, ancor più dell’esibizione stessa, da non perdere è l’intervista che Morrissey rilascia alla Rai, rispondendo alle domande con un entusiasmo debordante.

Whitney Houston, 1987
Performance clamorosa della cantante americana, a cui viene chiesto uno storico bis. Lei, da superstar assoluta, acconsente e ripropone il brano cantando dal vivo sulla base pre-registrata. Il pubblico è in delirio. Ancora oggi, riguardare quelle immagini dà i brividi.

Bon Jovi, 1988
Il glam e l’hair metal sono una realtà anche in Italia. L’isteria per l’esibizione dei Bon Jovi al Palarock ne è la migliore dimostrazione. Peccato per il solito playback che non ci permette di ascoltare dal vivo uno dei brani più belli di sempre nella storia del rock.