Festival di Sanremo 2014

Filippo Graziani a Sanremo Giovani: «L’importante è esserci»

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Filippo Graziani si presenta al Festival di Sanremo 2014 nella categoria giovani, dopo tanti tentativi, finalmente la grande occasione. Leggi l’intervista. Foto di Franco Turcati.

Filippo Graziani partecipa a Sanremo 2014 con il brano Le cose belle, canzone che è riuscita a portarlo sul palco che voleva da tempo: “Ero molto pessimista, ho già provato a partecipare al Festival altre volte ma mi era sempre andata male. Quest’anno c’era una rosa imponente, realtà di livello assoluto, affermate e conosciute, la fortuna è stata che questa giuria ha ragionato soltanto sul pezzo e sul progetto. Sono contento perché sono arrivato all’Ariston praticamente da indipendente e senza supporti esterni, è una grande soddisfazione.”

Filippo è felice di partecipare, ma quali sono le reali aspettative per l’imminente kermesse? “Posso dire che intanto l’importante è esserci, Sanremo è una vetrina esageratamente importante, se fai il cantautore è il massimo a cui tu possa ambire. Poi spero che la canzone arrivi a chi la ascolti e l’album (dal titolo omonimo, in uscita il 20 febbraio ndr) funzioni. In questi giorni durante le prime prove ho già capito che sarà un’esperienza fantastica, avere intorno a te un’orchestra di gente così preparata e abile a suonare rende il pezzo ancora più grandioso. Inoltre la sensazione che si prova a calcare quel palco è clamorosa, avverti davvero di essere in un posto in cui si è scritta la storia della canzone italiana, è un onore avere il privilegio di starci in quel determinato momento”.

Un cognome importante ma allo stesso tempo pesante da portare se si tratta di gare e competizioni. In quanti ti hanno chiesto se c’è stato qualche maligno che ha pensato che tu fossi un raccomandato? “Ci sono eccome, per otto che entrano ce ne sono altri migliaia là fuori che hanno parenti, amici e conoscenze importanti che comunque non ce la fanno, è inevitabile si creino malignità e voci tendenziose. Ciò che vorrei far capire a chi pensa male è che mio padre non può prendere il telefono e dire ‘ehi fate passare mio figlio‘, quando si parla di lavoro c’è poco da fare, nessuno ti regala nulla anche se hai un cognome noto. Negli ultimi anni mi sono limitato a riproporre il suo repertorio per far scoprire alla gente anche le canzoni meno famose, sto continuando a farlo, c’è addirittura un suo disco in inglese che proprio di recente stiamo cercando di ristampare perché è qualcosa che pochissimi conoscono”.

Come sei passato dallo stoner rock alla carriera cantautorale tout court? “E’ stato un processo inevitabile: con la band con cui suonavo stoner, i Carnera, mi sono tolto parecchie soddisfazioni, tra cui aprire l’unica data del tour dei Black Label Society di Zakk Wylde qualche anno fa. Il punto è che non c’erano più i posti per suonare determinata musica, quando mi sono trasferito a New York ho iniziato a riportare la mia musica sui binari acustici e inevitabilmente il volume si è abbassato. I Carnera comunque sono in stand-by, i ragazzi che mi seguiranno per il tour solista per supportare l’uscita di Le cose belle sono gli stessi, quindi non è detto che questa sia una storia conclusa.”

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