Festival di Sanremo 2014

Festival di Sanremo, 10 indimenticabili momenti trash

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Il Festival di Sanremo è anche un raccoglitore di momenti trash e imprevisti indimenticabili. Ecco i dieci episodi che hanno fatto storia.

“Il Festival è oggettivamente brutto, ma io gli voglio tanto bene”, ha dichiarato Elio (delle Storie Tese) un anno fa. Sarà. Ma Sanremo resta sempre Sanremo. Lo spettacolo che oltre a polemiche e musica non smette mai di incuriosire, stupire, disgustare. E fare audience. Anche grazie alla salsa trash con cui viene periodicamente condito. Noi abbiamo selezionato dieci fra gli avvenimenti meno edificanti nella storia della kermesse che, certamente, hanno fatto impennare i dati di ascolto. E precipitare quelli del buon gusto.

L’INSETTO IRRIVERENTE
E’ il 2012 quando Belén Rodriguez, co-conduttrice per la prima serata, senza grande maestria, lascia che lo spacco abissale del suo abito sveli la farfallina tatuata sul suo inguine. Trash l’ostentazione della dea argentina. Più trash le polemiche trasversali che su di essa si sono concentrate. Per giorni.

RE-RE-RESPIRARE (IN MODO MOLTO PROFONDO)
Lo stesso anno vede anche un’esibizione difficile da scordare: Loredana Bertè, non sobrissima nella sua gonna multicolor e occhiali da sole, si cimenta sul palco dell’Ariston con Gigì D’Alessio (anche lui rigorosamente dotato di lenti scure, modello a goccia) nella versione dance di Respirare, arrangiata per l’occasione da dj Fargetta. Il teatro si trasforma in una specie di discoteca. Mentre orde di ballerini invadono il palco.

TRIO REGALE
Siamo nel 2010. E l’erede di casa Savoia, Emanuele Filiberto approda all’Ariston. In veste di cantante. Insieme a lui, Enzo Ghinazzi (in arte Pupo) e il tenore Luca Canonici. I tre si cimentano in un brano dalla retorica patriottica e banalotta intitolato Italia amore mio: dichiarazione in note che l’erede Savoia ha voluto scrivere al Paese in cui gli è stato vietato l’ingresso fino al 2002. Il brano (dunque il trio) viene eliminato subito. Ma poi ripescato. Dunque conquista la seconda posizione. Suscitando l’incredulità degli astanti.

MUSICA E PAROLE O SESTO SENSO?
Il 2008 è l’anno della catastrofe. Loredana Bertè viene esclusa dal festival perché accusata di plagio. Il suo brano, Musica e Parole, risulta identico a Sesto senso, canzone scritta dagli stessi autori (Alberto Radius e Oscar Avogadro, ndr) nel 1988 per Ornella Ventura ed inserita in un lavoro di Tullio De Piscopo dal titolo Ultimo segreto. Loredana è furiosa. Si dispera. Ma il magnanimo Pippo lascia che prosegua con la sua partecipazione festivaliera. Fuori gara. E così, arriva la serata dei duetti e l’illustre esclusa si presenta ammanettata, accompagnata da Ivana Spagna che porta con se, senza motivo apparente, una sveglia.

IL VERO PROTAGONISTA 
Nel 2002 “il vero protagonista è il pisello di Pippo Baudo”. Insieme ai suoi capelli. Ad affermarlo è Roberto Benigni. Mentre, dalla platea, la Signora Ricciarelli abbozza sorrisi. Ma il comico toscano passa svelto dalle parole ai fatti: acchiappa il conduttore e gli tasta platealmente il membro. Mentre in sincrono gli scompiglia i capelli. Infine annuncia lo scoop: “I capelli sono veri, è il pisello che è finto”. Caro Roberto, come diresti tu: non ci resta che piangere.

MESSA IN SCENA
E’ il 1995 quando gli occhi di mezza Italia, increduli, restano incollati davanti alla scena di un signore (al secolo Pino Pagano) che minaccia il suicidio dalla galleria del teatro. Baudo si fa largo tra folla e forze dell’ordine, lo abbraccia, lo rassicura. L’aspirante suicida chiede persino un bacio. Il dramma si fa commedia fra gli applausi. Un anno dopo Pagano dichiara a media e Procura: “Mi hanno pagato 25 milioni per la messa in scena”.

CAVALLO PAZZO
Questa volta a dover essere salvato è Baudo. Che in piena diretta viene travolto da Mario Appignani, meglio conosciuto come Cavallo pazzo. L’uomo invade il palco, travolgendo il conduttore, al grido di “questo festival è truccato e lo vince Fausto Leali”. Che arrivò nono.

SI SALVI CHI PUO’
E’ il 1990 quando Francesco Salvi si presenta in gara con il brano “A”. Ci sono artisti che con testi demenziali, presenze non convenzionali e la giusta autoironia sono riusciti a rompere meccanismi di spettacolarizzazione troppo ingessati. Non è il caso di Salvi. Che nella demenzialità di allora non smosse nulla. Non fece ridere. E nemmeno sorridere. La classifica, che lo vide terzultimo, rese giustizia a brano e performance.

FIGLI DI
La conduzione del 1989 è indimenticabile. Ma nel senso più negativo. Presentatori d’occasione: Rosita Celentano (infanta del molleggiato e di Claudia Mori), Paola Dominguin (chi? Figlia della sorella di Miguel Bosè e di Domingo Dominguin, leggendario torero spagnolo), Danny Quinn (erede del grande Anthony) e Gianmarco Tognazzi (figlio del mitico Ugo). A movimentare le serate ci pensarono l’allora comico Beppe Grillo, il trio Solenghi-Lopez-Marchesini e, nemmeno a dirlo, gli esordienti conduttori figli di…

LA DANZA DEL BABBA’
Concludiamo con il 1989, l’anno zuppo di salsa trash. Perché oltre alla dilettantistica conduzione sopra descritta, anche alcuni concorrenti ci tengono a voler dare il loro meglio. O il loro peggio, a seconda dei punti di vista. Tra questi la florida Marisa Laurito. Che, da vera e verace partenopea, canta le lodi del babbà: “Il babbà è una cosa seria, il babbà nun può ingannà”. Olè.

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