Festival di Sanremo 2014

Perturbazione a Sanremo: «Adesso non abbiamo più alibi»

Perturbazione Sanremo

I Perturbazione parteciperanno al Festival di Sanremo 2014, con i brani L’unica e L’Italia vista dal bar. Li abbiamo raggiunti per qualche domanda.

I Perturbazione sono una di quelle band a cui l’etichetta “indipendente” è sempre stata stretta. La band di Rivoli ha inciso sei album senza badare troppo alle definizioni, muovendosi in un ampio spazio tra rock e cantautorato, fino al recente Musica X che ha abbracciato inaspettatamente sonorità più elettroniche. Non ha neanche mai nascosto di agognare il grande salto, quello nel mainstream, che molti nell’ambiente indie etichettano frettolosamente come “tradimento”. Fortunatamente, tutto questo non gli ha impedito di avere una fanbase devota e rispettosa. Ora il nome dei Perturbazione è tra quello dei Campioni che partecipano al Festival di Sanremo 2014, dove sono in corsa con due canzoni (L’unica e L’Italia vista dal bar) per giocarsi al meglio l’occasione che aspettano da tutta una vita. Li abbiamo raggiunti per un’ intervista, un paio di domande a testa per sapere come stanno vivendo l’esperienza.

Per quanto mi riguarda, i Perturbazione sono sempre stati una band che avrebbe fatto bella figura a Sanremo, ora finalmente ci arriva. Cos’è cambiato?
Tommaso Cerasuolo (voce): La differenza grossa l’ha fatta Musica X, il nostro ultimo disco, che è piaciuto molto alla direzione artistica del Festival di quest’anno. Infatti, se in passato eravamo noi a tentare, questa volta sono stati loro a invitarci a presentare dei brani. Poi mettici pure che siamo maturati, pur rimanendo fedeli alla nostra formula nel tempo abbiamo evoluto il nostro suono, che è diventato in qualche modo più appetibile per il Festival.

Quindi Musica X, che voleva in qualche modo rendervi più accessibili, ha funzionato?
Si, ma non è stata una cosa decisa a tavolino. Semplicemente questa volta, invece di suonare tutto quanto dal vivo, ci piaceva l’idea di prendere i suoni, violoncello, voce, chitarra, e trasformarli in piccoli loop elettronici. È un disco molto suonato, molto pop, ma in un certo senso anche sperimentale. Non ci siamo detti “ora facciamo il salto e ci mettiamo a fare musica elettronica”. È uscito così. Ci piace l’idea che un album non sia soltanto un contenitore di canzoni ma abbia un anima. Musica X ne ha una molto forte proprio per questo.

Da tradizione, quando una band del cosiddetto circuito indipendente annuncia la propria partecipazione a Sanremo, iniziano a piovere le critiche. A voi come sta andando?
Cristiano Lo Mele (chitarre e tastiere): Per lo più la notizia è stata ben accolta, anche perché non abbiamo mai fatto mistero del fatto che ci sarebbe piaciuto partecipare al Festival. Ovviamente c’è chi non la condivide, come c’era chi non condivideva la collaborazione con Max Casacci (produttore dell’ultimo disco, ndr). È normale, ogni volta che ti rinnovi lasci qualcuno indietro, ma generalmente i nostri fan ci hanno continuato a supportare.

Credi che sia perché ormai c’è stata un apertura del mondo indie verso Sanremo o sono i vostri fan ad essere particolarmente aperti?
Entrambe le cose. Un po’ perché noi siamo un gruppo che ha sempre fatto musica abbastanza vicina alla sfera del Festival, un po’ perché negli ultimi anni c’è sempre stato qualcuno che ha timbrato il cartellino degli indipendenti. A maggior ragione quest’anno, tanto Sarcina quanto Frankie Hi-Nrg, noi, i Bloody Beetroots o Senigallia veniamo da quel mondo lì. Il Festival si è molto ammorbidito verso il mondo indipendente e credo che il mondo indipendente se ne stia rendendo conto.

Cosa ci potete dire dei due brani che presentate? Sono in linea con quanto sentito in Musica X?
Elena Diana (violoncello): L’unica è figlia del progetto Musica X, è contaminata dall’elettronica, mentre L’Italia vista dal bar è un pezzo più simile al nostro repertorio classico. Infatti è stato più semplice immaginarlo come un pezzo sanremese, con gli archi che ampliano l’effetto del violoncello.

Immagino che sia un po’ come chiedere a quale figlio si vuole più bene ma lo faccio lo stesso: per quale pezzo tifate?
La maggior parte dei miei compagni tifa per L’unica, ma credo che il pubblico preferirà L’Italia vista dal bar. A me piacciono molto entrambi, per motivi diversi.

Vi spaventa qualcosa in particolare?
Alex Baracco (basso): Siamo un gruppo di professionisti e grosse paure non ne abbiamo. La preoccupazione è quella di riuscire a fare una bella figura, dare il massimo per uscirne vincitori in ogni caso. Io sono entrato nella band nel 2008 ma i Perturbazione hanno fatto più di 500 concerti, suonare davanti a molte persone è una cosa che ci appartiene.

I Perturbazione hanno sempre aspirato a partecipare a Sanremo. Ci siete riusciti proprio adesso, in una fase di cambiamento per la band. È un bene che sia avvenuto più tardi di quanto avreste voluto?
Rossano Lo Mele (batteria): Eh, è una bella domanda. Conoscendo le dinamiche interne al gruppo posso dire che se fosse successo prima sarebbe stata tellurico, non so se avremmo avuto il temperamento giusto per affrontarlo. Invece la sensazione che abbiamo adesso, guardandoci negli occhi, è che sia arrivata proprio nella fase matura e di piena coscienza. Ora sappiamo quali sono i rischi e i benefici, senza paura di bruciarci, di dover chiedere scusa a qualcuno o di doverci giustificare. Abbiamo l’equilibrio giusto per affrontarla anche perchè siamo abbastanza un unicum nel panorama italiano, la maggior parte dei gruppi non dura tanto. Io sento che è il momento giusto, e non potrebbe essere altrimenti, è inevitabilmente il momento giusto!

Invece per Sanremo è il momento giusto per accogliere i Perturbazione?
Credo che il Festival abbia artisticamente bisogno di noi, non necessariamente dei Perturbazione ma di questo tipo di proposta. Quest anno il cast è molto rischioso per essere nel palinsesto del canale generalista per eccellenza. Credo ci fosse bisogno di questo tipo di rischio artistico, mi permetto di dire che avrebbe bisogno di noi, o di qualcuno come noi, perchè rappresentiamo un ponte tra la tradizione italiana, la modernità, il mondo del rock e la canzone d’autore. Qualcosa che, per sua stessa natura, non si rivolge ad una parrocchia di convertiti, come del resto non abbiamo mai voluto fare. Parla invece ad un pubblico più ampio a cui piacciono innanzitutto le belle canzoni. Credo che ci sia bisogna di questo tipo di proposta, questa volta è toccato a noi, l’anno scorso ad altri, l’anno prossimo toccherà a qualcun altro ancora.

Ho visto un intervista i cui tu, Gigi, racconti come la carriera dei Perturbazione fosse sempre in una condizione per cui le cose non andavano mai così male da mollare tutto, ma neanche così bene da poter dire “è la svolta”. Adesso è cambiato qualcosa?
Gigi Giancursi (chitarra): Si, da quando abbiamo avuto questa notizia ci siamo detti “non abbiamo più alibi”. La notizia ci ha sorpreso, questa volta non dobbiamo pensare a come sarebbero andate le cose se fossero andate in maniera diversa, sono andate bene e basta. Per noi è un momento importante, è quello che auguro davvero ad ogni gruppo: potersi esibire davanti a un pubblico il più vasto possibile. Poi ovviamente contano le canzoni, ma questa volta abbiamo la certezza di essercela giocata.

Quindi non si torna indietro.
Assolutamente no, questo è un bel passo avanti. Giusto per usare una metafora calcistica, è la differenza tra giocare in un campetto di provincia o in un grosso stadio. Non siamo spaventati perchè non si tratta altro che di fare un piccolo concerto di due pezzi, è una cosa che abbiamo sempre fatto. Però questa volta stai giocando in uno stadio dove ci sono molte più persone che ti stanno guardando. Quanto queste persone apprezzeranno il tuo modo di fare e le cose che fai con la palla, quello lo scopriremo soltanto quando saremo lì.

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